L’Italia eliminata dai Mondiali di calcio femminile

da | Ago 3, 2023 | news, politica | 0 commenti

Termina prematuramente il Campionato Mondiale di calcio per la nostra nazionale femminile, che non riesce a superare la fase a gironi, fermandosi prima degli ottavi di finale.

Un’eliminazione che ha fatto molto discutere da tanti punti di vista: impreparazione tecnica delle giocatrici, errori tattici del CT e una situazione generale in linea con le recenti disavventure del calcio italiano. Prendiamo spunto dalla recente eliminazione dell’Italia dai mondiali di calcio per approfondire il movimento calcistico femminile in tutti i suoi aspetti.

Calcio femminile: il Mondiale dell’Italia

Il Mondiale di calcio femminile è stato inaugurato nel 1991 – a differenza di quello maschile che è arrivato quasi a festeggiare i 100 anni di età – quello in corso rappresenta quindi la nona edizione della competizione. Le squadre che la fanno da padrona sono sicuramente due: gli Stati Uniti, detentori di quattro titoli, e la Germania, due volte campione. Giappone e Norvegia si sono divise le altre due edizioni del Mondiale, in attesa di scoprire chi vincerà quella del 2023.

Una competizione molto giovane in cui ovviamente sono avvantaggiate le nazioni che da più tempo hanno puntato sullo sviluppo del calcio femminile. Anche se l’Italia non è stata tra le più lungimiranti, quando si parla di Mondiali di calcio le aspettative sono sempre molto alte.

Arriva la qualificazione della nostra nazionale femminile al Mondiale, che comincia per noi ufficialmente il 24 luglio scorso con una fase a gironi apparentemente affrontabile in cui ci siamo scontrati con Argentina, Svezia e Sudafrica. Parte bene la nostra Nazionale proprio contro l’Argentina (campione del mondo in carica nella competizione maschile) con una vittoria per 1 a 0, a cui però segue una roboante sconfitta per 5 a 0 con la Svezia, a seguito della quale aumenta notevolmente l’attenzione sulla competizione perché, si sa, è più facile criticare le sconfitte che godere delle vittorie.

Arriva quindi la partita decisiva con il Sudafrica, match che comincia con il piede giusto dopo l’iniziale vantaggio dell’Italia. Italia che vede prima il pareggio e poi il sorpasso delle avversarie, ma che riporta la situazione sul 2 a 2 verso il finale della partita. Ma proprio come nei peggiori drammi sportivi, al minuto 92 arriva il terzo gol del Sudafrica, che ci elimina definitivamente dal Mondiale.

Un movimento in crescita, ma non troppo

Si conclude un’annata non troppo felice per il movimento calcistico italiano: tante finali raggiunte, sia a livello di club che nazionali, ma pochi, pochissimi titoli.

Ma al di là dei titoli, sono due gli elementi immancabili quando si parla di calcio in Italia: denaro e polemiche. Due fattori che vanno per forza di cose di pari passo: quali sono quindi le polemiche principali legate al calcio femminile e qual è la situazione economica delle nostre calciatrici?

“Uno schiaffo in faccia per le giocatrici e tutte le donne del mondo”

La FIFA, la federazione che gestisce le massime competizioni di calcio mondiali, si occupa tra le altre cose della vendita dei diritti televisivi delle manifestazioni. È abbastanza immediato comprendere che maggiore è il risalto mediatico di un evento sportivo e maggiore sarà il costo dei diritti per trasmetterlo sui propri canali.

Era quindi scontato che i diritti televisivi del Mondiale femminile avessero un costo inferiore rispetto a quello maschile, anche perché si tratta di una competizione molto più giovane. Tuttavia, le offerte fatte dai principali emittenti nazionali hanno evidenziato un distacco economico tra calcio maschile e femminile netto, fin troppo netto.

Il presidente della FIFA Infantino ha dichiarato che le offerte dei cinque principali emittenti – Gran Bretagna, Spagna, Germania, Francia e Italia – in alcuni casi sono state eccessivamente basse. Si è passati infatti da offerte di 160 milioni di euro pagati per i Mondiali maschili ai 300.000 euro offerti per quelli femminili.

