L’Italia è un Paese per auto.

Se vogliamo ridurre le emissioni del 55% entro il 2030, la decarbonizzazione dei trasporti dovrebbe, invece, essere una delle priorità del nostro Paese. Ma come possiamo raggiungere tale obiettivo se negli ultimi anni i governi hanno stanziato miliardi di euro solamente per il settore automotive? Il report Non è un Paese per bici redatto da Clean Cities, Fiab, Kyoto Club e Legambiente scatta una fotografia sulla situazione della mobilità dolce e ciclistica del Paese, mostrando anche i possibili scenari dei prossimi anni.

Durante il 2019 in Italia il settore dei trasporti è stato responsabile per il 30,7% delle emissioni totali di CO2, con una percentuale che supera il 92% per quanto riguarda le emissioni relative al trasporto stradale.

Le nostre abitudini, laddove possibile, devono cambiare! Un Paese in cui il tasso di motorizzazione di alcune città supera le 70 auto per 100 abitanti è ben lontano da una strategia che possa portare a un futuro dei trasporti a zero emissioni.

Mobilità leggera e sostenibile: la situazione in Italia.

Promuovere una mobilità dolce ha tantissimi vantaggi, che vanno da una migliore qualità della vita alla valorizzazione delle città. Se pensiamo che in Italia oltre la metà degli spostamenti avvengono entro i 5 chilometri, cargo bike e biciclette dovrebbero essere i mezzi più diffusi e più utilizzati dai cittadini e dalle imprese locali che si occupano di consegne dell’ultimo miglio.  

Se da una parte gli italiani continuano a rimanere fedeli all’auto, dall’altra non sembra esserci un sostegno da parte dei governi affinché possa avvenire un sostanziale cambio di rotta. A partire dal 2018, al fine di rinnovare il parco veicolare privato, i governi italiani hanno stanziato quasi 10 miliardi e mezzo di euro per un totale complessivo di 98 miliardi se includiamo anche gli investimenti, previsti per i prossimi 10 anni, per infrastrutture stradali e autostradali nazionali, manutenzione stradale e altre importanti opere infrastrutturali come ponti. 

Ci troviamo, dunque, davanti a un Paese che incentiva esclusivamente l’auto? Potremmo dire di sì se confrontiamo le cifre del settore automotive con la somma destinata alla mobilità dolce. I dati contenuti nel report parlano chiaro: le infrastrutture per la ciclabilità hanno ricevuto uno stanziamento complessivo di 600 milioni di euro, dei quali 400 per le ciclovie turistiche e 200 per le ciclovie urbane. Per quanto riguarda, invece, le risorse che i governi hanno deciso di destinare alla realizzazione di piste ciclabili nelle aree urbane si parla di 438 milioni di euro da qui al 2030, di cui 141 ancora da assegnare.

Bici, enorme divario tra Nord e Sud ma non solo.

È chiaro che a una crescente diffusione delle bici deve corrispondere una valida valorizzazione dell’infrastruttura ciclabile dell’intero territorio nazionale. Da ciò ne deriverebbe, inevitabilmente, un’evoluzione dei paradigmi economici e produttivi del Paese. Secondo i dati del dossier, nonostante tra il 2015 e il 2020 le ciclabili presenti in Italia siano cresciute del 20%, oltre un terzo dei comuni non ha costruito un solo chilometro in più o, addirittura, alcuni sono stati rimossi. Non poco, inoltre, il divario tra i territori dato che a occupare gli ultimi posti della classifica italiana sono quasi esclusivamente città del Centro-Sud.

Dal confronto tra le città italiane e quelle europee, come Amsterdam o Copenaghen, emerge una sostanziale differenza per quanto riguarda la presenza di infrastrutture dedicate alle bici: alle città italiane occorrono infatti 16.000 km di ciclabili in più – rispetto al 2020 -, per un totale di 21.000 km al 2030 con un investimento di circa 3,2 miliardi di euro nell’arco dei prossimi 7 anni, pari a 500 milioni di euro all’anno.

Nonostante siano numerosi gli italiani che considerano l’uso della bicicletta fondamentale per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica e del traffico, non passa inosservata la percentuale di cittadini che valutano troppo pericolosa la propria zona per effettuare spostamenti in sella a una due ruote. 

Come dichiara Raffaele Di Marcello, Consigliere di Presidenza di FIAB, «la situazione infrastrutturale delle nostre città, per quanto riguarda i percorsi ciclabili, è ancora da migliorare. Poche piste ciclabili, spesso non collegate tra loro, e mancanza di una visione che metta insieme pianificazione urbanistica e mobilità sostenibile, rendono difficile, e spesso impossibile, utilizzare la bicicletta come mezzo alternativo all’automobile». 

Ma come è possibile promuovere una mobilità sostenibile in un Paese in cui è appena stato deciso di definanziare il fondo per la ciclabilità urbana? Nel testo della Legge di Bilancio 2023 vi è infatti un taglio dei fondi residui, non ancora assegnati, per 94 milioni di euro per gli anni 2023 e 2024. 

In risposta alle numerose proteste contro la cancellazione di risorse indispensabili per un Paese in cui la ciclabilità e le infrastrutture dedicate sono purtroppo non paragonabili a quelle di alcune città europee, il governo ha agito in extremis, con l’istituzione del Fondo per lo sviluppo di ciclovie urbane intermodali. Dopo l’iniziale cancellazione dei 94 milioni di euro per la ciclabilità, la Legge di Bilancio 2023 ha inserito quindi un piccolo fondo di 10 milioni di euro per le ciclabili urbane.

Con la speranza che nei prossimi anni l’Italia possa diventare “un Paese per bici”, non posso che condividere le parole del direttore generale di Legambiente, Giorgio Zampetti: «Bisogna cambiare il paradigma della mobilità nelle città, pianificando lo spazio stradale con nuove gerarchie: più spazio a pedoni, ciclisti e intermodalità e meno a spostamenti privati in auto. La bicicletta negli spostamenti brevi e medi è uno straordinario alleato: ricuce i quartieri, connette centro e periferie e rende accessibili spazi condivisi come le stazioni, le scuole, gli uffici pubblici, abbattendo emissioni, congestionamento e incidentalità stradale. Ma servono risorse certe e incentivi stabili che permettano di realizzare connessioni efficienti come insegna la bicipolitana che si sta diffondendo in tutta Italia».

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