
Parlare di criminalità in Italia è un esercizio delicato: i numeri esistono, ma vanno letti con attenzione. “Crimine” non è una categoria unica, perché dentro ci finiscono fenomeni molto diversi tra loro, dalla microcriminalità di strada ai reati informatici, fino alla violenza domestica e ai delitti legati alla criminalità organizzata.
In più, quando leggiamo statistiche su denunce e reati “registrati”, stiamo spesso osservando una fotografia amministrativa: ciò che viene denunciato, ciò che viene rilevato dalle forze di polizia, ciò che emerge nelle banche dati. È una parte importante della realtà, ma non coincide sempre con tutta la realtà.
Quanti crimini vengono commessi ogni anno e quali sono i più frequenti
Nel 2024 in Italia risultano commessi circa 2,38 milioni di delitti: 2.380.653 secondo la Relazione al Parlamento sull’attività delle Forze di polizia e sullo stato dell’ordine e della sicurezza pubblica.
Dentro quel totale convivono andamenti diversi. La stessa Relazione segnala che, rispetto al 2023, nel 2024 sono aumentati alcuni reati “tradizionali” e predatori come furti e rapine, ma anche reati contro la persona come lesioni dolose e violenze sessuali; risultano invece in diminuzione, tra le altre cose, le truffe e frodi informatiche.
Per capire quali tipologie pesano di più, è utile guardare a un dettaglio per categorie. Un quadro molto chiaro emerge dalle tavole ufficiali sui delitti denunciati (qui in versione 2022, con dettaglio per tipologia): in quell’anno, ad esempio, i furti sono di gran lunga la voce più numerosa (963.032), mentre truffe e frodi informatiche sono anch’esse molto rilevanti (273.872). Sul fronte dei reati violenti, i numeri sono molto più bassi in valore assoluto, ma socialmente hanno un impatto enorme: nel 2022 le violenze sessuali denunciate sono 6.293, le lesioni dolose 61.958 e gli omicidi volontari consumati 331.
Come sono distribuiti i crimini per regione
La geografia dei reati, in Italia, tende a seguire due logiche contemporaneamente: la dimensione della popolazione (più abitanti, più eventi in valore assoluto) e la concentrazione urbana/turistica (dove circolano più persone, opportunità e “occasioni” criminali).
Se guardiamo alla distribuzione regionale per alcune tipologie (sempre con dati 2022), in valore assoluto spiccano le regioni più popolose: Lombardia, Lazio, Campania, Emilia-Romagna e Piemonte raccolgono numeri elevati in varie categorie, dai furti alle lesioni.
Ma il confronto davvero istruttivo è quello “per 100.000 abitanti”, perché mostra l’incidenza. Ad esempio, per i furti nel 2022 il Lazio presenta un valore molto alto (2.448,4 per 100.000 abitanti) e anche la Lombardia è sopra i 2.000 (2.081,3). La Liguria è anch’essa su livelli elevati (1.582,7), mentre diverse regioni del Sud e delle Isole hanno valori più bassi, pur con eccezioni legate a specifiche aree urbane.
Questo non significa “regioni buone” e “regioni cattive”: significa che contano moltissimo fattori come densità abitativa, flussi turistici, pendolarismo, ricchezza concentrata, infrastrutture e perfino la propensione a denunciare.
Chi li commette: italiani o stranieri, in che percentuale e su quali reati
Qui bisogna distinguere bene tra due cose: i delitti commessi (eventi) e le persone denunciate o arrestate (autori noti o presunti). Non tutti i reati hanno un autore identificato, e non tutte le segnalazioni diventano poi condanne. Detto questo, le statistiche sulle segnalazioni sono una delle fonti più solide per capire “chi” finisce dentro il circuito penale.
Nel 2024, secondo la Relazione al Parlamento, le segnalazioni complessive per persone denunciate o arrestate sono 828.714. Di queste, 287.704 riguardano cittadini stranieri: è il 34,7% del totale, in lieve aumento rispetto al 2023 (33,7%).
Nello stesso documento si ricorda che la popolazione straniera residente al 1° gennaio 2024 è pari a 5.253.658 persone, circa l’8,9% della popolazione residente. Questo dato è fondamentale perché la “quota sul totale dei denunciati/arrestati” non coincide automaticamente con la “propensione a delinquere”: entrano in gioco età media, genere, condizioni socioeconomiche, irregolarità, marginalità abitativa, concentrazione in aree urbane, controlli di polizia e tipologia di reati più esposti a identificazione immediata.
Quando si scende nel dettaglio, emerge un punto chiave: l’incidenza degli stranieri non è uniforme per tutti i reati, ma cresce molto nei reati predatori. Nel 2024, sempre secondo la Relazione, per i furti le segnalazioni a carico di stranieri sono 48.059 e rappresentano il 47,79% del totale dei segnalati per quella fattispecie. Per le rapine, le segnalazioni riferite a stranieri sono 11.978 e rappresentano il 52,37% del totale dei segnalati per rapina.
Un altro indicatore utile, pur con cautela interpretativa, è la popolazione detenuta: al 31 dicembre 2024 i detenuti presenti risultano 61.861, di cui 42.167 italiani e 19.694 stranieri, pari al 31,84%. Anche qui il dato va letto ricordando che il carcere “seleziona” alcuni reati più di altri (e alcune condizioni sociali più di altre) e non rappresenta una fotografia neutra dell’intera criminalità.
I numeri servono, ma conta come li usiamo
Se l’obiettivo è capire davvero “chi commette crimini in Italia”, i dati dicono due cose insieme. La prima è che la criminalità è ampia e composta soprattutto da reati non violenti e spesso predatori, con differenze territoriali marcate. La seconda è che, nel circuito delle segnalazioni (denunciati/arrestati), la quota di stranieri è significativa e particolarmente alta in furti e rapine, ma va interpretata alla luce della composizione demografica e delle condizioni sociali che aumentano il rischio di finire dentro certe dinamiche e certi controlli.