
Se frequentate i social, vi sarà forse capitato di imbattervi in un video che circola in questi giorni, legato a un intervento del consigliere comunale di centrodestra di Formigine, in provincia di Modena. Le sue parole risultano talmente fuori tempo da far sorgere il dubbio che si tratti più di una provocazione in cerca di visibilità che di una posizione politica realmente argomentata. L’impressione è quella di essere catapultati in una puntata di The Handmaid’s Tale — la serie ambientata in un futuro distopico in cui le donne vengono private di autonomia e ridotte a strumenti di riproduzione — quando Costantino Righi Riva sostiene che il riconoscimento del diritto di voto alle donne avrebbe rappresentato un attacco all’unità familiare. Non una battuta né un paradosso, ma una rilettura esplicita della storia e del diritto: un arretramento di almeno ottant’anni, giustificato dalla presunta “crisi dell’individualismo di matrice liberale”.
Nel caso vi foste persi il breve intervento del consigliere, lo riportiamo qui:
“Il diritto di voto alle donne in Italia è stato riconosciuto solo nel 1946 perché c’era il fondato timore che potesse rappresentare un primo attacco all’unità familiare. La storia si è incaricata di dimostrare che il timore era più che fondato. D’altra parte, se una casa è divisa in se stessa quella stessa casa non può reggersi. Dopo il ’46 sono arrivate leggi come quelle sul divorzio, l’aborto, la riforma del diritto di famiglia che hanno rappresentato altrettanti attacchi alla famiglia e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Piuttosto che guardare al passato, si dovrebbe però guardare al futuro e alla crisi dell’individualismo di matrice liberale che ha portato al riconoscimento del diritto di voto alle donne. L’immigrazione dai Paesi del Sud del mondo sta cambiando radicalmente i ruoli sociali e i diritti che ne derivano. Più che la scontata celebrazione del nostro recente passato sarebbe quindi forse il caso di riflettere su quelli che saranno gli sviluppi del prossimo futuro.”
In pratica, secondo lui, se siamo messi così, se la nostra società sta prendendo una deriva disastrosa, è tutta colpa delle donne e di quella assurda pretesa di voler votare, di poter decidere sul proprio corpo e di avere il potere di lasciare qualcuno. Eh già, le donne, quante ne vogliono.
Negli stessi giorni hanno fatto discutere anche le dichiarazioni del Papa, che ha parlato dell’aborto come di una minaccia alla pace: “Madre Teresa di Calcutta, santa degli ultimi e premio Nobel per la pace, affermava che “il più grande distruttore della pace è l’aborto”. La sua voce rimane profetica: nessuna politica può infatti porsi a servizio dei popoli se esclude dalla vita coloro che stanno per venire al mondo, se non soccorre chi è nell’indigenza materiale e spirituale”.
In tempi bui come questi, rimettere in discussione alcune tematiche è senza dubbio inappropriato. Senza soffermarci sulle dichiarazioni sull’aborto — che, per quanto antiquate e inadeguate a rappresentare un diritto fondamentale, non sono purtroppo una novità da parte di esponenti della Chiesa — è evidente che posizioni di questo tipo, che arrivano persino a mettere in discussione il diritto di voto, sono fuori misura. Un diritto conquistato attraverso un lungo processo storico e politico viene trattato con leggerezza, come se fosse negoziabile o reversibile.
In fondo, ancora una volta, è un modo per ribadire implicitamente l’inferiorità delle donne rispetto agli uomini, facendo passare l’idea che la gentile concessione di alcuni diritti fondamentali sia stata la causa della rovina della società.
L’articolo 21 della Costituzione italiana tutela la libertà di espressione. Un principio fondativo di quella che continuiamo a chiamare democrazia, anche se oggi appare sempre più fragile e in trasformazione. È proprio questa libertà che il consigliere ha candidamente esercitato in questo contesto, sfruttando la visibilità del suo ruolo istituzionale per affermare qualcosa di sorprendentemente feroce. Siamo proprio sicuri allora che la libertà di parola esercitata senza alcuna responsabilità non sia essa stessa una minaccia per la democrazia? Tranquilli: siamo ironici.