Auto elettrica o ibrida: impatto e guida alla scelta

da | Mag 23, 2023 | ambiente, inquinamento, mobilità sostenibile, viaggiare green | 0 commenti

Auto elettrica o ibrida? È questa la scelta a cui si trovano di fronte oggi la maggior parte degli automobilisti, nell’avvicinarsi all’acquisto di un nuovo veicolo. Nonostante siano ancora relativamente lontani gli obiettivi fissati dall’Europa per il 2035, quando non sarà più possibile acquistare nuove vetture con motore endotermico, già ora sempre più cittadini si orientano verso una mobilità maggiormente sostenibile. E mentre i costi dell’elettrico puro rimangono ancora abbastanza proibitivi per una larga fetta dei consumatori, i veicoli ibridi ibridi rappresentano una modalità intermedia sempre più accessibile.

Ma quali sono le principali differenze tra auto elettriche e veicoli ibridi e, soprattutto, in che modo considerare il loro impatto ambientale? Sì, perché l’automobilista in procinto di acquistare una nuova vettura rischia di imbattersi in una mole davvero confusa di informazioni, tra sostenitori e detrattori della nuova mobilità e una buona dose di greenwashing. Cerchiamo di capirne di più.

Auto elettrica o ibrida, tra affinità e differenze

Auto elettrica in ricarica

Per una scelta davvero consapevole, e commisurata non solo alle proprie esigenze ma anche a quelle dell’ambiente, il primo passo da compiere è comprendere la differenza tra auto elettriche e veicoli ibridi. Per quanto entrambe rientrino nell’immaginario comune di una mobilità più sostenibile, si tratta di motorizzazioni fra di loro davvero diverse. In linea generale:

  • Auto elettrica (BEV, “Battery Electric Vehicle“): così come suggerisce il nome, si tratta di vetture dotate di un motore al 100% elettrico, alimentato da batterie. L’autonomia è variabile – dai 300 agli 800 chilometri a seconda del modello – e la ricarica delle stesse batterie avviene collegando l’automobile alla rete elettrica domestica o, ancora, alle apposite colonnine di ricarica sempre più diffuse sul territorio;
  • Auto ibrida (PHEV, “Plug-in Electric Vehicle” e “HEV”, “Hybrid Electric Vehicle” o “Full Hybrid“): si tratta di veicoli dotati di un doppio motore, uno endotermico e l’altro elettrico. I veicoli ibridi possono essere plug-in, ovvero dotati di una parte elettrica alimentata a batteria e ricaricabile con il collegamento alla rete elettrica, oppure full hybrid. In questo caso, la ricarica delle batterie avviene tramite il motore principale endotermico. Entrambe le versioni permettono di poter guidare unicamente in elettrico, ma la loro autonomia è assai differente: pochi chilometri per le full hybrid e qualche decina di chilometri per le plug-in.

Se la scelta tra una vettura elettrica e un’ibrida appare abbastanza semplice, data la più che evidente differenze nella configurazione dei loro motori, così non è per chi decide di lanciarsi sul mercato delle ibride. Sono infatti molti i fattori da prendere in considerazione, molti dei quali dipendono dalle proprie necessità e abitudini di guida.

Le ibride full-hybrid – o anche le mild hybrid, dove generalmente il motore non offre trazione alle ruote – rappresentano la soluzione ideale per chi non vuole, o non può, collegare la propria vettura alla rete elettrica per la ricarica. Il motore endotermico è predominante e i vantaggi non sono tanto in termini ambientali, data l’autonomia in elettrico ridotta, quanto nel risparmio di carburante soprattutto nelle fasi di stop e ripartenza del mezzo, come ad esempio ai semafori. Le plug-in appaiono invece interessanti per coloro che compiono brevi tratti giornalieri e, solo saltuariamente, tratti più estesi. Ad esempio, in città si potrà di certo approfittare di una guida unicamente elettrica, facendo ricorso invece al classico motore a combustibile quando ci si dovrà spostare per tragitti più lunghi.

Impatto ambientale di auto elettriche e ibride

Auto ed emissioni di CO2

Non si può dire che, negli ultimi tempi, il dibattito sull’impatto ambientale della nuova e della vecchia mobilità non sia accesissimo. Tra chi sostiene che non vi sia altra alternativa all’elettrico, e chi invece vorrebbe i motori alimentati a combustibili fossili ben oltre il 2035, il dibattito pubblico non è mai stato così polarizzato. Ma quanto pesano le nuove motorizzazioni sull’ambiente?

Per scoprirlo, bisogna innanzitutto comprendere quali fattori effettivamente si decide di prendere in considerazione. Ad esempio, sui media generalisti si fa quasi esclusivamente riferimento alle emissioni di CO2 durante l’uso e la ricarica di queste vetture, ma il dato che se ne ricava rischia di essere ben poco rappresentativo. Sia perché la questione delle emissioni non riguarda unicamente gas climalteranti come l’anidride carbonica, ma anche altri inquinanti atmosferici, che per la mancata misurazione dell’impatto complessivo di queste vetture. Per questo, è meglio affidarsi agli studi LCA (Life Cycle Assessment), capaci di fotografare l’impatto globale delle nuove motorizzazioni, considerandone l’intero ciclo di vita. Dalla produzione alle emissioni durante l’uso, dal mix energetico disponibile per la ricarica fino allo smaltimento a fine vita: tutto deve essere preso in debita considerazione.

