Battute sessiste che facciamo ogni giorno senza pensarci

Il femminismo non si esaurisce nelle battaglie politiche o nei dati sulle disuguaglianze, ma attraversa anche le parole che usiamo ogni giorno. Frasi apparentemente innocue contribuiscono a mantenere stereotipi e gerarchie di genere, spesso senza che ce ne rendiamo conto, rendendo la consapevolezza un passaggio fondamentale per un cambiamento autentico.

Battute sessiste che facciamo ogni giorno senza pensarci - immagine di copertina

    Da uomo, la questione femminista mi interessa abbastanza. Soprattutto negli ultimi anni si pone sempre più attenzione sulla parità di genere, analizzando i vari aspetti della società in cui sono ancora presenti disparità.

    Quando si parla di femminismo è sempre importante ricordarne la definizione, per non cadere in retorica sterile e polemiche da bar: uguaglianza politica, sociale ed economica tra uomo e donna. In parole povere, chi si proclama femminista ritiene che uomini e donne debbano avere le stesse opportunità nella vita politica, nel contesto sociale e a livello economico.

    Ma se dal punto di vista politico, lavorativo ed economico sono sufficienti i dati per dimostrare le disuguaglianze di genere – nonostante qualcuno le neghi comunque – la questione diventa molto più sottile, e in un certo senso interessante, quando si analizzano le piccole sfumature quotidiane che ci rendono tutti, uomini e donne, un po’ sessisti.

    Bias cognitivi e un’educazione radicata rendono la consapevolezza un po’ più complessa, e al contempo ci è più difficile evolverci. Analizzando ad esempio la comunicazione, che svolge un ruolo fondamentale nelle relazioni, è abbastanza chiaro come nel linguaggio di tutti i giorni siano nascoste formule e battute sessiste che magari diciamo senza rendercene conto, ma che consolidano un sistema che da questo punto di vista ha bisogno di una raddrizzata.

    Vediamo quindi alcune battute sessiste che facciamo ogni giorno, ma senza rendercene conto, con l’idea che la consapevolezza sia il primo passo della crescita personale.

    Guida come una donna

    L’idea che le donne guidino e parcheggino peggio degli uomini è ancora fortemente radicata, soprattutto negli uomini. In molti ambiti sociali l’uomo ha avuto per decadi un ruolo diverso dalla donna, e anche per quanto riguarda la guida, ed è innegabile che a metà del secolo scorso fossero molti più gli uomini che guidavano rispetto le donne. Ciò significa anche maggiore esperienza e confidenza con il mezzo, e quindi anche maggior bravura. Con il passare degli anni però il numero di uomini e donne alla guida è diventato pressoché identico, e anche l’esperienza accumulata è praticamente uguale. Ad oggi uomini e donne guidano allo stesso modo, ma per un uomo è praticamente impossibile, quando vede una manovra un po’ incerta, non controllare se ci sia una donna alla guida, per rafforzare questo antico stereotipo.

    È lei che porta i pantaloni

    È una frase che si dice in tono scherzoso quando in una coppia la donna ha un carattere dominante sull’uomo. Una battuta che si basa quindi sul presupposto che in un rapporto di coppia debba esserci uno dei due che domina, e che in linea di massima debba essere l’uomo a dominare la donna. È in realtà offensiva per entrambi i sessi.

    È una donna con le palle

    Questo è addirittura un complimento, ma sessista. Si parte dal presupposto che il coraggio e la determinazione siano magicamente contenuti nei genitali maschili e che, di conseguenza, siano gli uomini i coraggiosi e i determinati.

    È brava… per essere una donna

    Anche questa frase viene detta solitamente come un complimento. Ma come nel caso della guida, dobbiamo renderci conto che il divario uomo-donna in certi settori è nella maggior parte dei casi dovuto a una maggior quantità di tempo da parte degli uomini da dedicare alla pratica. Per questo stupirsi se una donna fa una determinata attività come o meglio di un uomo significa non comprendere che non ci sono motivi reali perché la donna debba essere peggio dell’uomo, se non la naturale esperienza, che crea differenze anche tra uomini e uomini.

    Avrà le sue cose

    La citiamo perché è ancora popolare come uscita, anche se oramai è assodato che si tratti di una frase detta da persona ignoranti, o perlomeno insensibili.

    Un vero uomo non piange

    Che può essere declinata in tanti modi, e tutti cominciano con “un vero uomo”. Non si capisce esattamente che cosa determini se un uomo sia vero oppure no, e cosa distingua un vero uomo da una vera donna. È chiaro però che si tratta di una locuzione che pone l’uomo in una posizione prioritaria, in cui solo i veri uomini possono avere attributi degni di nota.

    Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna

    Altra frase che vorrebbe essere un complimento, ma che relega la donna a figura di supporto all’uomo, e non la identifica come un’entità potenzialmente indipendente.

    Se l’è cercata, guarda com’era vestita

    Chiudiamo con la peggiore. Se c’è una frase che impedisce l’abbattimento del patriarcato è certamente questa. Onestamente sentire altri uomini che la dicono con convinzione è abbastanza avvilente: si giustifica una violenza spostando l’attenzione, si tolgono libertà al modo in cui ci si veste, si accetta che una donna – dimenticando che potrebbe essere nostra madre, sorella o figlia – debba adattarsi a un sistema in cui l’uomo può prendersi delle libertà, se nella sua mente malata si elaborano meccanismi mentali da trogloditi.

     

    Cominciate a farci caso, e vi renderete di quante volte nella vostra quotidianità potrete notare frasi sessiste. Fate caso a come sono radicate e a come vengono assorbite dalle donne: a volte noterete sorrisi imbarazzati, a volte saranno ignorate, altre volte sentirete risposte più o meno piccate, ma difficilmente noterete indifferenza.

    Perché anche se certe frasi sono oramai radicate nel nostro modo di comunicare, ciò non significa che non abbiano un peso o delle conseguenze, consce o inconsce.

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