Quando nel 2018 una ragazzina svedese di appena quindici anni si sedette davanti al Parlamento di Stoccolma con un cartello scritto a mano, pochi avrebbero immaginato che quel gesto avrebbe innescato uno dei più potenti movimenti giovanili del XXI secolo. Greta Thunberg, inizialmente percepita come una studentessa determinata e un po’ fuori dagli schemi, è diventata in pochissimo tempo il volto di una generazione che pretende responsabilità, ascolto e azione concreta contro la crisi climatica. La sua voce, ferma e spigolosa, ha irrimediabilmente scosso il dibattito globale, diventando un riferimento per milioni di giovani che, grazie a lei, hanno compreso di poter influenzare la politica internazionale.
Oggi, a distanza di anni, Greta continua a essere al centro della scena pubblica, ma il suo percorso non è più quello della ragazza che “saltava la scuola per il clima”. La sua immagine si è trasformata, si è ampliata, si è fatta più complessa. Dopo aver contribuito a portare la crisi ambientale nelle agende dei governi, ha scelto di allargare il perimetro del suo impegno, portando avanti posizioni che intrecciano ecologia, diritti umani e giustizia sociale. Questo cambiamento l’ha messa, se possibile, ancora più al centro delle discussioni: amata e criticata con la stessa intensità, Greta resta una figura capace di catalizzare l’attenzione come pochi altri personaggi contemporanei.
Chi è Greta Thunberg
Greta Tintin Eleonora Ernman Thunberg è nata a Stoccolma il 3 gennaio 2003. Figlia di una cantante d’opera e di un attore, è cresciuta in un ambiente culturalmente vivace ma anche molto attento ai temi etici e sociali. Fin da bambina si è distinta per una sensibilità fuori dal comune verso le questioni ambientali, tanto da affermare di aver scoperto la crisi climatica a otto anni, rimanendo profondamente turbata dal disinteresse generale che percepiva negli adulti. Greta è anche nota per aver parlato apertamente della sua diagnosi di sindrome di Asperger, che definisce non un limite ma una “superpotenza”, perché le permette di avere un pensiero iperfocale e un senso di coerenza implacabile.
L’attivismo ambientale
Il suo attivismo nasce nell’agosto del 2018, quando decide di protestare da sola davanti al Parlamento svedese durante l’orario scolastico, accusando i politici di non fare abbastanza per contrastare il riscaldamento globale.
Quel gesto, inizialmente isolato, diventa in poche settimane virale, trasformandosi nel movimento globale “Fridays for Future”. Il messaggio di Greta, diretto e privo di filtri, contagia studenti di oltre cento Paesi, fino a organizzare alcune delle manifestazioni per il clima più grandi di sempre, con milioni di giovani in strada.
Il suo discorso al summit ONU sul clima del 2019 resta uno dei momenti iconici del suo percorso. Con il celebre “How dare you?”, Greta scosse i leader mondiali, accusandoli di aver tradito le generazioni future. Ha parlato nei parlamenti europei, davanti al Congresso americano, e ha persino attraversato l’Atlantico in barca a vela per evitare di prendere l’aereo, trasformando ogni suo gesto in un atto politico carico di significato.
Nel corso degli anni, il suo attivismo ha contribuito a spingere la politica internazionale a misurarsi con richieste più rigorose: ridurre drasticamente le emissioni, rispettare gli accordi internazionali sul clima, investire in energie rinnovabili. Pur non avendo un ruolo istituzionale, la sua influenza è stata enorme, tanto da diventare una delle figure più riconosciute nel campo della sostenibilità.
L’attivismo politico
Negli ultimi anni, Greta ha ampliato il suo raggio d’azione, avvicinandosi a cause sociali e politiche che vanno oltre l’ambiente in senso stretto.
Le sue prese di posizione sulle manifestazioni pro-Palestina e la partecipazione alle proteste di solidarietà con Gaza hanno segnato un netto cambio di percezione da parte del pubblico. Il suo coinvolgimento nella Global Sumud Flotilla, un’iniziativa internazionale di attivisti che cercano di rompere simbolicamente l’assedio a Gaza via mare, ha dimostrato come la sua idea di giustizia climatica sia ormai interconnessa a quella di giustizia dei popoli e dei diritti umani.
Per Greta, infatti, la crisi climatica non è solo una questione scientifica, ma una questione di equità: chi subisce maggiormente gli effetti del cambiamento climatico sono spesso le comunità già vulnerabili, in zone colpite da conflitti, instabilità e povertà. Nei suoi interventi pubblici, sempre più spesso, la giovane attivista sottolinea che non può esistere giustizia ambientale senza giustizia sociale. Questa visione più ampia l’ha portata a schierarsi apertamente su temi geopolitici complessi, suscitando reazioni contrastanti anche in ambienti che un tempo la sostenevano senza riserve.
Un personaggio importante della nostra epoca
Greta Thunberg resta uno dei simboli più forti della nostra epoca. La sua evoluzione da icona del clima a figura più politicamente trasversale ha però generato tensioni e divisioni. Alcuni la accusano di aver disperso la forza del suo messaggio ambientale in battaglie troppo vaste. Altri, al contrario, ritengono che la sua sia la naturale maturazione di un pensiero che vede le crisi globali come fenomeni interconnessi. Questo cambiamento ha provocato discussioni accese anche all’interno dei movimenti ecologisti, dove non tutti condividono la scelta di un impegno politico così esplicito.
È inevitabile, d’altronde, che una figura pubblica cresciuta così rapidamente e sotto i riflettori globali attraversi fasi di ridefinizione. Greta è cresciuta, e con lei è cresciuto il peso delle sue responsabilità. La sua capacità di influenzare l’opinione pubblica, nel bene e nel male, resta straordinaria: un tratto distintivo che la rende un personaggio di riferimento, anche quando le sue posizioni dividono.
Le critiche a Greta Thunberg sono nate quasi in parallelo alla sua notorietà. Viene attaccata per la sua giovane età, per il suo tono diretto, per il suo rifiuto di scendere a compromessi. Alcuni detrattori la accusano di estremismo, altri di essere manovrata, altri ancora di non avere competenze scientifiche sufficienti per rivolgersi a governi e istituzioni.
Con l’ingresso nell’attivismo politico, nuove critiche si sono aggiunte: c’è chi la considera troppo radicale, chi ritiene che abbia abbandonato il suo ruolo originario, chi la accusa di parzialità nelle questioni geopolitiche.
Ciononostante, Greta continua a parlare, a manifestare, a esporsi. Ed è proprio questo che, in fondo, la rende un bersaglio frequente: la capacità di mettere in discussione certezze, di influenzare conversazioni scomode, di costringere governi, aziende e cittadini a guardare in faccia realtà che preferirebbero ignorare.
Greta Thunberg non è più solo il volto della lotta al cambiamento climatico: è una figura complessa, polarizzante e profondamente radicata nel nostro presente. E proprio per questo, continua a cambiare — e a cambiare noi.
