Rovigo è una delle città italiane meno conosciute: spesso nella classifica dei capoluoghi più noiosi, senza particolari attrazioni turistiche e con uno sviluppo che sembra essersi fermato al secolo scorso.
Difficile quindi attirare l’attenzione sulla città o sui suoi abitanti. Qualcuno però ce l’aveva fatta: Rossini, un simpatico gatto arancione che passava le sue giornate tra le vetrine e i portici delle piazze principali della città. Un gatto particolarmente amichevole, tanto da essere ben voluto da tutta la cittadina che ne ha fatto un po’ alla volta uno dei propri simboli. Ad esempio, le pagine Facebook dedicate al gatto Rossini contano quasi 20.000 seguaci ciascuna, e non si tratta solo di rodigini: la fama del gatto ha superato i confini, attirando l’attenzione di tutta Italia – o perlomeno degli amanti dei gatti – e riscuotendo molto successo a ogni foto condivisa.

Insomma, se si faceva una passeggiata nel centro di Rovigo era difficile non incontrare il gatto Rossini e fermarsi qualche minuto in sua compagnia.
Purtroppo però, qualche giorno fa il gatto Rossini è stato investito da un’automobile proprio nel centro di Rovigo, in una delle vie più trafficate del centro, dopo una curva molto stretta in cui è doveroso circolare a bassa velocità. L’investitore non si è fermato a soccorrere il gatto, che pare essere stato successivamente urtato da altre macchine di passaggio, sino alla sua morte.
Le polemiche non sono mancate e sono tuttora in corso le indagini che porteranno alla luce i filmati della mattina di sabato 14 febbraio. Nel frattempo l’anonimo investitore sta subendo una vera e propria gogna mediatica sui social, dove la morte del gatto Rossini sta attirando giorno dopo giorno decine di migliaia di commenti.
L’amore verso il felino è tale da aver fatto chiedere a gran voce una sua statua commemorativa, com’è capitato in altre città quando un animale è diventato per qualche motivo un simbolo.
Ci si aspettava la classica statua di bronzo rappresentativa, e invece è stata presentata questa:

La polemica non è mancata, con moltissimi commenti increduli sul riconoscimento scultoreo all’amato gatto. In realtà, la scultura di Alberto Cristini era stata già realizzata in occasione della Giornata del gatto ed è stata consegnata anticipatamente proprio per celebrare Rossini.
Tuttavia, come capita oramai quotidianamente con i giornalisti, gli eventi non sono stati raccontati con la dovuta chiarezza dalle testate cartacee e digitali, e così la statua è stata percepita come un’ossequia al gatto arancione. E la maggior parte della popolazione non ha apprezzato.
Pare invece che la vera statua commemorativa di Rossini verrà realizzata prossimamente con uno stile completamente diverso e posizionata nei luoghi simboli del gatto.
Rossini era anche al centro della vita politica rodigina: entrava spesso nel Comune di Rovigo a seguire le vicende di sindaco, assessori e consiglieri e durante le campagne elettorali è stato più volte sfruttato a livello comunicativo.

Anche la sua morte è stata motivo di speculazione mediatica, e da giorni molti personaggi non fanno altro che usare Rossini come mezzo per attrarre attenzione e consensi.
Ma chi era davvero il gatto Rossini? Cosa faceva – mi è stato chiesto quando ho proposto di scrivere questo articolo – e perché era famoso?
In realtà il gatto Rossini non faceva nulla, stava perlopiù in piazza a gironzolare, esattamente come la maggior parte degli altri abitanti di Rovigo (posso permettermi di scriverlo perché sono di Rovigo, ndr.), ed è anche per questo che ci era particolarmente simpatico.

Era un bel gatto arancione, lo trovavi sempre in giro: sopra una macchina, sopra i monumenti, dentro le vetrine, sulle sedie e sui tavoli dei bar. E tutti gli volevano bene.
Era un gatto a cui piaceva farsi coccolare e che sapeva andarsene con garbo quando era stanco della tua compagnia.
Ricordava per certi versi Garfield, che poi era il suo nome prima di essere stato rinominato Rossini dai rodigini, e aveva una famiglia che lo aveva adottato dalla Bosnia anni fa, ma gli piaceva stare in piazza per cui usciva sempre. Era divertente il fatto che le persone pubblicassero sue foto per far stare tutti tranquilli se ad esempio passava la notte dormendo fuori: come quando veniva chiuso dentro la libreria Ubik di piazza Vittorio Emanuele.

Rossini ha vissuto una bella vita per 14 anni, amato da tutti sino a quando è stato sfortunatamente investito.
Ho letto molti titoloni e paroloni sul gatto Rossini: un simbolo di lotta e di libertà, un animale che ci ha insegnato a combattere, a credere, e così via. Non credo che dobbiamo fare di Rossini un supereroe. Anzi, dal mio punto di vista onorare qualcuno che se ne va significa tramandarne il ricordo senza mistificarlo, nel bene e nel male.
Ricorderò quindi sempre il gatto Rossini con un sorriso: pensandolo a mangiare polpette nascosto sotto i tavolini dei bar, a rincorrere i piccioni in piazza come facevamo noi da bambini e a vivere spensierato e ben voluto da un’intera cittadina.

