Dritti al punto: Francesco Nigro e il PU di Ravenna

da | Mag 5, 2022 | ambiente, smart city | 0 commenti

In che modo il Piano Urbanistico contribuisce alla transizione ecologica?

La domanda di transizione ecologica ed energetica a fronte dell’urgenza climatica (e non solo) e il concreto perseguimento della sostenibilità passano in particolare dille città. Le città sono i luoghi del massimo consumo, del massimo inquinamento ma anche della maggiore possibilità di innovazione nella prospettiva della sostenibilità. In che modo si pensa, si progetta e si agisce questa transizione? Lo chiediamo a Francesco Nigro, architetto e urbanista, noto per i piani di ricostruzione di Norcia e Castelluccio dopo il terribile terremoto del 2016, e che ha collaborato alla recente redazione del Piano Urbanistico di Ravenna, uno strumento all’avanguardia nella disciplina urbanistica.

Durante l’intervista Nigro ha detto: il compito di un Piano Urbanistico (PU) è di fare in modo che le condizioni di rischio (sismicità, alluvioni, siccità, inquinamento, etc.) possano diventare delle opportunità. Ecco il punto: la rigenerazione. Dal vocabolario Treccani: «Rigenerazione: l’azione di rigenerare, il fatto di rigenerarsi e di venire rigenerato. 1. In senso sociale, morale o religioso, rinascita, rinnovamento radicale, redenzione che si attua in una collettività o anche in un individuo o in un gruppo».

Dunque rigenerazione urbana, agricola, ecosistemica, ma anche umana e sociale.

Una pianificazione sostenibile

La pianificazione urbanistica si occupa in Italia di governare l’uso e la trasformazione della città e del territorio nelle sue diverse parti che hanno caratteristiche e funzioni diverse. Ma oggi questa stessa pianificazione è chiamata a orientare i processi di trasformazione verso la sostenibilità, attraverso visioni e strategie che traguardino un reale cambiamento e una regolazione di quello che si può fare e quello che non si può fare, e quali sono gli usi possibili delle diverse parti del territorio e della città. Quindi sollecitare e sostenere, attraverso le sue regole, la transizione ecologica, favorendo una progressiva modificazione dei comportamenti individuali e collettivi nell’uso e nella trasformazione dello spazio, e in generale del “metabolismo urbano” (risparmio risorse, no consumo di suolo, respirazione, ecc).

Per fare qualche esempio concreto: la città deve essere in grado di assorbire e riutilizzare una certa quantità di acqua, ogni parte deve essere dotata di una certa quantità di vegetazione, far sì che non rimangano parti di città non utilizzate o sotto utilizzate o abbandonate dito che non bisogna più consumare suolo… tutto questo lo stabilisce la pianificazione. Il PU aiuta le città a orientare le politiche verso certi obiettivi. Questi obiettivi di sostenibilità riguardino il pianeta intero e al perseguimento degli stessi devono concorrere in primis le città. Le Nazioni Unite hanno fissato 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile nell’Agendi 2030 (https://unric.org/it/agendi-2030/). Gli Stati membri hanno aderito a questo piano e i territori dei relativi Stati devono tentare di rendere concreti questi obiettivi.

Una questione di cooperazione

In questo quadro, obiettivi centrali del PU sono la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente con l’efficientamento energetico, la trasformazione del tessuto urbano perché si producano migliori spazi pubblici, perché il suolo sia più permeabile, perché aumentino gli spazi verdi, privati e pubblici, per l’introduzione di sistemi di mobilità alternativa. E siccome la città è in gran parte costituita di proprietà private, il PU deve anche prevedere meccanismi di cooperazione tra pubblico e privato, affinché la rigenerazione urbana sia economicamente praticabile, e ambientalmente e socialmente efficace. Si tratta di un reciproco scambio: intanto per facilitare l’intervento sulla città, semplificare le procedure, e poi generare valore. Questo è un aspetto cruciale: cos’è il valore oggi? È soltanto un valore economico o riguarda appunto anche le questioni ambientali? Il valore, che le scelte urbanistiche possono determinare, consente di generare delle risorse che servono a trasformare le città.

La pianificazione riguarda principalmente le città ma i territori rurali sono altrettanto importanti: in questo caso la pianificazione, con il concorso di altri strumenti di settore, ha il compito di orientare l’agricoltura, biologica e di precisione, gestire le risorse idriche, proteggere e potenziare il patrimonio naturalistico-ambientale e ridurre i rischi, aumentando la resilienza del territorio.

I percorsi della pianificazione urbanistica devono essere percorsi partecipati, che coinvolgano i cittadini. Ad esempio attraverso la possibilità di ascoltare bisogni e aspirazioni, di conoscere le trasformazioni previste e di consultare le relative norme di attuazione, l’organizzazione di tavoli di partecipazione con tutti gli attori del processo, istituzioni, associazioni, comitati… L’attitudine alla condivisione e l’efficacia della partecipazione dipendono ovviamente dilla capacità che le varie realtà hanno di praticare queste forme di costruzione condivisa del futuro, che si tratti di grandi opzioni strategiche come della riqualificazione di un piccolo spazio pubblico di quartiere. In generale il quadro in Italia è piuttosto eterogeneo e questo dipende dilla “tradizione pianificatoria” dei vari territori e molto, anche, dilla promulgazione di Leggi Regionali che disegnano una mappa variegata di modalità di pianificazione, acquisizione di innovazioni, maturazione di prassi capaci di coniugare strategicità, regolazione e fattibilità. La Legge Urbanistica Nazionale è del 1942; nel 1972 viene trasferita la competenza alle Regioni in materia di urbanistica, e di quel momento le Regioni hanno cominciato a legiferare, chi prima chi dopo. Ne risulta talvolta una babele che per il bene del Paese bisognerebbe ricondurre a una maggiore unitarietà, sulla quale gli addetti ai lavori stanno dibattendo in questa fase, probabilmente sollecitati dalle urgenze che l’attualità rende non più procrastinabili (innanzitutto la questione ambientale con la transizione ecologica ed energetica, e la rigenerazione).

Ciò nonostante via via si sono consolidate modalità alle volte diverse, dalle quali emerge comunque la capacità dello strumento urbanistico di orientare la pubblica amministrazione anche se non si attuano tutte le sue previsioni. È un quadro di riferimento per l’azione, uno strumento strategico di sviluppo della mobilità, dell’ambiente, della residenza, del turismo, in qualche modo dell’economia e della società urbana, oggi dove più e dove meno nella direzione della sostenibilità.

Par capire un po’ meglio come funziona il PU, Francesco Nigro ci racconterà del lungo e appassionante lavoro svolto per adottare il piano della città di Ravenna, nella Regione Emilia Romagna.

Francesco Nigro, architetto e urbanista, ha collaborato alla recente redazione del Piano Urbanistico di Ravenna.
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