134 anni alla parità di genere: lo scenario globale secondo il Global Gender Gap Report

da | Giu 17, 2024 | news, politica | 0 commenti

Dovremo attendere il 2158, ovvero ancora 134 anni, per raggiungere la parità di genere a livello mondiale, ben tre anni in più rispetto all’anno scorso. A confermarlo sono i risultati, poco confortanti, del Global Gender Gap Report del World Economic Forum.

Per quanto riguarda il nostro Paese, l’Italia si trova all’87esima posizione tra oltre 140 nazioni valutate, perdendo ben otto posizioni rispetto all’anno scorso.

Che cos’è il Global Gender Gap Report

Il Global Gender Gap Index valuta ogni anno lo stato attuale e l’evoluzione della parità di genere in quattro ambiti principali: partecipazione e opportunità economiche, istruzione, salute e sopravvivenza, e partecipazione politica. Lanciato nel 2006, il Report del World Economic Forum è l’indice più longevo con queste finalità, monitorando i progressi compiuti dalle varie economie nel ridurre questi divari nel tempo.

Giunto alla sua 18esima edizione, il Global Gender Gap Report di quest’anno analizza la parità di genere in 146 Paesi fungendo da base per valutare lo sviluppo della parità di genere in due terzi delle economie mondiali. I punteggi dell’indice vanno da 0 a 100 e indicano la distanza percorsa verso la parità, dunque la percentuale del divario di genere colmata.

I principali risultati

A livello mondiale, il divario di genere si è ridotto di un ulteriore 0,1 punto percentuale rispetto all’anno scorso, portando il punteggio globale al 68,6% per i 146 paesi analizzati. Questo progresso, seppur minimo, sottolinea la lentezza di questo processo: ci vorranno ancora 134 anni per raggiungere la piena parità, un target che va ben oltre la scadenza fissata per il 2030 dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Una veloce analisi dei sottoindici stabilisce che:

  • salute e sopravvivenza: il divario si è ridotto del 96% rispetto al 2006, ma rimane indefinita la tempistica per raggiungere la piena parità.
  • Risultati scolastici: 94,9% di parità, ma il tempo stimato per la completa parità è aumentato a 20 anni.
  • Partecipazione economica e opportunità: attualmente al 60,5%, con un tempo stimato di 152 anni per raggiungere la parità.
  • Emancipazione politica: colmato solo il 22,5% del divario, con una tempistica stimata di 169 anni.

Una veloce panoramica

L’Islanda si conferma leader globale con un punteggio del 93,5%, essendo l’unica nazione ad aver superato il 90% di parità di genere. Altri Paesi europei, come Finlandia, Norvegia e Svezia, dominano le prime posizioni, mentre l’Asia orientale, l’America Latina e l’Africa sub-sahariana mostrano progressi significativi. Tuttavia, permangono disparità regionali e interne, con nazioni come la Turchia in fondo alla classifica europea.

Risultati regionali: una panoramica

Europa: in vetta alla classifica

L’Europa è al primo posto nella classifica regionale, avendo colmato il 75% del divario di genere. Sono sette i Paesi nella top 10 globale (Islanda, Finlandia, Norvegia, Nuova Zelanda, Svezia, Nicaragua, Germania, Namibia, Irlanda, Spagna), anche se esistono ampie disparità intraregionali, con la Turchia che chiude la classifica europea. L’Europa ha mostrato modesti progressi nella partecipazione economica (+0,4%) e detiene il terzo punteggio più alto nella parità di genere nell’istruzione (99,5%).

L’Italia si trova all’87esimo posto, scendendo ancora rispetto all’anno scorso, quando occupava il 79esimo posto. Il sottoindice in cui dimostra di essere particolarmente debole è quello relativo all’emancipazione politica e potrebbe decisamente migliorare nel sottoindice di partecipazione economica e pari opportunità.

Nord America: stabile ma con sfide economiche

Con un punteggio regionale del 74,8%, il Nord America segue l’Europa. Nonostante il miglior punteggio nel sottoindice di partecipazione e opportunità economiche, la regione ha visto un leggero calo nel punteggio economico, attestandosi al 76,3%, a causa delle disparità nei redditi e nella rappresentanza femminile in posizioni di leadership. Tuttavia, mantiene un punteggio perfetto nell’istruzione (100%) e un alto livello di salute e sopravvivenza (96,9%).

