I giovani non vogliono fare nulla: un leitmotiv vecchio come il mondo

da | Lug 25, 2023 | ambiente, climate change, politica | 0 commenti

I giovani non hanno voglia di fare niente. Epoca che vai, predica che trovi: è dalla notte dei tempi che il pensatore di turno si fa portavoce di una critica generalizzata alla nuova generazione, nullafacente e sfaticata, spocchiosa e arrogante, insolente e maleducata. I giovani sono sempre la versione peggiore di un tempo migliore che fu, quello dei loro genitori, che a loro volta erano peggio della generazione precedente. E così via a ritroso fino a chissà quando.

Una predica che attraversa i secoli e che giunge, sempre uguale ma sempre un po’ più aspra, fino ai giorni nostri. Oggi contesta la Generazione Z, quella super tecnologica, incollata a smartphone e tablet fin dal seggiolone. La generazione ipersensibile, un’evoluzione apparentemente mal risolta di quella precedente, i Millennials, apatici e insoddisfatti cronici, figli di un tempo di mezzo.

Ma che succede se i giovani si fanno sentire, se cominciano ad alzare la testa dal cellulare e a parlare di diritti, di ambiente e di rivoluzione?

Da Orazio..

Impertinenti, arroganti e superbi. E ancora ignoranti, selvaggi, addirittura inutili e apatici. Tanti, decisamente poco edificanti, aggettivi per descrivere le nuove generazioni. Quale generazione? Nessuna in particolare in realtà, nel senso che ognuna è uguale a se stessa eppure simile a tante altre. Il moto di ribellione, di naturale distacco che caratterizza il giovane e che lo spinge a trovare una sua indipendenza rispetto al nucleo familiare di partenza è del tutto fisiologico. Eppure, secondo i pensatori di ogni epoca, c’è sempre qualcosa che non va. Le nuove generazioni sono sempre peggiori rispetto a quelle precedenti.

«L’età dei nostri padri era peggiore di quella dei nostri nonni. Noi, i loro figli, siamo più inutili di loro; così a nostra volta daremo al mondo una progenie ancora più corrotta» scriveva il poeta latino Orazio. Ed era il 20 a.C.

…ai giorni nostri

Almeno una volta nella vita, ogni Millennial o membro della Gen Z è stato chiamato pigro, apatico o egoriferito. La generazione dei bamboccioni, poco resistenti alle intemperie della vita, poco volenterosi: i giovani d’oggi sono davvero meno forti della Gen X e dei Boomers?

Peter O’Connor, professore di management presso il Queensland Institute of Technology, in Australia, ha evidenziato che c’è una «tendenza degli adulti a denigrare il carattere dei giovani, in atto da secoli». Questo sarebbe dovuto al fatto che le persone tendono a proiettare il proprio sé attuale – con le attuali consapevolezze e l’attuale indice di maturità – sul sé del passato, plasmando in questo modo una versione di sé del passato ben più forte, eroica e capace di quella realmente esistita. Un vizio di percezione quindi, che appiattisce tutte le differenze e generalizza, definendo con i soliti stereotipi le nuove generazioni.

Guardando a oggi, ecco quindi che, agli occhi dei Boomers, i Millennials sono la generazione stanca, fatta di persone che arrancano alla ricerca di un strada da seguire, ancora legate all’ottimismo che ha caratterizzato la loro infanzia, ma con scarsissime prospettive e molta pressione sociale. Dall’altra parte, la Generazione Z, la prima vera e-generation, ipersensibile, fragile e annoiata, cresciuta a pane e smartphone, che adesso si adatta al pessimismo generale dei nostri tempi.

La generazione del cambiamento

Eppure, sembrerebbero essere proprio loro, i membri della Gen Z, i portatori di un cambiamento strutturale della società. La generazione del cambiamento, che ritiene superate molte delle abitudini dei loro genitori, compresi shopping, hobbies e dieta.

Sono i nati alla fine degli anni Novanta, molti dei quali cominciano ad affacciarsi proprio ora all’età adulta. La generazione che si mostra interessata all’ambiente e davvero spaventata per il cambiamento climatico, anche se non ha ancora troppi mezzi a disposizione per incidere realmente sul mercato e sull’economia.

La generazione dell’attivismo ambientale: dal Friday’s for Future, con gli studenti che scioperano contro il cambiamento climatico. A Zero Hour, l’organizzazione statunitense guidata dai giovani che si batte per la giustizia climatica. Ma anche le più criticate Extinction Rebellion e Ultima Generazione, che nelle loro fila contano molti ragazzi, appartenenti a questa generazione che chiede di essere ascoltata.

E quindi, mentre i giovani continuano da secoli a rimanere nel mirino delle prediche degli adulti, la storia e il tempo che cambia ci spinge a riconsiderare la prospettiva. Il cambiamento climatico ci porta a rovesciarla.

Per la prima volta sono i giovani ad avere il diritto di criticare gli adulti. «Avete rubato i miei sogni e la mia infanzia con le vostre parole vuote, e io sono tra i più fortunati. Le persone stanno soffrendo, stanno morendo. Interi ecosistemi stanno collassando. Siamo all’inizio di un’estinzione di massa. E tutto ciò di cui parlate sono soldi e favole di eterna crescita economica? Come vi permettete?» diceva Greta Thunberg nel 2019 in un discorso ai leader mondiali durante una conferenza Onu.

«Ci state deludendo, ma i giovani stanno iniziando a capire il vostro tradimento, gli occhi di tutte le generazioni future sono su di voi, e se sceglierete di fallire non vi perdoneremo mai. Il mondo si sta svegliando e il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no».

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