È evidente che ad oggi il calcio maschile è maggiormente seguito ed ha quindi un maggior valore economico, ma probabilmente ha ragione Infantino a dichiarare un’offerta di questo tipo “uno schiaffo alle calciatrici femminili e alle donne di tutto il mondo”.

Calcio femminile: una questione di genere

Carlo Ancelotti, allenatore italiano tra i più amati e vincenti della storia, in un’intervista ha dichiarato che i successi e le sconfitte dipendono il 33% dai giocatori, il 33% dall’allenatore e il 33% dalla società. Sono moltissimi i casi che confermano questa affermazione, da squadre fortissime che non vincono a causa di problemi societari importanti a squadre mediocri guidate al successo da allenatori strepitosi.

Ma nel caso dell’eliminazione della nazionale italiana femminile si è poco parlato di allenatori, calciatori e società. Spezziamo una lancia a favore delle migliaia di persone che si sono effettivamente concentrate sugli errori tecnici del CT, sulla mancanza di caratura tecnica di alcune giocatrici e su un movimento nazionale ancora inadeguato per competere ad alti livelli, dando vita anche per il Mondiale femminile alle tanto amate chiacchiere da bar a cui siamo da sempre abituati (in Italia ci sono 60 milioni di allenatori, diceva qualcuno).

Si è parlato invece parecchio di questioni di genere e in particolar modo di gender gap.

Le dichiarazioni di Infantino unite alle polemiche di alcune calciatrici sulle differenze salariali rispetto ai colleghi maschili non potevano che dar vita a focose discussioni legate al gender gap in Italia e nel mondo.

Da una parte ci sono le calciatrici che vorrebbero un adeguamento di stipendi rispetto al movimento maschile, dall’altra gli oppositori del femminismo (definizione: parità sociale, politica ed economica tra uomini e donne) che non vogliono cedere anche su questo fronte.

Quanto guadagnano calciatori e calciatrici?

Per chi non lo sapesse, gli stipendi dei calciatori uomini stanno raggiungendo cifre che vanno al di là del buon senso. Come già ribadito, è tutto proporzionato al movimento di denaro che genera una determinata manifestazione, ma 50 milioni di euro l’anno per giocare a pallone cominciano a essere tanti. Non tutti i calciatori guadagnano queste cifre, ma rispetto a una ventina di anni fa lo stipendio medio dei calciatori si è alzato notevolmente e oramai praticamente chiunque giochi nelle massime serie nazionali percepisce più di un milione l’anno, trend che rischia di ricevere una crescita esponenziale grazie ai petroldollari immessi nei campionati di calcio.

Per arrivare agli stipendi femminili passiamo da una delle polemiche maggiormente di moda degli ultimi giorni: è vero che le calciatrici guadagnano meno, ma se facciamo la proporzione tra diritti televisivi e premi alle giocatrici, le donne guadagnano molto di più degli uomini!

È vero, effettivamente in termini percentuali le calciatrici ricevono premi e bonus che rappresentano una fetta maggiore rispetto a quella che viene dedicata ai colleghi maschili. Ma in valore assoluto, di che cifre stiamo parlando?

Se un top player del campionato italiano guadagna dai 5 ai 10 milioni di euro l’anno (netti), una top player può ambire a circa 40.000 euro annui (lordi). Se lo stipendio medio di un calciatore di Serie A è di 1,77 milioni di euro annui (netti), lo stipendio medio di una calciatrice di Serie A è di circa 15.000 euro (lordi).

Vedendo i numeri qualsiasi polemica risulta ridicola: in primo luogo è probabilmente arrivato il momento di mettere un tetto salariale allo stipendio dei calciatori, in secondo luogo un adeguamento di stipendio delle calciatrici è assolutamente lecito.

Sicuramente è corretto che gli stipendi siano proporzionati all’interesse verso uno sport, maschile o femminile che sia, ma accettare una differenza così netta a livello economico tra uomini e donne significa non avere rispetto non solo per le calciatrici, ma per le donne in generale.

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