Il 15 ottobre 2024, il Consiglio dei ministri ha approvato lo schema della Legge di Bilancio. Tra i provvedimenti che stanno facendo più rumore, in tema di politiche a sostegno della Famiglia, c’è la Carta nuovi nati, un bonus una tantum di 1.000 euro per i bambini che nasceranno nel 2025, riservato alle famiglie con un ISEE inferiore ai 40 mila euro. Le modalità di richiesta non sono ancora definite, ma verranno comunicate una volta approvata la legge entro dicembre.
Una novità importante riguarderà il concetto di quoziente familiare: più numerosi sono i membri della famiglia a carico, maggiori saranno i benefici fiscali.
Oltre alla Carta nuovi nati, la manovra prevede anche altre misure a sostegno delle famiglie. Tra queste, il bonus asili nido, che potrà arrivare fino a 3.600 euro all’anno, in base al reddito ISEE e al numero di figli, per coprire le spese di asili nido pubblici o privati. Confermata anche l’esclusione dell’assegno unico universale dal calcolo dell’ISEE per ampliare l’accesso a questo sostegno. Resta comunque da sottolineare la carenza cronica di posti negli asili nido, che limita di fatto l’efficacia del bonus aumentato e che rende meno accessibile questo sostegno.
Anche per il il 2025 sarà rinnovata poi la Carta Dedicata a Te, con un finanziamento di 500 milioni di euro destinato a famiglie in difficoltà economiche.
Tra le nuove misure, da menzionare anche la decontribuzione per le madri lavoratrici con contratti a tempo indeterminato e almeno due figli. Queste donne saranno esentate dal pagamento dei contributi fino a 3.000 euro all’anno, con una durata maggiore per chi ha tre o più figli. Tuttavia, questa agevolazione non coprirà tutte le categorie lavorative, escludendo, ad esempio, le lavoratrici domestiche.
La nuova manovra conferma le attuali regole sul congedo parentale, prevedendo un massimo di dieci mesi (o undici se il padre si astiene dal lavoro per almeno tre mesi) di congedo entro i primi 12 anni di vita del figlio, suddivisi tra i due genitori. Questi periodi possono essere fruiti in contemporanea dai genitori, ampliando la flessibilità per le famiglie. Il congedo di paternità però resta limitato a soli dieci giorni retribuiti al 100%, confermando, di fatto, uno squilibrio nelle responsabilità genitoriali.
Politiche per la natalità in giro per l’Europa
Il tasso di natalità in Italia è ai minimi storici. Secondo l’Istat, dal 2008 le nascite sono calate del 34,2% (197 mila bambini in meno) e il nostro Paese si trova in una situazione di “fertilità ultra-bassa“. Praticamente 1,4 nascite per donna durante la vita.
Tra le politiche per favorire la natalità e aiutare le famiglie, la Carta nuovi nati, questo nuovo bonus una tantum pensato per i nuovi nati del prossimo anno, è già al centro di critiche e discussioni. Nonostante possa essere considerato un valido aiuto iniziale, resta, appunto, un supporto solo parziale.
Di fatto, le politiche per la Famiglia sono ben più complesse di bonus sporadici. Nonostante anche altri Paesi europei stiano soffrendo lo stesso calo della natalità, stanno attuando politiche mirate e misure strutturali di più ampio respiro e che rispondono alla richiesta delle donne di non dover scegliere tra il lavoro e la maternità.
Facciamo qualche esempio.
Sentito parlare di bonus baby-sitter? In Francia, l’Assegno Universale di Occupazione copre i costi di baby-sitter e assistenza privata per bambini fino a 12 anni, con bonus aggiuntivi per famiglie monoparentali.
Il congedo parentale retribuito, in Svezia, è di 480 giorni (16 mesi) per ogni figlio e può essere trasferito: da un genitore all’altro (fino a un massimo di 150 giorni), ma anche a nonni o altri parenti (fino a un massimo di 45 giorni; 90 per i genitori single). Mentre in Germania i genitori possono lavorare part-time fino ai 3 anni del bambino e lo Stato copre il 67% della differenza salariale.
In Danimarca, gli asili nido sono gratuiti con le amministrazioni locali che coprono il 100% delle rette.
Insomma, se si vuole davvero invertire il trend della natalità, forse sarebbe il caso di guardare oltre aiuti economici una tantum e iniziare a pensare a soluzioni che permettano alle donne di lavorare senza dover rinunciare a essere madri. In fondo, conciliare lavoro e famiglia dovrebbe essere un diritto, non una sfida impossibile.
