
La legalizzazione della cannabis e della prostituzione è un dibattito sempre acceso in Italia, tra chi ritiene che la legalizzazione porterebbe a un aumento del consumo e chi invece sostiene che non si tratta di incentivare le cattive abitudini, ma semplicemente di regolarizzarle.
Affrontiamo le due cose separatamente, ma partendo da un presupposto che io che scrivo, tu che leggi, i preti, i politici e i nostri nonni conoscono bene: non si può pensare di eliminare del tutto la cannabis e la prostituzione. Per quanto le leggi possano diventare più restrittive, questi due business non spariranno mai. Per cui è inutile parlare di proibizionismo quando è evidente che non è una soluzione realistica.
La prostituzione in Italia è un fenomeno illegale ma altamente diffuso, e questo contesto genera degli svantaggi sia dalla parte della domanda che dell’offerta. Chi offre questo genere di servizi è costretto a farlo in situazioni spesso pericolose, degradate e poco igieniche, e lo stesso vale per chi ne usufruisce, che nella maggior parte dei casi non ama farsi vedere in luoghi mal etichettati. Ma non solo, dell’enorme giro di denaro che ruota attorno a questo business, nulla entra nelle tasche dello Stato e va a finanziare i servizi della nostra Nazione, in un momento storico in cui, sinceramente, ne avremmo bisogno.
L’utilizzo di cannabis in Italia è abbastanza diffuso. Secondo una stima di Euronews, circa il 20% dei giovani tra i 15 e i 35 anni ne ha fatto uso almeno una volta nell’ultimo anno. Il commercio della cannabis passa attraverso il traffico nazionale e internazionale, e lo spaccio al dettaglio è spesso affidato a immigrati clandestini. Un commercio che è in mano alla criminalità organizzata, che è quindi l’unica beneficiaria degli introiti da esso derivanti. E anche in questo caso bisogna parlare di pericolosità, rischi e, non ultima, di qualità dei prodotti assunti.
So che parlare di tasse, qualità e criminalità organizzata allontana le persone da questo discorso e ci porterebbe a voler eliminare definitivamente cannabis e prostituzione, ma ricordatevi la premessa: non state leggendo questo articolo per nascondere la testa sotto la sabbia, ma per avere un’idea più chiara su questi due fenomeni.
E in particolare vogliamo puntare l’attenzione sul dato economico, perché se è vero che si affronta questo discorso quasi sempre dal punto di vista etico, probabilmente cercare di capire di che giro di denaro si tratta – e di conseguenza di quante tasse potremmo ricavare dalla regolamentazione di questi due business – renderebbe più chiara la situazione.
Non è facile fare questo calcolo, ma possiamo fare una stima partendo dai dati relativi all’Olanda, punto di riferimento europeo su questi due argomenti, raccogliendo numeri legati alla popolazione, al turismo, al giro di denaro e alla tassazione in questo Paese e rapportandoli a quelli dell’Italia.
Prostituzione

L’Olanda ha 18 milioni di abitanti e 21 milioni di turisti all’anno. Si stima che nel 2024 i sex worker (in sostanza il codice ATECO per la prostituzione) abbiano generato un business dal valore di 400 milioni di euro. La tassazione nei Paesi Bassi va dal 35% sino ai 38.000€ annui, a un 50% oltre il 76.000€ annui. Facendo una media del 40% di tassazione, il mercato dei sex worker vale allo Stato olandese circa 160 milioni di euro all’anno.
In Italia abbiamo 59 milioni di abitanti e 130 milioni di turisti all’anno. Partendo da una stima prudente basata sul valore pro capite del mercato dei sex worker, possiamo considerare un fatturato annuo di circa 1,3 miliardi di euro. Una stima più realistica che considera anche l’afflusso dei turisti porta questa cifra a circa 3-4 miliardi di euro annui.
Mettiamoli tutti in regime forfettario e calcoliamo un 30% di tasse e otteniamo un miliardo di euro all’anno derivante dalle tasse pagate dalla regolamentazione della prostituzione.
Cannabis

Per fare il calcolo sulla regolarizzazione della cannabis, utilizziamo i dati relativi al mercato illecito europeo, stimato attorno ai 12 miliardi di euro. L’Olanda rappresenta uno dei più grandi consumatori (soprattutto perché dichiara le proprie attività) con la sua rete di ben 560 coffee shop, e copre circa il 4% della popolazione europea. Stimiamo che i Paesi Bassi apprezzino particolarmente la cannabis, e alziamo la percentuale del business rapportato al continente al 6%. Ciò significa che il mercato olandese della cannabis vale circa 700 milioni di euro all’anno.
L’Italia ricopre il 13% della popolazione europea, con consumi di cannabis superiori alla media continentale. Stimiamo quindi un impatto sul business europeo del 15%: otteniamo così un business di 1,8 miliardi di euro all’anno.
In questo caso si tratterebbe di imprese, non di partite IVA, per cui applichiamo una tassazione del 40%, ottenendo la bellezza di 720 milioni di euro di tasse.
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Quanto valgono questi soldi
Si parla quindi di quasi due miliardi di euro all’anno di tasse non pagate, e lasciate, insieme alla totalità di questi due business, nelle mani della criminalità organizzata.
Si tratta di numeri importanti se paragonati agli investimenti del nostro Stato: considerate, ad esempio, che lo scorso anno gli investimenti legati ai sostegni alla famiglia sono stati circa 40 milioni di euro.
Due miliardi di euro di accise in più all’anno non risolvono i problemi economici del nostro Paese, ma certamente aiuterebbero a finanziare un po’ tutti i settori, e soprattutto a regolarizzare due business che al momento sono completamente nelle mani della criminalità organizzata, che li gestisce in maniera tale da creare svantaggi sia dalla parte della domanda che dell’offerta.
Non sarebbe quindi meglio chiudere il dibattito una volta per tutte, tirare fuori la testa dalla sabbia, e incassare questi soldi?