Biodiversità in pericolo: la LIPU denuncia la caccia fuorilegge in Italia

da | Gen 31, 2024 | news | 0 commenti

L’Italia chiude la stagione di caccia 2023/24 da fuorilegge: a denunciare la situazione critica, tra violazioni della Direttiva Uccelli e bracconaggio diffuso, è la Lega Italiana Protezione Uccelli (LIPU).

L’associazione tira le somme sullo stato in cui versa biodiversità italiana, compromessa seriamente da un’attività venatoria quasi senza regole.

Caccia fuorilegge: le violazioni denunciate dalla LIPU

Secondo la LIPU, sarebbero cinque le gravi violazioni della Direttiva Uccelli hanno segnato la chiusura della stagione di caccia 2023/24.

La prima violazione riguarda la caccia di 20 specie in cattivo stato di conservazione e l’assenza di piani di gestione adeguati. Solo per quattro specie (allodola, coturnice, tortora selvatica e moriglione) sono stati predisposti adeguati piani di gestione, anche se per ora non sono stati attuati.

La seconda infrazione coinvolge la caccia di uccelli durante la migrazione pre-riproduttiva (per molte specie ha inizio già nei primi giorni di gennaio), nonostante il divieto europeo.

La terza infrazione segnalata da Lipu ha a che fare con il divieto di utilizzo di munizioni al piombo nelle zone umide. Il divieto è stato aggirato ed ignorato, nonostante i potenziali pericoli della dispersione di piombo nell’acqua per l’ambiente e gli uccelli. Ad essere aggirato è anche l’obbligo di produrre dati necessari a delineare il quadro dell’impatto della caccia sulla biodiversità.

Infine, la LIPU denuncia la crescente piaga del bracconaggio, con numerose specie protette uccise illegalmente (falco pellegrino, falco di palude, biancone, aquila minore, cavaliere d’Italia e piccoli uccelli come pispole e pettirossi).

Una situazione critica, quindi, che la recente proposta di legge presentata dalla Lega alla Camera dei Deputati potrebbe solo peggiorare. «Una proposta – spiega Alessandro Polinori, presidente della LIPU – che, tra le altre cose, regionalizza i pareri scientifici, elimina i limiti di chiusura della stagione venatoria, liberalizza le modalità di caccia, rende impossibili i ricorsi contro i calendari venatori illegittimi. Insomma, in quanto a gravità e conseguenze negative, non è da meno della proposta di caccia a 16 anni da poco presentata e ritirata». Ci si riferisce qui al DDL proposto (e poi ritirato a fine dicembre) da Bartolomeo Amidei, FdI, che includeva: fucili utilizzabili dai sedicenni, armi nelle aree protette, ampliamento del periodo di caccia, incremento del numero di specie cacciabili, cancellazione dei giorni di silenzio venatorio.

L’urgenza della situazione

Scongiurato il pericolo del DDL Caccia selvaggia, ora la nuova proposta della Lega preoccupa allo stesso modo. Essa potrebbe avere impatti devastanti sulla fauna selvatica e compromettere la biodiversità italiana, già minacciata da precedenti comportamenti illegali. Questo ha spinto la LIPU «a integrare la documentazione di denuncia già trasmessa alla Commissione europea».

L’associazione termina il suo bilancio sulla stagione venatoria appena conclusa rimproverando «il silenzio assoluto del ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin, che pure dovrebbe rappresentare il massimo riferimento istituzionale per la difesa della biodiversità e della legalità ambientale».

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