L’impatto ambientale del 100% elettrico

Nonostante le auto al 100% elettriche siano un fenomeno commerciale relativamente recente, sono ormai diversi gli studi LCA condotti per comprendere il loro impatto ambientale. E, nella maggior parte dei casi, questi studi sconfessano alcune false credenze – a volte delle vere e proprie bufale – che circolano insistentemente su queste vetture. Come la più diffusa, quella che vedrebbe nelle auto elettriche addirittura una fonte di emissioni superiore alle classiche motorizzazioni diesel e benzina.

In generale gli studi LCA, così come il report del Parlamento Europeo sulle emissioni del settore auto, rilevano:

  • Emissioni di produzione: a oggi, la fase di produzione di nuove auto elettriche rimane quella a più alte emissioni di gas serra dell’intero settore auto, per diversi motivi. Innanzitutto, il sistema produttivo non è ancora sufficientemente esteso, non di certo come quello dell’endotermico, e così non può ancora approfittare di elevate economie di scala che, oltre a rendere più vantaggiosa la produzione, riuscirebbero ad abbatterne le emissioni di CO2. Ancora, anche l’approvvigionamento di materie prime – come ad esempio il litio – non è ancora ottimale, sebbene si registrino miglioramenti di anno in anno;
  • Emissioni durante l’uso: su questo fronte, invece, l’auto elettrica si rivela la più performante rispetto a tutte le alternative oggi disponibili sul mercato. Virtualmente un’auto elettrica è a zero emissioni, ovvero non emette anidride carbonica durante il suo utilizzo. Nella pratica, bisogna invece considerare come l’auto stessa viene ricaricata: le zero emissioni durante l’utilizzo si raggiungo unicamente con fonti energetiche a impatto altrettanto zero, come ad esempio le fonti rinnovabili. In generale, per l’Europa si considerano circa 75 grammi al km di emissioni di CO2 equivalente in condizioni ottimali di ricarica, cifra che può salire a 150 grammi se si considera l’intero ciclo di vita, quindi considerando anche produzione e smaltimento. Per confronto, un’auto diesel può raggiungere i 250 grammi di CO2 equivalente al chilometro sul ciclo di vita;
  • Emissioni di smaltimento: a dispetto delle credenze comuni, l’impatto dello smaltimento delle componenti delle vetture elettriche è già oggi abbastanza performante e, fatto non meno importante, destinato a migliorare in futuro. In linea teorica, gran parte della componentistica può essere facilmente riciclata, anche per quanto riguarda il motore. Più complessa è la gestione delle batterie: già da oggi gran parte del litio può essere riciclata, ad esempio per i sistemi d’accumulo domestici o per la produzione di nuove batterie, tuttavia la filiera del riciclo non è ancora particolarmente sviluppata.

Ma, in definitiva, quale è l’impatto effettivo delle auto elettriche? Per comprenderlo, oltre ai fattori già elencati, se ne deve aggiungere un altro davvero importante: quello del mix energetico del Paese, o del Continente, dove le auto elettriche vengono impiegate. Secondo un recente report dell’ICCT, già oggi le elettriche rappresentano una soluzione a minor impatto rispetto alle altre motorizzazioni, anche considerando l’attuale mix energetico, dove rimane ancora esteso il ricorso ai combustibili fossili. In confronto alle auto a benzina e diesel, l’elettrico (BEV) ha emissioni più ridotte del 66/69% in Europa, del 60/68% negli Stati Uniti, del 35/45% in Cina e del 19/34% in India.

E sul fronte degli altri inquinanti? Il 100% elettrico non emette inquinanti ambientali come metalli pesanti e ossidi d’azoto, mentre sul fronte del particolato le performance è di poco inferiore alle classiche motorizzazioni, soprattutto a causa del consumo dei battistrada. Bisogna infatti considerare che, in media, le auto elettriche sono decisamente più pesanti rispetto ad altre motorizzazioni.

L’impatto ambientale dell’ibrido

Ben più complesso è invece valutare l’impatto ambientale delle soluzioni ibride, perché vi sono molti fattori da prendere in considerazione. Primo fra tutti, lo stile di guida personale: in altre parole, quanto il singolo riesce a guidare in elettrico e quanto, invece, a comune combustibile. Su questo fronte, un interessante report di Transport & Environment evidenzia una certa discrepanza tra le emissioni medie dichiarate dai produttori e quelle effettive, proprio poiché lo stile di guida reale appare ben diverso da quello misurato in condizioni d’uso ottimali. Nel dettaglio, T&E ha rilevato – per tre diffusi modelli di ibride plug-in – emissioni tra il 28 e l’89% maggiori rispetto a quelle attese – pari a 85-114 grammi di CO2 equivalente al chilometro (non sul ciclo di vita).

Sul fronte delle varie analisi LCA, l’ibrido si rivela mediamente performante in fase di produzione – con emissioni sovrapponibili alle classiche endotermiche, per via di linee produttive similari e già rodate – e smaltimento mediamente performante, anche in questo caso simile alle classiche motorizzazioni. Non sembra invece spostare molto l’asticella sulla CO2 equivalente la possibilità di sfruttare un motore elettrico, anche con gli attuali mix energetici: questo perché, come sempre T&E sottolinea, il range di utilizzo elettrico è ridotto, da circa 20 a 80 chilometri a ricarica.

In definitiva, si può affermare che le auto ibride rappresentano una soluzione mediamente più performante rispetto alle classiche auto benzina e diesel e, in generale, possono essere considerate come delle alternative plausibili nel tragitto di transizione verso l’elettrico puro, in attesa che i costi di queste ultime vetture siano più accessibili al grande pubblico e si risolvano le questioni ancora aperte, relative a produzione di energia e ottimizzazione e riciclo delle batterie.

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