Possiamo considerare il secondo episodio di Avatar, La via dell’acqua, un film ecologista?

In estrema sintesi (il film dura 192 minuti ed è vivamente consigliata la versione in 3D): Jake Sully, dieci anni dopo il primo episodio, si è costruito una famiglia su Pandora, dove è ben integrato nella comunità dei Na’vi, ha avuto tre figli con Neytiri, hanno adottato la figlia dell’Avatar di Grace e con loro vive anche Spider, un ragazzino umano figlio del tenente Miles Quaritch, che torna su Pandora in versione Avatar clonato per vendicarsi. Da un lato ci sono perciò gli avidi umani capitalisti che pensano soltanto a depredare e distruggere Pandora per ragioni puramente utilitaristiche, dall’altro ci sono i nativi di Pandora che vivono nel rispetto della natura e delle altre creature viventi, nella foresta e nel mare, lì dove la famiglia Sully cerca rifugio dalla furia vendicativa e dove si svolge l’intera vicenda. Tra le creature sacre del mondo acquatico, figurano i tulkun, dei cetacei intelligenti e protettivi che ovviamente gli umani vogliono catturare e uccidere per sottrarre una sostanza preziosa che interromperebbe l’invecchiamento.

Ecco, è proprio questa divisione caricaturale tra buoni e cattivi, nonché una visione patriarcale e antiquata della famiglia Sully a rendere difficile la risposta alla domanda iniziale. La visione ecologica di James Cameron, nonostante la bellezza delle immagini naturalistiche, è una visione datata e un po’ ingenua, dove il mondo delle origini è ancora incontaminato e i “colonizzatori” non hanno nessuna sensibilità né rispetto per i fragili equilibri eco-sistemici.

Sappiamo oggi che le cose sono assai più complesse e l’ecologia passa da un ripensamento del sistema sociale, familiare, politico, economico, che il film non prende nemmeno in considerazione.


2022. Regia di James Cameron.

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