La plastica europea intossica il Vietnam e altri Paesi del Sud del mondo

da | Gen 29, 2024 | news | 0 commenti

Quanto siamo davvero sostenibili, in Europa, nella gestione dei nostri rifiuti di plastica?

Non così tanto e a dimostrarlo è lo studio di un team di ricerca dell’Università di Utrecht pubblicato su “Circular Economy and Sustainability” (Towards a Just Circular Economy Transition: the Case of European Plastic Waste Trade to Vietnam for Recycling).

Nonostante gli sforzi per aumentare i tassi di riciclo, circa la metà della nostra plastica viene esportata in Vietnam e in molti Paesi del Sud del mondo: una problematica che dovrebbe spingere le politiche europee ad affrontare il problema dei rifiuti in modo sistematico.

Il caso studio in Vietnam

Immaginate di cucinare, mangiare e vivere tra i vapori tossici della plastica che si scioglie: questo è quanto accade quotidianamente nel Minh Khai Craft Village, il più grande centro di riciclo del Vietnam.

Lo studio dei ricercatori dell’Università di Utrecht ha rivelato che, invece di essere riciclata correttamente, la plastica europea finisce nei corsi d’acqua del villaggio. Qui infatti vengono scaricati quasi ogni giorno 7 milioni di litri di acque reflue tossiche.

L’impatto sull’ambiente e sulla qualità della vita degli abitanti del Minh Khai Craft Village è drammatico. E dimostra un netto contrasto tra le politiche europee che puntano esclusivamente ad aumentare i tassi di riciclo e la realtà effettiva dei centri di riciclo e trattamento dei polimeri nei Paesi del Sud del mondo.

Troppa plastica esportata

Riciclare quindi non basta: occorre affrontare in modo sistematico il problema dei rifiuti. Anche se i dati Eurostat del 2022 mostrano una leggera diminuzione del commercio extra-UE di rifiuti (con un calo del 3% dell’export e del 5% l’import) il problema persiste.

Dopo il divieto di importazione di rifiuti della Cina, i rifiuti europei viaggiano verso Turchia (Paese che nel 2022 ha ricevuto il 39% del totale annuo, ovvero 12,4 milioni di tonnellate), poi in India (3,5 mln ton), Regno Unito (2,0 mln ton), Svizzera, Norvegia, Egitto (tutte e tre con 1,6 mln ton), Pakistan (1,2 mln ton), Indonesia (1,1 mln ton), Marocco e Stati Uniti (entrambi 0,8 mln ton). L’Europa esporta soprattutto rifiuti ferrosi (55% del totale) e cartacei (15% del totale).

Il Parlamento Europeo sottolinea che fino al 30% delle spedizioni di rifiuti verso Paesi extraeuropei è illegale e alimenta un giro d’affari da 9,5 miliardi di euro l’anno.

Cosa dimostra lo studio dell’Università di Utrecht

Il caso preso in esame in questo studio sulle esportazioni di rifiuti di plastica europea in Vietnam aiuta a far capire come vengono gestiti i rifiuti e quali sono le implicazioni dirette in termini di economia circolare, sostenibilità e equità. A destare molti dubbi infatti è proprio la pratica consolidata di inviare all’estero rifiuti destinati al processo di riciclaggio, spesso in luoghi privi di una effettiva capacità di riciclo.

In Europa infatti i rifiuti di plastica continuano ad aumentare con la crescita dei consumi e, a causa della mancanza di infrastrutture adeguate, è cresciuto anche il commercio di rifiuti riciclabili. Se l’obiettivo dichiarato è quello di ottenere un recupero efficace delle risorse, la realtà dei fatti è una sfida continua in termini di gestione e sostenibilità.

Anche se l’Unione Europea ha messo in atto politiche e sistemi per gestire i rifiuti di plastica, spesso per riuscire a gestirli deve esportarli. Il problema sorge quando questa pratica avviene, in modo poco trasparente, verso Paesi con minori costi operativi e di manodopera, causando potenziali danni a individui, comunità e ambiente.

E così, senza una responsabilizzazione chiara e diretta, il 50% dei rifiuti di plastica europei raccolti per il riciclo viene inviato al di fuori dell’Unione Europea. Ciò che ne deriva è tutt’altro che sostenibile.

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