Il tempo lento

da | Set 2, 2022 | ambiente, politica | 0 commenti

Di loro non si parla mai, o molto raramente. Eppure sono una notevole parte della popolazione, soprattutto in Italia. Gli anziani non fanno notizia, scompaiono in silenzio, spesso in solitudine, vittime di un fenomeno di rimozione, perché chi ha voglia di pensare alla vecchiaia (la propria e quella altrui)? Non c’è un vero pensiero su questo tempo della vita che diventa sempre più lungo e, allungandosi, diventa sempre più complesso. Non c’è un pensiero economico, non c’è un progetto politico, né un’organizzazione sociale adeguata. Spesso il peso dell’assistenza agli anziani è tutto a carico delle famiglie e l’Italia è in grave ritardo rispetto ad altri Paesi europei dove le soluzioni si moltiplicano.

L’altro giorno mia madre ha dichiarato: «La vecchiaia è scomoda». La osservo invecchiare, mia madre. E mi chiedo in che modo potrei esserle d’aiuto. In che modo la vecchiaia potrebbe essere sostenibile? Rispondere cioè a quei criteri di circolarità che cerchiamo di applicare agli altri ambiti della nostra esistenza? Renderla meno «scomoda» e triste, nonostante le oggettive difficoltà che comporta il venire meno delle forze, dell’autonomia, la progressiva degenerazione fisica e mentale, il sopraggiungere di malattie?

Ne discuto sovente con una cara amica imprenditrice, responsabile di comunicazione e sviluppo della casa di riposo “Le Querce” di Manziana (https://www.lequerce-cdn.it/). “Le Querce” rappresenta un modello innovativo per l’Italia perché oltre alla parte di RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale) per persone non autosufficienti, propone degli appartamenti (https://www.evergreenresidenze.it/) per persone autosufficienti che non vogliono più vivere da sole.

L’idea è semplice: la struttura permette una vita comunitaria e offre momenti di convivialità organizzata, lasciando tuttavia la possibilità di una propria privacy abitativa. Ci sono spazi comuni interni (palestra, laboratori, club) ed esterni (terrazze e un bellissimo parco alberato) ma gli appartamenti permettono di continuare a vivere da soli o in coppia, anche coppie di amiche visto che mediamente le donne sopravvivono più a lungo degli uomini. Uno dei principali problemi degli anziani è infatti la progressiva perdita di autonomia e mobilità che li costringe alla solitudine più per motivi logistici che per scelta.

Le case di riposo sono ancora viste come luoghi squallidi e deprimenti, che si portano dietro uno stigma sociale, anche perché se ne parla spesso solo quando accadono delle tragedie (in epoca di pandemia ancora di più). Nessuno si prende la briga di raccontare quello che succede in molte strutture che stanno invece cercando di immaginare nuove soluzioni. Di pensare alla terza età come un tempo più lento ma ancora attivo, creativo, dove potersi aiutare gli uni le altre, condividere la fatica, le preoccupazioni, ma anche mangiare in compagnia, chiacchierare e ridere. Come accadeva un tempo nei paesi o quando si invecchiava in una famiglia allargata, in mezzo ai nipoti.

In alcuni Paesi nordici sono stati sperimentati modelli di convivenza tra pensionati e studenti universitari, esistono borghi riabilitati e organizzati per andare a vivere insieme con gli amici e le amiche di sempre. Il fatto è che bisogna pensarci prima, anche economicamente, e in questi tempi di ristrettezze ed erosione del risparmio, la mancanza di un progetto, che non può essere soltanto individuale, rischia di essere un grave limite.

La sostenibilità riguarda quindi anche la capacità di fare previsioni, costruendo progetti a livello locale, regionale e nazionale. E anche raccontare un’altra storia, come sta tentando di fare la responsabile di Evergreen.

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