Cosa sono gli ftalati e dove si trovano

da | Lug 3, 2024 | viaggiare green | 0 commenti

Negli ultimi tempi si parla sempre più spesso del problema degli ftalati, delle sostanze chimiche utilizzate principalmente per la lavorazione della plastica, purtroppo noti perché interferenti endocrini. In altre parole, queste sostanze possono alterare il normale funzionamento del sistema endocrino umano, principalmente modificando il naturale ciclo ormonale e, fatto non meno importante, influenzando la fertilità.

Utilizzati sin dai primi decenni del Novecento per rendere la plastica facilmente lavorabile, gli ftalati sono ormai pressoché ubiquitari, nonostante i rigidi limiti previsti per la loro applicazione. Ma cosa sono nel dettaglio e, soprattutto, in quali oggetti di uso comune si trovano con più facilità?

Cosa sono gli ftalati

Gli ftalati sono degli esteri dell’acido ftalico, che si presentano sotto forma di liquidi incolore, impiegati per la lavorazione della plastica. Queste sostanze chimiche, in uso almeno dagli anni Trenta dello scorso secolo, vengono impiegati per rendere la plastica più morbida e malleabile, in particolare il PVC. Inoltre, presentano anche delle proprietà impermeabilizzanti utili allo stesso materiale.

Oggi gli ftalati vengono utilizzati per la produzione dei più svariati oggetti, dai contenitori in plastica ad alcune tipologie di indumenti in fibre sintetiche, passando per borse, valigie e molto altro ancora. Studiati da anni a livello scientifico, negli ultimi decenni si è scoperto che l’esposizione continuativa a queste sostanze – peraltro degli inquinanti perenni, poiché impiegano molto tempo a degradarsi nell’ambiente – può avere effetti avversi sulla salute, in particolare sul già citato sistema endocrino. Per questa ragione, dalla fine degli anni Novanta diverse nazioni ne hanno limitato l’utilizzo e l’Europa, con la direttiva 2018/2005, ha imposto che la concentrazione all’interno degli oggetti deve essere inferiore agli 0,1%.

I problemi alla salute dovuti agli ftalati

Donna incinta e ftalati

Come accennato nei paragrafi precedenti, da decenni si studiano gli effetti dell’esposizione agli ftalati sull’organismo umano. In particolare, l’Iniziativa Europea di Biomonitoraggio Umano (HBM4EU), ha raccolto i più significativi:

  • danni alla fertilità: in qualità di interferenti endocrini, gli ftalati possono danneggiare la fertilità. Diversi studi sono stati condotti su animali selvatici, esposti a grandi quantità di ftalati da scarichi industriali, con il risultato di un aumento dei tassi di sterilità e di un non corretto sviluppo dell’apparato genitale e riproduttivo;
  • danni al feto: gli studi condotti sugli animali hanno inoltre evidenziato danni al normale sviluppo dei feti animali, ad esempio con forti squilibri ormonali già all’interno del grembo materno;
  • alterazione nei cicli ormonali: sempre in qualità di interferenti endocrini, gli ftalati possono alterare i normali cicli ormonali e non solo sul fronte della riproduzione, ma anche determinando un maggiore rischio di obesità, diabete, resistenza all’insulina;
  • altri problemi: diversi studi hanno evidenziato la capacità di queste sostanze di ridurre le normali funzionalità del sistema respiratorio, ad esempio aumentando il rischio di asma, nonché di predisporre a patologie neurodegenerative e cognitive.

In linea generale, l’esposizione agli ftalati genera più conseguenze nei bambini, nelle donne in gravidanza e soprattutto agli uomini, poiché l’apparato riproduttivo maschile è particolarmente sensibile a queste sostanze. Le donne non ne sono escluse, tuttavia per il sesso femminile il rischio sembra maggiore con il Bisfenolo A (BPA) e altre sostanze della medesima categoria.

L’esposizione agli ftalati: come avviene

Per quanto i limiti di legge siano davvero restrittivi sull’impiego degli ftalati, purtroppo l’esposizione è continua, poiché contenuti in una grande quantità di oggetti di uso quotidiano. Ma dove si trovano più frequentemente queste sostanze chimiche? In linea generale:

  • pentole antiaderenti, nella parte del rivestimento interno;
  • teli in plastica, pellicole, sacchetti e altra plastica morbida;
  • cavi elettrici;
  • vernici per arredamento;
  • alcuni rivestimenti per pareti e pavimenti;
  • cosmetici come smalti, unghie e alcune tipologie di lacche;
  • tessuti e indumenti impermeabili;
  • qualsiasi altro oggetto in plastica con rivestimento resistente all’acqua.

La contaminazione può avvenire per contatto prolungato, per inalazione o per ingestione, ad esempio tramite l’utilizzo di contenitori in plastica per alimenti realizzati con ftalati. Per questa ragione, sempre più produttori stanno inserendo etichette “FTALATI-FREE” – e anche “BPA FREE” – sulle loro confezioni.

Come ridurre la contaminazione da ftalati

Pentola antiaderente e cibo

Considerando come gli ftalati siano presenti in moltissimi oggetti di uso assai comune, così come già accennato, è possibile ridurre l’esposizione e, di conseguenza, anche la contaminazione? Evitare di entrare completamente in contatto con queste sostanze chimiche è davvero difficile, proprio poiché sono pressoché ubiquitarie. Tuttavia, ci sono diverse strategie – anche molto semplici da seguire – che possono aiutarci a ridurre i rischi.

In particolare, a livello quotidiano bisognerebbe prestare attenzione a:

  • evitare di usare pentole con il rivestimento antiaderente danneggiato, poiché i rischi di contaminazione dei cibi non possono essere esclusi;
  • preferire indumenti realizzati con fibre naturali anziché plastiche;
  • evitare alimenti in contenitori di plastica o, in ogni caso, preferisce scatole rigide – o, meglio ancora, in silicone – anziché contenitori flessibili;
  • scegliere vernici per la casa prive di ftalati;
  • non utilizzare prodotti cosmetici che presentano ftalati;
  • ridurre il consumo di acqua o di bibite in contenitori di plastica. Va però sottolineato che il PET, la plastica più utilizzata per le bottiglie, non contiene né ftalati, né BPA.

È inoltre utile sapere che queste sostanze, in qualità di inquinanti perenni, tendono ad accumularsi all’interno delle abitazioni. È quindi utile mantenere sempre i locali ben aerati e procedere regolarmente a una profonda pulizia, in particolare di pavimenti e superfici lisce, dove tendono maggiormente a concentrarsi.

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