America Latina e Caraibi

La regione si colloca al terzo posto con un punteggio del 74,2%, mostrando il progresso più significativo dal 2006, con una riduzione del divario di 8,3 punti percentuali. Notevole è il punteggio di parità economica (65,7%), che riflette una forte partecipazione femminile alla forza lavoro. Anche l’istruzione (99,5%) e la salute e sopravvivenza (97,6%) mostrano livelli elevati di parità, mentre l’empowerment politico ha raggiunto il 34%, il secondo più alto a livello globale.

Le altre regioni

  • Asia Orientale e Pacifico. Quarta posizione con un punteggio del 69,2%, con notevoli disparità interne nella partecipazione economica e nei livelli di istruzione.
  • Asia Centrale. Quinta posizione con un punteggio del 69,1%, mantenendo un alto livello di istruzione (99,6%) ma mostrando regressi nella parità economica e politica.
  • Africa Sub-Sahariana. Con un punteggio del 68,4%, la regione ha visto un miglioramento significativo dal 2006, con progressi nella partecipazione economica ma gravi carenze nell’istruzione.
  • Asia Meridionale. Settima posizione con un punteggio del 63,7%, con gravi disparità nella partecipazione economica (38,8%) e sfide nell’istruzione e nell’empowerment politico.
  • Medio Oriente e Nord Africa. Ultima posizione con un punteggio del 61,7%, nonostante i progressi nel livello di istruzione e nella rappresentanza politica dal 2006.

Qualche dato in più sul divario di genere

Divario economico. L’attuale contesto economico e normativo globale sta influenzando significativamente i risultati della parità di genere. Sebbene ci siano prospettive di ottimismo a breve termine, le previsioni sui tassi di crescita a lungo termine sono ai livelli più bassi degli ultimi 30 anni, minacciando le prospettive economiche delle donne e delle ragazze a causa di recessioni e crisi prolungate. L’adozione di politiche economiche per promuovere l’uguaglianza di genere è aumentata globalmente, ma vi sono forti differenze regionali nell’implementazione e nelle risorse.

Partecipazione alla forza lavoro. La partecipazione delle donne alla forza lavoro globale ha superato i livelli del 2018, raggiungendo il 65,7% per il campione costante di economie monitorate dal 2006, con un punteggio aggregato del 66,7% per il 2024. Tuttavia, permangono significative differenze regionali: la disoccupazione globale, prevista in aumento nelle economie a basso reddito, colpisce in modo sproporzionato le donne, ampliando il divario occupazionale.

Rappresentanza e leadership. Nel 2024, le donne costituiscono il 42% della forza lavoro globale e il 31,7% dei dirigenti senior. Tuttavia, le posizioni di alto livello rimangono scarsamente accessibili, con una differenza di rappresentanza di 21,5 punti percentuali tra i livelli base e dirigenziali. La rappresentanza femminile nelle posizioni di leadership è peggiorata, scendendo dal 37,5% del 2021 al 36,4% nel 2024. Condizioni macroeconomiche in peggioramento hanno contribuito a questa diminuzione, ma una maggiore rappresentanza femminile nella forza lavoro si traduce in maggiore resilienza durante le recessioni.

Rappresentanza nel governo. Nel 2024, il record di partecipazione parlamentare femminile ha raggiunto il 33%, quasi raddoppiando dal 2006. Tuttavia, solo il 47,2% delle economie monitorate ha avuto una donna ai vertici politici negli ultimi 50 anni.

Forza lavoro STEM e non STEM. La rappresentanza femminile nei ruoli STEM ( science, technology, engineering and mathematics: discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche) rimane bassa, al 28,2%, rispetto al 47,3% nei ruoli non-STEM. Le donne costituiscono oltre la metà della forza lavoro in ruoli non-STEM ma solo un terzo in ruoli STEM, e solo un decimo nei ruoli di leadership STEM.

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