
In Liguria, tra i monti dell’entroterra imperiese, c’è un borgo che sembra uscito da un grimorio medioevale. Si chiama Triora ed è celebre per uno dei più spietati processi alle streghe della storia italiana. Nel 2023, proprio in questo luogo impregnato di memoria e mistero, è stata inaugurata una scultura singolare: un imponente gatto in bronzo alto tre metri, eretto non per decorare, ma per ricordare. Questo monumento non celebra eroi o battaglie, bensì gli animali domestici uccisi durante le persecuzioni per stregoneria. Una memoria silenziosa e toccante, scolpita nel metallo per raccontare ciò che i libri di storia raramente riportano: il dolore muto delle creature innocenti. Ecco la storia del gatto gigante di Triora.
Un gatto per ricordare le vittime dimenticate
Non si tratta di un’opera d’arte qualunque, ma di un progetto carico di significato simbolico. La scultura nasce dalla mano dell’artista Elena Rede e dal lavoro del Triora Project, ed è parte dell’iniziativa Grand Pardon: un invito al perdono collettivo, alla compassione e alla consapevolezza. Il grande gatto bronzeo non è solo un tributo estetico, ma una testimonianza di giustizia tardiva verso chi non ha mai avuto voce. Con le sue linee decise e lo sguardo fiero, diventa emblema della resistenza silenziosa di chi è stato condannato per superstizione.
Gli animali e l’ombra dell’Inquisizione
Durante i secoli più oscuri dell’Inquisizione, il sospetto di stregoneria colpiva non solo le persone, ma anche i loro animali domestici. In particolare gatti, cani, capre e galli venivano considerati familiari delle streghe, strumenti del demonio, emissari di forze occulte. A Triora, tra il 1587 e il 1589, si consumò uno dei più efferati processi alle streghe in Italia. Accanto alle donne accusate, trovarono la morte anche numerosi animali, colpevoli solo di fedeltà e vicinanza. Il monumento odierno vuole restituire dignità a queste creature torturate e annientate dalla paura e dall’ignoranza.
Dove si erge il gatto bronzeo
Il Gatto gigante di Triora si trova a circa 800 metri d’altitudine, lungo il suggestivo Sentiero delle Streghe, un itinerario escursionistico immerso nei boschi che ripercorre idealmente la memoria storica del paese. La collocazione non è affatto casuale: il paesaggio montano, silenzioso e contemplativo, accoglie la figura del gatto come un custode, un guardiano gentile che invita a fermarsi, a riflettere. Il contrasto tra la materia fredda del bronzo e il calore emotivo che suscita ne amplifica la potenza evocativa, trasformando una semplice passeggiata in un atto di consapevolezza.
Un luogo di pellegrinaggio laico
Ogni anno, migliaia di persone visitano Triora per la sua atmosfera sospesa tra storia e leggenda. Ma oggi, il grande gatto è diventato una tappa imprescindibile non solo per i turisti, ma anche per chi cerca un momento di raccoglimento. Bambini, ciclisti, escursionisti, amanti degli animali: tutti si fermano davanti alla statua, spesso lasciando fiori, biglietti, piccoli doni. Si tratta di gesti semplici ma carichi di significato, che trasformano il luogo in uno spazio rituale collettivo, dove il passato incontra il presente in una narrazione condivisa di lutto e amore.
Il messaggio silenzioso di un monumento vivente
Quella del gatto di Triora non è solo una storia di dolore. È anche, e forse soprattutto, una dichiarazione d’amore. L’opera racconta la forza del legame tra esseri umani e animali, un vincolo ancestrale che nessun rogo è riuscito a spezzare. Nel volto scolpito del felino si legge la dolcezza, la fierezza, la pazienza di chi ha saputo attendere secoli per essere riconosciuto. Non serve una targa per capire il suo significato: basta guardarlo. Chi attraversa Triora, oggi, non può fare a meno di fermarsi. Non solo con lo sguardo, ma con il cuore aperto a una memoria che, finalmente, è diventata presente.