Al porto di Napoli l’inquinamento supera i livelli della Cina

da | Ago 31, 2023 | inquinamento, news | 0 commenti

La Commissione Salute e Verde del Comune di Napoli ha esaminato la problematica dell’inquinamento del porto e il suo impatto sulla salute dei cittadini.

Nel corso dell’incontro è intervenuto il dottor Axel Friedrich, uno dei principali esperti nel campo della qualità dell’aria, conosciuto anche per il suo ruolo nello scandalo Dieselgate in Germania.

Nel porto di Napoli, misurando i livelli di inquinamento causato da biossido di azoto e di fumi neri emessi dalle navi, lo studioso ha rilevato valori allarmanti. Si tratterebbe dei «dati più alti mai rilevati partendo da Cina, Sud Africa, Sud America e i porti europei» dove il ricercatore ha lavorato.

La connessione tra turismo e inquinamento

Sarebbe proprio il turismo la causa scatenante per una concentrazione così importante di agenti inquinanti.

L’Istituto Global di Barcellona, a luglio, sulla rivista “Lancet”, aveva riportato che le emissioni di particolato PM 2,5 dovute alla navigazione causano annualmente poco meno di 500 decessi prematuri a Napoli, mentre più di 300 morti sono correlate al biossido di azoto. In media, sono 667 le morti in città: Napoli così registra una mortalità percentualmente più alta rispetto a Roma.

Nell’indagine – svolta per il progetto finanziato dalla fondazione privata Climate Works e per il programma Life 4 Medeca della Commissione Europea – il ricercatore ha registrato una media oraria di biossido di azoto nel porto di oltre 80 microgrammi. Attualmente, il limite medio annuale è 40, nonostante l’OMS abbia indicato come limite per la salvaguardia della salute umana 10. Un tasso così alto di biossido di azoto può condurre a malattie respiratorie, edema polmonare, persino morte.

Una grossa parte dell’inquinamento deriverebbe dai piccoli traghetti diretti alle isole di Capri e Ischia, a cui vengono sommati altissimi picchi dovuti all’arrivo di camion che trasportano materiali verso le imbarcazioni.

E poi ci sono i fumi neri, noti anche come black carbon, che possono causare malattie cardio-polmonari, nascite premature e con basso peso, diabete e persino demenza. «Nel porto – ha dichiarato Friedrich – ho misurato 12 mila nanogrammi di black carbon, nel mare non dovrebbero essercene più di 200 o 300. La volta precedente qui riscontrai 30 mila particelle di particolato ultrafino, più di quelle rilevate a Pechino».

Strategie e soluzioni

Quali potrebbero essere dunque le soluzioni a una situazione così allarmate?

Lo studioso ha parlato di tassare le navi inquinanti: questo potrebbe indurre gli armatori a sostituire i motori e a rinnovare le flotte. Una piccola maggiorazione di 50 centesimi per passeggero potrebbe contribuire a migliorare le imbarcazioni (una strategia vincente, adottata già in Norvegia).

Altre voci si sono aggiunte a quelle del ricercatore per evidenziare i punti deboli e proporre soluzioni volte a ridurre l’inquinamento. Anna Gerometta, presidente dell’associazione “Cittadini per l’Aria”, sull’esempio di Amsterdam che di recente ha vietato l’accesso alle navi da crociera per evitare sovraffollamento e inquinamento, ha chiesto al Comune l’emissione di un ultimatum all’Autorità Portuale e al governo sull’accesso al porto di alcune imbarcazioni.

Nino Simeone, presidente della commissione Trasporti, ha evidenziato che il Principato del porto di Napoli (nome con cui Simeone ha ribattezzato l’Autorità Portuale) non si cura di elettrificare il porto e si mostra poco sensibile sul tema.

Friedrich infine conclude il suo intervento con una riflessione sulle rinnovabili e sull’apparente mancanza di un piano orientato a promuovere energia pulita: «Sono stato anche in Sicilia prima di venire qui, sono sorpreso dal numero di pannelli solari che avete. Ne abbiamo di più in Germania con metà della radiazione solare. Invece di sostenere il gas, il vostro governo dovrebbe spingere sul solare e il vento, fonti più economiche e meno inquinanti. In Germania sono obbligatori i pannelli solari per le nuove case ed entro il 2030 noi avremo l’80 per cento di elettricità prodotta dalle rinnovabili».

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