
Il tapiro è uno degli animali più insoliti tra i grandi mammiferi terrestri. Ha un corpo massiccio, zampe corte e una piccola proboscide flessibile che utilizza per nutrirsi. A prima vista sembra un incrocio tra specie diverse, ma in realtà appartiene a un gruppo antico, imparentato con cavalli e rinoceronti, conservando caratteristiche che risalgono a milioni di anni fa. Oggi sopravvive in Sud America e nel Sud-est asiatico, dove abita foreste umide e zone ricche d’acqua.
Un corpo massiccio e una proboscide sorprendente
Il tapiro si distingue subito per il suo corpo tozzo e robusto, che può superare i due metri di lunghezza e raggiungere i 300 chilogrammi di peso. Il dorso arcuato e le zampe corte lo fanno apparire lento e pesante, ma non bisogna sottovalutare la sua agilità: in caso di pericolo riesce a muoversi con rapidità tra la fitta vegetazione.
Il tratto più singolare è senza dubbio la proboscide, un muso allungato e mobile che funziona come una sorta di pinza flessibile. Grazie a questo organo il tapiro riesce ad afferrare foglie, ramoscelli e frutti, ma anche a percepire odori con grande sensibilità. La proboscide, unita a un olfatto molto sviluppato, è la sua principale arma di esplorazione e ricerca del cibo. La pelle è spessa e resistente, capace di proteggerlo dai graffi della foresta e dai morsi dei predatori, mentre il colore varia dal marrone scuro al grigio.
Una menzione a parte merita il tapiro della Malesia, l’unico con un mantello bicolore: nero anteriormente e posteriormente, bianco nella parte centrale del corpo, un disegno che lo rende facilmente distinguibile dalle altre specie. I piccoli alla nascita presentano un manto screziato con macchie e strisce bianche, un camouflage che ricorda quello dei cerbiatti e serve a mimetizzarli tra la vegetazione.

Foreste, fiumi e montagne: dove vive il tapiro
L’habitat del tapiro varia a seconda della specie, ma in generale questo animale predilige zone umide e foreste fitte.
In America Latina troviamo il tapiro amazzonico, diffuso tra Brasile, Venezuela e Colombia, e il tapiro di Baird, che vive tra Messico meridionale e Colombia, spingendosi fino a Panama. C’è poi il tapiro andino, adattato a climi più freschi e altitudini elevate delle Ande. In Asia sopravvive il tapiro malese, confinato tra Malesia, Thailandia e Sumatra.
Tutti hanno in comune la stretta relazione con l’acqua: non solo frequentano fiumi, paludi e lagune, ma sono anche ottimi nuotatori. Si immergono regolarmente per sfuggire ai predatori, per rinfrescarsi e per cibarsi di piante acquatiche. La distruzione dell’habitat rappresenta la loro minaccia più grave. La deforestazione riduce progressivamente le aree disponibili, frammentando gli ecosistemi e costringendo gli animali a spostarsi in territori più ristretti. Così, in molte zone le strade attraversano i loro habitat, causando frequenti incidenti mortali. Il tapiro, che ha bisogno di grandi estensioni per vivere e nutrirsi, diventa una delle prime vittime della pressione antropica. Nonostante ciò, mostra ancora una sorprendente capacità di adattamento, riuscendo a sopravvivere in contesti difficili.
La perdita di habitat e la caccia ne hanno ridotto notevolmente le popolazioni, spingendo diverse specie nelle liste rosse della IUCN, con lo status di vulnerabile o in pericolo.
Foglie, frutti e immersioni notturne
Il tapiro è un erbivoro che basa la sua dieta su una vasta gamma di vegetali. Si nutre di foglie, frutti, ramoscelli e corteccia, sfruttando la sua proboscide come strumento di raccolta. La sua attività è prevalentemente notturna: al calar del sole lascia i rifugi della foresta e inizia a spostarsi lungo sentieri ben definiti, tracciati nel sottobosco e spesso utilizzati per anni. Durante le sue peregrinazioni può percorrere diversi chilometri alla ricerca di cibo. Non è raro vederlo immergersi per raggiungere piante acquatiche, che fanno parte importante della sua alimentazione. La digestione è favorita da un intestino molto sviluppato, adatto a processare grandi quantità di fibra vegetale.

Dal punto di vista comportamentale, il tapiro è un animale solitario: gli incontri tra individui avvengono soprattutto nella stagione riproduttiva o in aree ricche di risorse. La femmina, dopo una gestazione di circa 13 mesi, partorisce un solo piccolo, che rimane con la madre per un lungo periodo. La crescita è lenta e questo, unito alla bassa natalità, rende le popolazioni particolarmente vulnerabili.
In natura, svolge un ruolo cruciale come dispersore di semi. Molti frutti che ingerisce attraversano il suo apparato digerente e vengono espulsi a distanza, pronti a germogliare in nuove aree. Questa funzione lo rende un alleato fondamentale per la rigenerazione delle foreste tropicali.
Antiche leggende e un futuro incerto
Il tapiro ha sempre suscitato curiosità nelle popolazioni locali, tanto da entrare in miti e leggende. In Asia orientale era spesso associato a poteri onirici: si credeva che fosse in grado di divorare gli incubi e proteggere il sonno delle persone. In Giappone è conosciuto come baku, una creatura mitologica che ancora oggi appare in racconti popolari e opere artistiche. In America Latina, invece, il tapiro è stato spesso cacciato sia per la carne sia per la pelle, ma in alcune culture indigene riveste un ruolo simbolico come animale totemico.

A livello scientifico rappresenta un importante testimone dell’evoluzione dei perissodattili, lo stesso gruppo a cui appartengono cavalli e rinoceronti. Ma purtroppo tutte le specie sono minacciate da deforestazione, caccia e cambiamenti climatici. Alcuni programmi di conservazione stanno cercando di invertire la rotta, attraverso la protezione delle foreste, la creazione di aree protette e progetti di ricerca, ma la sfida principale resta quella di conciliare la presenza delle comunità umane con la sopravvivenza di questi animali. Conoscerli meglio, divulgarne l’importanza ecologica e valorizzarne la funzione di “giardinieri delle foreste” può essere la chiave per garantire un futuro a questi mammiferi così antichi e particolari.