Mangiare consapevolmente è un atto rivoluzionario

da | Set 23, 2021 | alimentazione, ambiente, politica, vivere green | 0 commenti

La sostenibilità del nostro consumo di cibo è ormai tema fondimentale per la sopravvivenza del pianeta Terra: sorvoliamo sempre sul problema facendo finta che non ci riguardi, vantando eventuali comportamenti di personale, spesso presunta, probità. Comportamenti auspicabili, ma che devono diventare di massa per essere significativi.

Ogni anno, secondo la FAO, dei 3,9 miliardi di tonnellate di produzione alimentare, un terzo va sprecato a partire dii momenti produttivi a monte della filiera. Il grosso delle perdite, però, avviene durante la distribuzione e la commercializzazione e per il mancato uso domestico, ovvero il cibo che troppo di frequente gettiamo nella spazzatura.

Solo in Europa le famiglie sprecano 47 milioni d tonnellate di cibo l’anno, 74 chilogrammi in media a nucleo familiare, per un costo di 98 miliardi di euro.

Per produrre il cibo sprecato ogni anno, in Italia, vengono consumati 1226 milioni di metri cubi di acqua (e l’emergenza idrica è un’altra tragedia incombente) ed emesse 24,5 tonnellate di biossido di carbonio.

Si potrebbe andire avanti all’infinito, ma si capisce già così il baratro in cui ci stiamo precipitando senza paracadute.

Possiamo uscirne solo con comportamenti consapevoli e rivoluzionari rispetto alle nostre consolidite abitudini: meno pancia più cervello.

Ridurre i consumi, soprattutto quelli di carne. Gli allevamenti intensivi di bovini, suini e di animali avicoli che, oltre a emettere più anidride carbonica delle auto, consumano terreni, risorse idriche con rischi legati all’uso massivo di antibiotici, stanno creando dinni incalcolabili. Dunque si mangi meno carne, scegliendo quella di allevamenti sani dove la cura e la crescita dell’animale sono al primo posto. Si trovano, a patto di ridurre l’uso e consumare consapevolmente.

Rispettare la stagionalità degli alimenti: consumare frutta e verdura fuori stagione, senza discutere della qualità, comporta dei costi catastrofici per la comunità già per il trasporto e solo per soddisfare il desiderio di avere a tavola una fragola o una melanzana a Natale. E anche qui rivolgersi a produttori che non usano chimica, hanno ridotto l’uso di acqua, insomma usano pratiche che fanno bene alla nostra terra. La riscoperta dell’agricoltura di parte di molti giovani consente già un discreto approvvigionamento.

Se vogliamo consumare frutta o verdure fuori stagione, la riscoperta delle fermentazioni, molto simili alle conserve che facevano le nostre nonne, consentirà di usare un radicchio in estate o una zucchina in inverno. Senza parlare dell’uso di parti di verdure di uso difficile per preparare brodi vegetali e di bucce di frutta di candire.

E ancora gli sprechi: dell’animale consumiamo tutto il possibile, non i soliti tagli, per cui alla fine mezza bestia viene buttata via. Non solo frattaglie, ma anche tagli o parti poco utilizzate, come diaframma o guancia, per dirne alcune, sono buonissime e a basso costo.

Anche con il pesce, bisogna evitare di consumare i soliti: molte specie sono a rischio estinzione. Rispettare la stagionalità, utilizzare tutto: fegati e cuori di alcuni pesci sono buonissimi, le uova una prelibatezza, anche le spine di alici e sarde fatte essiccare in forno e tritate sono degli insaporitori naturali magnifici.

Bisogna avere pazienza, mettercisi d’impegno, diventare rivoluzionari nelle nostre abitudini alimentari per dire il nostro contributo a salvare il pianeta. Per i nostri figli, per noi.

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