Agrivoltaico: un mercato in crescita esponenziale

da | Lug 6, 2023 | agricoltura, ambiente, politica | 0 commenti

Con il termine agrivoltaico indichiamo la combinazione sinergica di pratiche agricole ed energia prodotta dal solare fotovoltaico. Talvolta si utilizzano anche i sinonimi agri (o agro) fotovoltaico; agrisolare o agri-fv. Il concetto descrive un sistema più o meno articolato di produzioni impiantate sullo stesso terreno: quella agricola e quella fotovoltaica.

Grazie all’agrivoltaico è possibile portare l’agricoltura in una nuova era, facendo in modo che il settore produca in prima persona l’energia che gli occorre, in maniera pulita. Allo stesso tempo, grazie alla collocazione mirata dei moduli, si può dare una protezione ulteriore alle colture.

La svolta dell’agrivoltaico

Il principale polo mondiale agrivoltaico si trova in Cina, ai margini del deserto del Gobi. L’impianto costruito dal gruppo Baofeng è destinato alla coltivazione di frutti da bosco sotto moduli solari per una potenza che, a oggi, tocca i 700 megawatt. Sono già stati stesi piani per un aumento di capacità fino al gigawatt. 640 megawatt sono già stati collegati alla rete elettrica del Paese. La proprietà ha acquistato i terreni nel 2014 – parliamo di 107 chilometri quadrati di terra all’epoca desertificata – e li ha dapprima trattati con erba medica, al fine di preparare il suolo, per poi procedere alla nuova semina. Oggi l’area è il modello cui ispirarsi, in questo settore.

L’Unione Europea è ben conscia del potenziale di questi poli combinati e ha avviato il progetto Symbiosyst, finanziato dal programma Horizon e coinvolgente 18 partner. Il piano è quello di sviluppare soluzioni tecnologiche avanzate per primeggiare in un ambito tanto competitivo. A tal fine, è necessario incrementare la produzione energetica da fonti rinnovabili, arrestare il consumo di suolo e minimizzare gli impatti ambientali-paesaggistici, nonché attirare iniziative e investimenti.

Il progetto è perfettamente in linea con l’obiettivo europeo di raggiungere la neutralità climatica entro e non oltre il 2050.

L’impegno dell’Italia

Il governo italiano ha firmato un decreto per sbloccare oltre un miliardo di euro di fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e destinarli integralmente allo sviluppo dell’agrivoltaico. Ciò significa che sarà autorizzata la realizzazione di impianti fotovoltaici in zone agricole, purché esse non siano parte di parchi naturali o aree protette e non presentino stringenti vincoli paesaggistici. Il decreto attuativo dà via libera all’installazione di impianti con capacità di oltre 1 gigawatt entro il 2026, (ri)lanciando di fatto l’intero comparto agrivoltaico.

L’obiettivo è quello di ridurre sensibilmente sia i costi energetici del settore agricolo – importante voce di spesa per tutte le aziende agrarie – sia il suo impatto ambientale. Si stima che soltanto questo accorgimento porterà al taglio di 0,8 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Il governo metterà a disposizione contributi a fondo perduto per coprire fino al 40% del costo per la realizzazione di impianti agrivoltaici avanzati.

Un’infrastruttura agrivoltaica può definirsi tale quando adotta specifiche soluzioni. Tra esse spiccano quelle dell’installazione di moduli fotovoltaici elevati e mobili, in modo da non infastidire in alcun modo le colture, e del continuo monitoraggio di produttività e consumo idrico.

Agrivoltaico: vantaggi e benefici

L’attenzione della politica non è affatto ingiustificata. L’agrivoltaico rappresenta un’opportunità eccezionale in un contesto di transizione ecologica come quello che stiamo vivendo.

I suoi benefici sono svariati: energia solare a emissioni zero, protezione delle colture dalla siccità, riparo da intemperie come grandine o forti piogge e riduzione del consumo di suolo. Per quanto riguarda questa ultima voce, occorrerà sviluppare una normativa ad hoc, magari in sede europea. È però evidente come la strada da intraprendere sia questa, vuoi per le opportunità offerte, vuoi per la straordinaria crescita che il settore sta vivendo.

Implementare l’agrivoltaico nel comparto dell’agricoltura richiederà sinergie e collaborazioni, creando lavoro per numerosi operatori. Tassi di prestito, contratti di locazione e joint venture segneranno il passo per un settore che è il frutto dell’intersezione di altri due: agricolo e fotovoltaico. Le analisi condotte da Allied Analytics, società leader nelle ricerche di mercato, evidenziano come la crescita del comparto sia esponenziale. Tra il 2012 e il 2020 la capacità produttiva è passata da 5 megawatt a 2,9 gigawatt. Si tratta di un tasso di crescita annuale superiore al 10%. I ricercatori stimano che nel 2031 il mercato agrivoltaico potrebbe valere 9 miliardi di dollari e mezzo.

Questi numeri non sono trascurabili e, se da un lato arridono agli imprenditori, dall’altro significano anche che avremo modo di accelerare la transizione verso un’energia più pulita, diminuendo i consumi di un ambito impattante come quello agricolo e consolidando la sicurezza alimentare delle comunità.

Nuova energia all’agricoltura

Luca Pardi, responsabile scientifico di ZeroEmission, fiera romana interamente dedicata alla sostenibilità, è un esperto di agrivoltaico e ha mostrato entusiasmo per le decisioni politiche in merito. Intervistato dall’Huffington Post, ha affermato:

“Sembra che il governo italiano abbia finalmente deciso per un concreto cambio di passo. Al fine di facilitare l’installazione di nuovi impianti da fonti rinnovabili, con specifico riferimento al fotovoltaico, la cronaca recente riferisce di nuove autorizzazioni e iter più veloci anche per grandi impianti. Permane però qualche ombra. Molte regioni non hanno ancora censito le aree idonee all’istallazione di nuovi impianti, pur essendo obbligate a farlo entro 6 mesi dal decreto legislativo 199 del 2021. Qualcosa si sta muovendo, ma bisogna accelerare con decisione.”

Il primo traguardo fissato da Bruxelles per il fotovoltaico è al 2030 e richiede all’Italia 80 gigawatt di installazioni.

Come ricordano Legambiente, Greenpeace, WWF e Italia Solare, Circa il 30% di questa potenza dovrà derivare da impianti montati su tetti oppure su terreni industriali e contaminati. Alla parte restante saranno riservati tra i cinquanta e i settantamila ettari di terreno agricolo (lo 0,5% della superficie utile adibita a coltura). Appare evidente come questa cubatura si presti bene a ospitare impianti agrivoltaici.

 

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