
Cosa si può fare se ignoti ti occupano casa? È un dubbio che sarà certamente sorto a molti, nell’apprendere dalla cronaca i sempre più frequenti casi di occupazione abusiva degli immobili. D’altronde, si tratta di un fenomeno in rapida crescita negli ultimi anni: secondo alcune recenti stime, sarebbero almeno 50.000 le case occupate in Italia, di cui 30.000 di proprietà pubblica e 20.000, invece, intestate a privati. Ma cosa dice la legge?
Sul fronte della tutela legale dei proprietari che si sono trovati privati dei loro immobili, nel corso dell’ultimo anno sono giunti importanti interventi normativi. A partire dall’introduzione del nuovo reato di Occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio altrui che, oltre a prevedere rinnovate pene, riduce anche i tempi per gli sgomberi.
Occupazione abusiva e normativa vigente

Non si può dire che quello dell’occupazione abusiva di un immobile non sia un reato particolarmente grave, dalle conseguenze immaginabili per chi lo subisce. Per quanto la crescita del fenomeno sia probabilmente una diretta conseguenza dell’emergenza abitativa che ha colpito il Paese negli ultimi anni, con l’aumento del costo delle case e degli affitti a livelli ormai insostenibili, non vi sono dubbi sul carico – economico e psicologico – che grava su chi subisce un simile abuso. D’altronde, bisogna ricordare che l’occupazione abusiva comporta danni sia al singolo che alla comunità:
- quando si prende possesso illecito di immobili di proprietà pubblica, come le case popolari, si toglie la possibilità di usufruire di quegli appartamenti alle persone a cui legalmente spettano, per graduatoria e condizioni socio-economiche;
- quando l’abuso colpisce un privato, quest’ultimo può trovarsi impossibilitato a vivere nella sua prima casa o, ancora, a usufruire di eventuali altre proprietà come vorrebbe, ad esempio concedendola in affitto a terzi.
Ma in che modo la normativa vigente giunge in soccorso di chi si è visto sottrarre l’accesso alla propria casa?
Le novità del Decreto Sicurezza
Fino a non molto tempo fa, l’occupazione abusiva di immobili ricadeva nel reato di invasione di terreni ed edifici, come previsto dall’articolo 633 del Codice Penale. Pur prevedendo multe da 103 a 1.032 euro, e la la reclusione fino a tre anni, questa fattispecie di reato è sembrata però poco efficace nel limitare il fenomeno dell’occupazione illecita. Non solo poiché si tratta di un reato perseguibile a querela di parte, ma anche per le difficoltà intrinseche a rientrare in possesso delle case illegalmente sottratte.
Per cercare di fornire un contrasto più mirato a questo fenomeno, l’ultimo DDL Sicurezza ha introdotto una nuova fattispecie di reato, quella di occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio altrui. Attraverso l’introduzione dell’articolo 634-bis del Codice Penale, sono state previste pene detentive da 2 a 7 anni per chi si appropria dell’immobile altrui:
- usando violenza o minaccia;
- tramite artifizi o raggiri;
- cedendo a terzi l’immobile occupato.
Non è però tutto, poiché la nuova norma prevede la procedibilità d’ufficio – e non più la querela di parte – quando l’occupazione di una casa avviene ai danni di una persona incapace per età o infermità. Inoltre, sono previste specifiche aggravanti se l’occupazione è dovuta a più persone, quando realizzata con l’uso delle armi o altri metodi violenti.
Lo sgombero rapido degli immobili occupati

Oltre all’introduzione di uno specifico reato, l’ultimo DDL sicurezza ha previsto anche delle rinnovate modalità per lo sgombero dei locali occupati, allo scopo di diminuirne le tempistiche. In passato è infatti capitato che, a seguito dell’ordine di sgombero emesso dal giudice, ci volessero diversi mesi prima che il proprietario potesse effettivamente rientrare in possesso dell’immobile.
Il nuovo articolo 321-bis del Codice Penale, voluto proprio dal Decreto Sicurezza, garantisce invece alle Forze dell’Ordine la possibilità di intervenire prontamente sulle occupazioni, con la possibilità di agire già entro 10 giorni dall’ordine del giudice.
Cosa fare se ti occupano casa
Definito il contesto normativo, come bisogna muoversi quando si scopre che il proprio immobile è stato occupato? Innanzitutto, è necessario astenersi dal tentare di farsi giustizia da soli, per evitare di mettere a repentaglio la propria incolumità. Inoltre, è utile sapere che si può agire sia sul fronte penale che su quello civile.
Dal punto di vista penale, ci si deve rivolgere alle autorità – la Polizia o i Carabinieri, ad esempio – per denunciare l’accaduto. È inoltre utile:
- presentare prove dell’effettiva occupazione, come fotografie o la testimonianza di eventuali vicini di casa;
- fornire tutta la documentazione che attesta la regolare proprietà dell’immobile.
Se ne sussistono le condizioni, le Forze dell’Ordine condurranno le indagini necessarie e richiederanno al giudice l’ordine di sgombero che, come previsto dalla recente normativa, può avvenire anche in pochi giorni, se l’immobile rappresenta l’unica abitazione a disposizione del proprietario.
Dal punto di vista civile, invece, è possibile affidarsi a un avvocato per intentare un’azione di reintegrazione, in base all’articolo 1168 del Codice Civile, per richiedere il risarcimento dei danni subiti. Quest’ultima dovrà essere presentata entro un anno dalla scoperta dell’occupazione abusiva della casa.
Occupazione della casa e sostenibilità: quale legame

Oltre alle questioni legali connesse all’occupazione dell’immobile, è certamente indicato procedere a una valutazione più ampia del fenomeno, che potrebbe avere ripercussioni indiretta anche sulla sostenibilità. Basti considerare che, negli ultimi decenni, l’Italia si è trovata in una singolare condizione:
- l’emergenza abitativa, in particolare per il caro-affitti, che ha portato sempre più persone a non potersi permettere un’abitazione e, quindi, a cedere all’abusivismo;
- la disponibilità, secondo recenti stime, di almeno 7 milioni di case attualmente disabitate.
Si tratta di un vero e proprio ossimoro, che da un lato porta a investire sempre più in nuove costruzioni – con tutto quello che ne consegue in termini di consumo del suolo e impatto ambientale, se si pensa che l’UNEP ha connesso il 39% delle emissioni globali di CO2 al settore edilizio – e dall’altro, invece, spinge all’abusivismo. Se si investisse in politiche mirate per calmierare i prezzi degli affitti e degli immobili, così sul recupero degli edifici già esistenti, le occupazioni abusive si ridurrebbero sensibilmente e, al contempo, si proteggerebbe un importante patrimonio storico e ambientale dello Stivale.