In Italia, il cambiamento climatico rende vulnerabile l’economia

da | Giu 26, 2023 | news | 0 commenti

Tra le economie europee, l’Italia è quella più vulnerabile per i rischi legati al cambiamento climatico. Ad affermarlo è Scope ESG, l’agenzia di rating, che ha sottoposto le cinque maggiori economie europee – Germania, Francia, Paesi Bassi, Italia e Spagna – a uno stress test con cui ha analizzato l’impatto dei rischi climatici nei prossimi decenni.

L’Italia, nello scenario in cui non dovesse occuparsi del cambiamento climatico in tempo, subirebbe una perdita di 17,5 trilioni di euro. La Germania invece potrebbe essere l’economia capace di reggere meglio.

Lo stress test di Scope ESG

Sottoponendo allo stress test le principali economie europee si ha un’idea chiara delle prospettive di crescita e la vulnerabilità dei Paesi.

L’analisi prende in esame due tipi di rischi – quelli fisici, legati a temperatura, inondazioni e siccità, e quelli economici, legati alle riduzioni di gas serra- e tre scenari.

I tre scenari fanno riferimento a tre diversi approcci nei confronti di cambiamento climatico e relativa strategia di adattamento e transizione. Il primo è uno scenario ordinato, con l’introduzione graduale di politiche ecocompatibili urgenti e immediate. Il secondo è invece uno scenario disordinato, quindi tardivo, con una disomogeneità evidente nelle politiche dei vari settori in tema di riduzione di emissioni, e con l’applicazione di misure stringenti solo a partire dal 2030. L’ultimo, lo scenario hot-house, fa riferimento infine a una politica di inattività in tema di transizione energetica e una passività verso le conseguenze del cambiamento climatico.

I risultati dell’analisi: Italia fragile per il cambiamento climatico

Da questa analisi emerge che l’Italia è il Paese maggiormente a rischio nel caso in cui lo scenario dovesse peggiorare nei prossimi decenni: in una transizione ritardata, nel periodo 2020-2050, il cambiamento climatico potrebbe costare all’Italia il 14% del PIL, ovvero 17,5 trilioni.  Nello stesso scenario, la Germania invece sarebbe il Paese meno esposto, con una spesa totale pari a 7,1 trilioni di euro, il 3,2 % del PIL.

Nel complesso, le cinque maggiori economie, in caso di scenario di transizione tardiva, spenderebbero un totale di 41 trilioni: occorre però precisare che questo totale non è equamente distribuito per i vari Paesi e che alcuni anni registreranno dei valori più alti (nel 2035 potrebbe esserci un’impennata).

I Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, Italia e Spagna, infatti con la loro esposizione a rischi cronici legati alla temperatura e la siccità (il Mediterraneo, come dimostrato da diversi studi, è infatti uno dei principali hotspot del cambiamento climatico), sono soggetti a perdite economiche annue. In questa analisi, se la Spagna scegliesse un approccio tardivo, infatti, il cambiamento climatico avrebbe un impatto sul PIL del 10,5%.

Con lo stesso scenario, in Paesi Bassi, Francia e soprattutto Germania la transizione avrebbe ripercussioni decisamente meno pesanti, con un impatto del 6%, del 4,5% e del 3,2% del PIL tra il 2020 e il 2050.

«Se verrà raggiunto il Net Zero entro il 2050, le economie dell’Ue non dovranno affrontare ulteriori rischi di transizione nella seconda metà del secolo e potrebbero limitare l’impatto del rischio fisico a +2°C (o +1,5° C) rispetto allo scenario hot-house», si legge nel report. Per queste cinque economie, affrontare costi economici più alti ora significherebbe evitare effetti economici catastrofici e potenzialmente irreversibili nel caso di aggravamento delle condizioni climatiche.

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