La recente pronuncia della Corte Costituzionale ha modificato radicalmente l’orizzonte dell’adozione internazionale in Italia: da oggi, anche le persone single potranno presentare domanda per accogliere minori stranieri in stato di abbandono. Un cambiamento giuridico di portata epocale, che interpella la nostra idea di famiglia, di genitorialità e di interesse superiore del minore.
Per decenni, il sistema adottivo italiano ha poggiato su un paradigma binario, legato alla coppia coniugata, ritenuta l’unico contesto “ideale” per crescere un bambino. Questa visione, pur protettiva nelle intenzioni, si è progressivamente scontrata con la realtà sociale e con i diritti fondamentali sanciti tanto dalla Costituzione italiana quanto dalle convenzioni internazionali. Con la sentenza del 2024, la Corte ha riscritto una pagina importante del diritto di famiglia, aprendo alla possibilità, per chi vive da solo, di essere riconosciuto idoneo a costruire un legame genitoriale profondo e duraturo, anche attraverso l’adozione internazionale.
Adozione internazionale per single: la sentenza che cambia tutto
Il cuore della questione risiede nell’articolo 29-bis della legge n. 184 del 1983, che fino a pochi mesi fa escludeva esplicitamente i single dalla possibilità di adottare minori stranieri. La Corte Costituzionale ha giudicato tale norma incompatibile con i principi di uguaglianza, autodeterminazione e tutela del superiore interesse del minore. È un riconoscimento non tanto dei diritti degli adulti, quanto del diritto del bambino ad avere accesso a una famiglia affettiva, anche quando non rientra nei canoni tradizionali. La decisione si inserisce nel solco di una progressiva apertura culturale e giuridica che riconosce la molteplicità delle forme familiari e la necessità di valutare caso per caso, senza pregiudizi o automatismi normativi.
Cosa cambia davvero (e cosa no)
La nuova possibilità riguarda esclusivamente l’adozione internazionale per single: le adozioni nazionali restano riservate alle coppie coniugate, salvo situazioni eccezionali come la presenza di disabilità gravi o l’adozione in casi di decesso di un coniuge. Di fatto, l’Italia ha eliminato un ostacolo interno, ma resta legata ai vincoli esterni dei Paesi d’origine dei minori, che spesso hanno leggi restrittive in merito. Tra gli Stati che accettano l’adozione da parte di single ci sono India, Cina, Thailandia, Colombia, Ecuador, Haiti e Bulgaria. La valutazione finale resta in capo a tali Stati, che decideranno in base ai propri criteri culturali e giuridici se procedere o meno all’abbinamento tra bambino e aspirante genitore.
Le tappe per adottare da soli
Il percorso per i single che desiderano adottare non sarà meno rigoroso di quello riservato alle coppie. Occorre innanzitutto rivolgersi al Tribunale per i minorenni competente, presentando una richiesta formale per la dichiarazione di idoneità all’adozione internazionale. A seguire, si attiva una fase delicata ma fondamentale: quella della valutazione psico-sociale, affidata ai servizi territoriali. Si esamina l’idoneità non solo materiale, ma soprattutto affettiva, relazionale, educativa. Una volta ottenuto il via libera, la pratica entra nella fase di cooperazione con il Paese estero, dove viene deciso l’abbinamento tra bambino e richiedente. È una procedura lunga, complessa e spesso emotivamente intensa, che richiede motivazioni solide e una progettualità genitoriale autentica.
Oltre la norma: una riflessione culturale
La sentenza apre una porta legale, ma solleva anche interrogativi profondi sulla rappresentazione sociale del genitore single. Il riconoscimento giuridico non basta se non è accompagnato da un mutamento nella mentalità collettiva. Il pregiudizio secondo cui un solo adulto non sarebbe in grado di garantire stabilità, affetto e crescita armoniosa a un minore è tanto diffuso quanto infondato. Numerosi studi dimostrano che la qualità della relazione, e non la quantità di figure genitoriali, è l’elemento determinante per lo sviluppo del bambino. Aprirsi alla pluralità delle esperienze familiari significa accogliere la complessità del reale, senza imporre modelli unici e stereotipati.
Una conquista che guarda lontano
Se da un lato questa sentenza rappresenta una vittoria sul piano dei diritti civili, dall’altro richiama alla responsabilità e alla vigilanza. La vera sfida, ora, è rendere effettivo e accessibile questo diritto. Servono strumenti, risorse e percorsi chiari per accompagnare i single nel loro cammino adottivo, evitando che le barriere culturali o burocratiche rendano illusoria questa apertura. L’adozione è, prima di tutto, un atto di cura, di dedizione, di riconoscimento dell’altro nella sua vulnerabilità. Che arrivi da una coppia o da una sola persona, ciò che conta davvero è la capacità di accogliere, amare e proteggere.
