Bugonia: l’ultimo film di Lanthimos, da vedere sotto Natale

Bugonia è un film che si segue molto volentieri, con interesse, qualche risata, e sicuramente con qualche dubbio su ciò che stiamo vedendo, e soprattutto su ciò che ne pensiamo. Una visione sicuramente consigliata.

Non preoccupatevi, niente spoiler.

Il regista greco Yorgos Lanthimos ritorna, dopo il successo dell’eccentrico Povere Creature, con un film sulle paranoie della società moderna: Bugonia.

Rivediamo Emma Stone, nel ruolo della CEO di una grande azienda, e Jesse Plemons, nel ruolo di un moderno complottista in cerca di vendetta, all’interno di una pellicola dall’estetica sospesa, un po’ disturbante e un po’ ipnotica, che mescola ironia cupa e tensione psicologica con una naturalezza sorprendente. Anche qui, come nei film di Lanthimos precedenti, si avverte la ricerca di un equilibrio instabile tra reale e grottesco, tra umanità e follia, come se ogni scena fosse sul punto di esplodere.

La trama, pur senza rivelare troppo, ruota attorno a due personaggi convinti che un magnate di successo sia in realtà un alieno venuto a distruggere la Terra. Da questo presupposto nasce un racconto che alterna sequestro, paranoia e improvvisi momenti di lucidità, dove la verità sembra cambiare continuamente forma. Il film procede come una spirale, trascinando lo spettatore in un gioco di specchi in cui non è mai chiaro chi stia salvando chi, né se la minaccia sia reale o un riflesso delle nostre paure contemporanee.

bugonia emma stones

Il significato profondo di Bugonia risiede proprio in questa ambiguità. Sotto la superficie da thriller psicologico, il film parla della tentazione di trovare un nemico esterno quando non riusciamo più a dare un senso al caos del mondo. Affronta il tema della fiducia, dell’ossessione e dell’eco-ansia, quella sensazione diffusa che qualcosa stia sfuggendo al controllo e che serva un colpevole qualunque pur di alleviare il senso di vulnerabilità. È una metafora moderna che tocca la fragilità collettiva, la sfiducia nelle istituzioni e l’urgenza di comprendere davvero ciò che temiamo.

Bugonia non è soltanto un film che intrattiene, ma un’esperienza che lascia domande aperte. È un’opera che gioca con i codici del thriller e della satira sociale, allineandosi perfettamente alla poetica del regista: inquietare per far riflettere, divertire per disarmare, destabilizzare per costringerci a guardare oltre.

In un’epoca in cui la realtà sembra spesso più assurda della finzione, Bugonia ci ricorda quanto siamo pronti a credere pur di colmare il vuoto di certezze. È un film che si infila sotto pelle e ci accompagna ben oltre i titoli di coda.

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