
Al mercato ci vado spesso, più per istinto che per reale necessità. Passo tra i banchi, scrutando con attenzione ogni cassetta. Ammetto che, senza pensarci troppo, tendo a scegliere la mela più rotonda, il pomodoro più rosso, la zucchina più dritta. In qualche modo la bellezza esteriore è diventata garanzia di qualità. Ma è davvero così?
Quello che non vediamo, o non vogliamo vedere, è che questa ricerca ossessiva della perfezione ha un prezzo altissimo. Una quantità enorme di frutta e verdura viene scartata ogni giorno perché troppo piccola, troppo grande, troppo curva, con una macchia sulla buccia o semplicemente non conforme agli standard estetici della grande distribuzione. Non importa se è perfettamente commestibile. Non importa se è buona, non è bella. E quindi non va bene.
In Italia lo spreco alimentare legato a criteri estetici è un fenomeno tanto invisibile quanto drammatico. Secondo Coldiretti, circa un frutto o ortaggio su cinque non arriva mai sul banco del supermercato per motivi puramente estetici. Si tratta di migliaia di tonnellate di cibo buttato via ogni anno, con conseguenze ambientali enormi: dalla produzione di rifiuti all’impatto delle risorse utilizzate per coltivare prodotti che non verranno mai consumati. È uno spreco che coinvolge tutta la filiera, dai campi alla logistica, e che alimenta un sistema profondamente insostenibile.
Contro la logica del bello a tutti i costi
Negli ultimi anni, però, qualcosa sta cambiando. Sempre più realtà in Italia stanno cercando di invertire la rotta, recuperando e valorizzando proprio quei prodotti considerati difettosi o fuori standard. Aziende agricole, cooperative, start-up e negozi stanno dando nuova vita alla frutta e alla verdura brutta, trasformandola in conserve, succhi, marmellate o semplicemente vendendola così com’è, con tutte le sue imperfezioni.
Tra queste realtà c’è Bella Dentro, una giovane azienda milanese nata nel 2018 con un’idea semplice ma potente: ridare dignità alla frutta e alla verdura brutta, contrastando lo spreco alimentare legato ai criteri estetici. A fondarla sono stati Camilla Archi e Luca Bosi, due ragazzi che viaggiando per le campagne italiane si sono accorti di un paradosso sconcertante. Ogni giorno, tonnellate di prodotti ortofrutticoli venivano buttati via non perché danneggiati o immangiabili, ma semplicemente perché troppo piccoli, troppo grossi, con forme strane o con qualche difetto superficiale. Prodotti buonissimi, coltivati con cura, che però non superavano la prova visiva imposta dal mercato.
Bella Dentro nasce proprio per salvare questi prodotti e per rimettere in discussione la logica del bello a tutti i costi. Acquista direttamente dai produttori agricoli quei frutti e ortaggi destinati allo scarto, creando per loro una nuova opportunità di mercato. In questo modo sostiene anche economicamente i piccoli coltivatori, che altrimenti non otterrebbero alcun guadagno da una parte significativa del raccolto.
Bella Dentro: dal mercato su ruote al laboratorio di trasformazione
I prodotti vengono venduti attraverso canali alternativi e più umani: un negozio fisico a Milano, in zona Porta Venezia, e l’Ape Car trasformata in frutteria mobile, che gira tra quartieri e mercati con il suo stile retrò inconfondibile. Ma non si tratta solo di vendita. Ogni prodotto racconta una storia. Sui canali social, Bella Dentro dà volto e voce alla frutta e alla verdura brutta, spiegando il perché di quella forma storta, di quella buccia segnata, e invitando le persone a cambiare sguardo, a riscoprire l’autenticità che si nasconde dietro l’imperfezione.
Il progetto si è allargato anche al mondo della trasformazione con l’apertura di un laboratorio in collaborazione con realtà locali e che produce confetture, succhi ed essiccati di frutta e verdura. Una linea di prodotti Belli Dentro acquistabile online e nei negozi. È un modo intelligente per ridurre ulteriormente gli sprechi e valorizzare il cibo in tutte le sue forme, anche quando non è più vendibile fresco.
Infine, il primo spazio Bella Dentro Kitchen, dove frutta, verdura, cereali, legumi, uova e altri prodotti provenienti dalle aziende agricole vengono trasformati in ingredienti da assemblare in bowl personalizzabili per la pausa pranzo.
Una rivoluzione culturale fatta con gentilezza
Ma forse il lato più rivoluzionario di Bella Dentro è quello culturale. Camilla e Luca fanno educazione alimentare nelle scuole, partecipano a eventi, scrivono, parlano, spiegano. Usano ogni occasione per raccontare cosa si nasconde dietro la filiera del cibo che troviamo nei supermercati. E lo fanno con un approccio gentile, senza moralismi, ma con passione e ironia. Perché cambiare le abitudini non è facile, ma può essere sorprendentemente naturale, se si capisce davvero il perché.
Il lavoro di Bella Dentro è quindi molto più di un’operazione commerciale. È un gesto politico, una presa di posizione contro un sistema che produce scarti per motivi estetici, mentre nel mondo milioni di persone non hanno accesso al cibo. È anche un invito a rallentare, a guardare meglio, a fare scelte più consapevoli. A riscoprire che il valore di un alimento non sta nella sua forma, ma nella sua sostanza.
La prossima volta che siete al mercato, provate a scegliere quella pera un po’ storta, quella melanzana dalla forma buffa. Potrebbe essere più saporita di tutte le altre. E magari, nel suo piccolo, sarà anche un atto rivoluzionario. Perché brutto non significa meno buono.