I luoghi più assurdi del mondo: la Caverna di Fingal, in Scozia

La Caverna di Fingal, formata da colonne di basalto nate da una colata lavica di 60 milioni di anni fa, è divenuta celebre in Europa grazie a esploratori e artisti romantici. Oggi è tutelata dal National Trust for Scotland e rappresenta un esempio di turismo consapevole tra natura e leggenda.

I luoghi più assurdi del mondo: la Caverna di Fingal, in Scozia - immagine di copertina

    Sull’isola di Staffa, nelle Ebridi Interne della Scozia, la Caverna di Fingal è caratterizzata da pareti composte da centinaia di colonne basaltiche esagonali, nate milioni di anni fa dal raffreddamento di un flusso lavico. L’onda dell’Atlantico penetra nella cavità creando un’acustica straordinaria, che nei secoli ha ispirato miti, leggende e persino composizioni musicali. La sua particolarità sta proprio nell’incontro tra geologia e cultura: un fenomeno vulcanico che ha assunto un ruolo centrale nell’immaginario collettivo, dal folklore celtico all’arte europea dell’Ottocento.

    In questo articolo vedremo come si è formata la grotta, quale ruolo ha avuto nella storia delle esplorazioni e perché la sua conservazione rappresenta oggi una sfida di equilibrio tra turismo e tutela ambientale.

    Una cattedrale naturale di basalto

    La Caverna di Fingal si apre sul lato sud-occidentale dell’isola di Staffa, un isolotto disabitato dell’arcipelago delle Ebridi. Lunga circa 70 metri e profonda 20, colpisce per le sue pareti regolari formate da colonne di basalto prismatiche, alte fino a 12 metri. Queste strutture esagonali sono il risultato del raffreddamento lento di una colata lavica avvenuta nel Paleocene, circa 60 milioni di anni fa, quando intense attività vulcaniche modellarono la Scozia occidentale. Durante il raffreddamento, la lava si contrasse fratturandosi in forme geometriche quasi perfette, analoghe a quelle della più nota Giant’s Causeway in Irlanda del Nord.

    L’interno della grotta è raggiungibile solo via mare e cambia continuamente aspetto a seconda delle maree e della luce. Quando il mare è calmo, le acque riflettono i pilastri di basalto come in uno specchio; nei giorni di tempesta, invece, le onde rimbombano nell’antro amplificando il suono fino a trasformarlo in un organo naturale. È questa proprietà acustica che ha reso la grotta famosa già nel Settecento e che ancora oggi sorprende chi vi entra in barca o a piedi, camminando lungo le basi levigate delle colonne.

    Il nome “Fingal” deriva da un eroe leggendario della mitologia gaelica, reso celebre dal ciclo poetico di Ossian pubblicato da James Macpherson nel XVIII secolo. Secondo la tradizione, Fingal avrebbe usato la grotta come sala del trono o come passaggio verso l’Irlanda, alimentando la suggestione di un collegamento sotterraneo con la Giant’s Causeway. Così un fenomeno geologico si è intrecciato con la narrazione mitica, dando alla caverna un’identità che va oltre la sua materia rocciosa.

    Dalle esplorazioni romantiche alle ricerche scientifiche

    La Caverna di Fingal fu resa nota al grande pubblico nel 1772, quando il naturalista Joseph Banks, durante una spedizione nelle Ebridi, ne descrisse la conformazione con entusiasmo. La sua relazione contribuì a diffondere in Europa la fama della grotta, che divenne una tappa ambita del cosiddetto Grand Tour scozzese.

    Nell’Ottocento, la caverna ispirò artisti, poeti e musicisti. Felix Mendelssohn, dopo averla visitata nel 1829, compose l’ouverture Le Ebridi, nota anche come La Grotta di Fingal, uno dei brani più celebri della musica romantica. Scrittori come Jules Verne e poeti come William Wordsworth citarono Staffa e la grotta nei loro lavori, contribuendo a trasformarla in un simbolo di bellezza naturale e mistero nordico.

    Allo stesso tempo, si analizzavano i processi geologici che l’avevano formata: studiosi britannici del XIX secolo presero in esame la disposizione delle colonne e ne chiarirono l’origine vulcanica. La comparazione con la Giant’s Causeway, in Irlanda, portò a una comprensione più ampia dei processi di raffreddamento delle lave basaltiche, che oggi sono un classico esempio nei manuali di geologia. Più recentemente, geologi e biologi hanno continuato a monitorare la grotta e le sue acque, studiando l’erosione marina e gli ecosistemi che si sviluppano nelle cavità rocciose dell’Atlantico settentrionale.

    Oggi la Caverna di Fingal è gestita dal National Trust for Scotland, che ne regola l’accesso e ne tutela l’integrità. Le ricerche scientifiche si intrecciano con la valorizzazione culturale: la grotta continua a essere un punto di riferimento per chi studia le relazioni tra paesaggio naturale e immaginario artistico.

    Tra turismo e conservazione ambientale

    La popolarità della Caverna di Fingal ha trasformato Staffa in una meta turistica molto frequentata durante la bella stagione. Escursioni in barca partono regolarmente da Mull e da Iona, portando migliaia di visitatori a percorrere l’interno della grotta. Questo afflusso, se da un lato sostiene l’economia locale, dall’altro richiede misure di gestione attente. L’erosione naturale, accelerata dall’azione del mare e del vento, non può essere arrestata, ma la pressione antropica può aggravare i processi.

    Il National Trust for Scotland ha introdotto regole precise: gli approdi sono consentiti solo in condizioni di sicurezza, l’accesso pedonale all’interno è monitorato e le barche devono rispettare limiti di velocità e distanza. Inoltre, progetti educativi e iniziative di turismo consapevole cercano di sensibilizzare i visitatori sull’importanza di preservare non solo la grotta, ma anche gli habitat marini circostanti, ricchi di uccelli marini e di specie ittiche.

    Le sfide future riguardano l’equilibrio tra valorizzazione e tutela. Il cambiamento climatico, con l’aumento della forza delle tempeste atlantiche, rischia di accelerare l’erosione delle colonne basaltiche. Per questo motivo, la Caverna di Fingal è al centro di programmi di monitoraggio che combinano rilievi geologici, modelli climatici e studi sull’impatto del turismo.

     

    Ti consigliamo anche

    Link copiato negli appunti