Rakus, l’orango che si cura una ferita aperta con un’erba medicamentosa

da | Giu 7, 2024 | ambiente | 0 commenti

Il regno animale è ricco di incredibili esempi di automedicazione, che dimostrano l’innata capacità degli animali di prendersi cura di sé utilizzando le risorse naturali a loro disposizione.

Capacità di adattamento o saggezza tramandata? In realtà c’è ancora molto da scoprire, ma osservare alcuni comportamenti ci offre un quadro interessantissimo sulle strategie di sopravvivenza adottate da diverse specie.

Nella rivista “Scientific Reports”, ad esempio, è piuttosto recente la scoperta di un orango selvatico osservato mentre si curava una ferita con una pianta medicamentosa. L’utilizzo delle piante per scopi medicinali è un comportamento assolutamente anomalo, documentato per la prima volta, che apre nuove parentesi di studio piuttosto interessanti.

Rakus e l’automedicazione

Nel giugno del 2022, Rakus, un maschio di orango di Sumatra, è stato avvistato nel Parco Nazionale di Gunung Leuser in Indonesia mentre trattava una ferita sulla guancia con foglie di Akar Kuning (Fibraurea tinctoria). Questa pianta rampicante è nota nella medicina tradizionale per le sue proprietà curative contro lesioni, dissenteria, diabete e malaria.

Rakus ha masticato per diversi minuti le foglie e il gambo della pianta, creando un unguento che ha poi applicato sulla ferita che si era procurato qualche giorno prima. Il trattamento, durato oltre 30 minuti, è stato ripetuto più volte fino a coprire completamente la lesione.

Il trattamento ha avuto un effetto positivo: entro cinque giorni non c’erano più segni di infezione e la ferita si era chiusa, guarendo completamente entro un mese.

A documentare meticolosamente il comportamento di Rakus, gli scienziati Isabelle Laumer e i suoi colleghi del Max Planck Institute of Animal Behavior e dell’Universitas Nasional dell’Indonesia che hanno dedotto che l’applicazione dell’unguento solo sulla ferita e in nessuna altra parte del corpo e la durata del processo di automedicazione fossero dettate da una chiara intenzione di curare la lesione. E dunque che Rakus, in qualche modo, fosse cosciente delle proprietà medicamentosa della pianta.

Perché questa scoperta è rivoluzionaria

L’osservazione di Rakus rappresenta un evento senza precedenti nel regno animale.

È la prima volta che si documenta un orango selvatico che utilizza una pianta medicamentosa per trattare una ferita. Prima di questa scoperta, altre specie di primati erano state viste ingerire o strofinare piante medicinali, ma mai applicarle su ferite aperte. Questo comportamento potrebbe indicare che la capacità di riconoscere e utilizzare sostanze medicinali è presente anche in altri animali (oltre agli umani), suggerendo un’origine evolutiva comune con l’uomo.

La capacità di Rakus di trattare intenzionalmente la sua ferita potrebbe derivare da un’antica conoscenza tramandata tra gli oranghi, oppure potrebbe essere il frutto di un comportamento appreso accidentalmente. Gli scienziati ipotizzano che la pratica dell’automedicazione potrebbe risalire a un antenato comune degli umani e delle grandi scimmie, indicando un meccanismo evolutivo condiviso.

Altri esempi di automedicazione applicati dagli animali

Il comportamento di Rakus non è un caso isolato nel mondo animale. Molte specie mostrano comportamenti di automedicazione che dimostrano la loro capacità di utilizzare risorse naturali per curarsi.

Gli scimpanzé in Africa ingeriscono le foglie di Aspilia, una pianta dalle proprietà antielmintiche. Queste foglie, non masticate e inghiottite intere, aiutano a eliminare i parassiti intestinali grazie ai composti chimici contenuti e alla loro struttura ruvida che agisce meccanicamente.

Gli elefanti africani spesso masticano la corteccia di alberi per alleviare disturbi digestivi. La corteccia contiene tannini e altre sostanze che aiutano a combattere infezioni e problemi gastrointestinali.

Alcuni pappagalli dell’Amazzonia ingeriscono argilla per neutralizzare le tossine presenti nei semi e nei frutti di cui si nutrono. L’argilla agisce come un antiacido naturale, proteggendo gli uccelli da potenziali avvelenamenti.

Questi esempi dimostrano che l’automedicazione è un comportamento diffuso e radicato in molte specie animali. La scoperta di Rakus aggiunge un tassello importante alla nostra comprensione dell’intelligenza animale e delle loro strategie di sopravvivenza, sottolineando ancora una volta quanto possiamo imparare osservando la natura.

Post correlati