Il dark web minaccia le specie a rischio d’estinzione

da | Mag 30, 2023 | news | 0 commenti

Anche il web può rappresentare una minaccia per biodiversità ed ecosistemi. In che modo? Online esistono tantissimi marketplace nei quali è possibile comprare animali e piante selvatici legalmente e illegalmente.

Un’equipe di scienziati australiani dell’Invasion Science & Wildlife Ecology Group dell’Università di Adelaide ha esaminato 51 marketplace nel dark web, trovando un commercio illegale di 153 specie, anche a rischio d’estinzione, molte delle quali hanno proprietà stupefacenti e psicoattive.

Non solo dark web: a minacciare le specie è anche una legislazione debole, che consente ai trafficanti di commerciare liberamente piante, animali e parti di animali anche senza ricorrere alla parte nascosta di internet.

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Lo studio

Uccelli rari, mammiferi, rettili, anfibi, pesci, insetti, coralli, orchidee, funghi: il commercio illegale di animali e piante colpisce moltissime specie, anche in via di estinzione, minacciando interi ecosistemi e la biodiversità.

Pubblicato sulla rivista “People and Nature”, lo studio di cui parliamo oggi parte da una ricerca di un gruppo di scienziati australiani che hanno perlustrato il dark web alla ricerca di annunci di flora o fauna selvatica, che nella sezione segreta di internet vengono venduti e comprati spesso per sintetizzare droghe e sostanze psicotrope, ma anche per molteplici altri utilizzi.

Tra il 2014 e il 2020, i ricercatori hanno contato un totale di 3000 annunci e 51 marketplace per la vendita illegale di piante e animali. Delle 153 specie vendute la maggior parte (almeno 68) sono piante e funghi con effetti psicoattivi, oltre a un piccolo numero di annunci di vertebrati (è il caso per esempio del rospo del fiume Colorado, che per difesa secerne tossine psicoattive).

La specie più venduta è un albero sudamericano, la Mimosa tenuiflora conosciuta anche come Jurema Preta: la corteccia contiene il DMT, potente sostanza allucinogena. In commercio nel dark web anche 19 specie di funghi allucinogeni.

Molte specie, soprattutto le piante, provengono da America Centrale e Meridionale e vengono vendute per le loro presunte proprietà mediche, ma anche per altri usi, dall’abbigliamento alle decorazioni.

Animali selvatici come il pappagallo grigio africano viene utilizzato come animale da compagnia, ma ci sono molti casi di commercio illegale di avorio di elefante, corni di rinoceronte, pelli e denti di grandi felini.

Infine, è stata trovata anche una discreta quantità di fauna selvatica meno comune, come lo scarabeo Golia, lo scorpione dorato cinese e il cetriolo di mare giapponese.

Non solo dark web

C’è però un fatto su cui riflettere: dei due milioni di annunci presenti, i 3000 che commercializzano illegalmente flora e fauna non costituiscono un numero troppo alto.

I commercianti di flora e fauna selvatica utilizzano solo marginalmente il dark web perché possono muoversi ovunque su internet: il commercio di animali e parti di essi non è nascosto.

Esiste un trattato internazionale, la CITES – la Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna selvatiche minacciate di estinzione – a cui hanno aderito 182 Paesi e che ha l’obiettivo di regolare il commercio internazionale di flora e fauna selvatiche a rischio.

Contrastare questo commercio illegale non è semplice: le leggi sono poche (la CITES, ad oggi, tutela solo il 5% delle specie commercializzate) e incomplete, rispetto a nuove forme di traffico e alle diverse applicazioni nei Paesi da cui prendono vita i commerci illegali. Purtroppo, denuncia l’indagine, ad oggi sono stati pochissimi gli sforzi per impedire il traffico illegale di specie.

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