Ecotessili, se gli scarti fanno tendenza

da | Ott 14, 2022 | ambiente, tecnologia verde | 0 commenti

Secondo recenti stime, nell’Unione Europea produciamo ogni anno 15 chili di rifiuti tessili a persona. Si tratta di una grande quantità di scarti, provenienti da una delle filiere più nocive in assoluto per l’ambiente: quella tessile. Se potessimo recuperare questo prodotto, invece di gettarlo, quanta materia prima avremmo da rilavorare? Se lo sono chiesti in Lombardia, dove stanno avviando un progetto per la raccolta, il riutilizzo o, al limite, il riciclo di rifiuti tessili.

Ecotessili è il nome di un consorzio nato appositamente per gestire il fine vita dei prodotti tessili. Esso è stato promosso da Federdistribuzione e si è costituito nell’ambito più ampio del Sistema Ecolight. Il consorzio ha annunciato la partenza, programmata per questo autunno, di un importante progetto pilota dedicato alla raccolta, al riutilizzo e al riciclo del rifiuto tessile.

Il metodo per giungere a questo obiettivo è mettere in campo una modalità di raccolta estesa, capace di garantire tracciabilità e circolarità. Il consorzio dà infatti moltissima importanza alla trasparenza nell’operazione di recupero.

Le realtà che saranno coinvolte sono attori importanti nel settore e hanno già un certo know how nella dismissione dei prodotti tessili. Il piano è infatti quello di andare a regime molto presto e la finestra di avvio del progetto potrebbe essere quella tra il 19 e il 27 novembre prossimi, la settimana europea per la riduzione dei rifiuti (SERR) che sarà proprio dedicata agli scarti tessili.

Un rapporto recente pubblicato da McKinsey ha riportato come, nella media, ogni singolo cittadino europeo produca qualcosa come 15 chilogrammi di rifiuti tessili in un anno. Dato più basso della media statunitense ma, comunque, molto elevato. La maggioranza di questi scarti finisce in discarica o nell’inceneritore.

È possibile rigenerare questi rifiuti? Si può dare una seconda vita al tessile? Lo smaltimento può essere portato avanti in maniera molto più intelligente e meno nociva per il Pianeta. Ne è convinto anche il direttore generale di Ecotessili, Giancarlo Dezio, il quale ha riportato ai cronisti dell’agenzia di stampa ANSA:

«Il consorzio si sta attivando per individuare modalità di raccolta dei tessili che possano essere efficienti ma soprattutto efficaci. Il primo passo per una gestione corretta di questi prodotti dismessi è attivare una raccolta che sia capillare e di qualità».

Molto spesso infatti, chi non ricicla o non riusa non lo fa per motivi differenti dalla pigrizia di dover consegnare lo scarto in un luogo specifico, magari lontano, o dalla inesistenza di una rete di raccolta per i rifiuti tessili. Il punto di partenza deve dunque essere questo. Il tracciamento di un percorso funzionale è il primo step per applicare correttamente le tre R: raccolta, riutilizzo e riciclo.

La sensibilità verso il tema della raccolta dei rifiuti tessili è sempre più forte. Il consorzio Ecotessili sta ricevendo sempre più richieste di adesione, in quanto numerosi attori sono interessati a entrare a far parte di una filiera dedicata al riciclo e riuso di questi materiali.

«Abbiamo un segno tangibile dell’attenzione che le aziende del settore stanno ponendo al tema della corretta gestione dei rifiuti. Tale attenzione non risponde solamente all’obbligo normativo che affida a produttori e distributori la responsabilità della gestione dei rifiuti derivanti dai loro prodotti, ma è indice di una crescente sensibilità nei confronti dei temi ambientali, in un contesto di reale transizione ecologica.»

Così ha concluso Dezio presentando alla stampa l’iniziativa. Forse con un po’ di ottimismo. In realtà spesso l’economia è nemica dell’ecologia, nonostante le lettere in comune. Soprattutto per quanto riguarda l’abbigliamento: abbiamo infatti in circolo – su questo Pianeta – talmente tanti abiti che potremmo smettere di produrne oggi e non girare nudi neanche per un solo giorno della nostra vita. Le manifatture continuano però a lavorare a pieno regime, anche se i capi resteranno in magazzino.

Motivo per il quale dare una seconda vita al tessile diventa fondamentale. Questa scelta rappresenta un passo in avanti nella tutela ambientale e un contributo concreto alla transizione ecologica. Dobbiamo attivarci in prima persona e fare il nostro da consumatori: combattiamo la fast fashion e i suoi costi ambientali e doniamo nuova vita all’abbigliamento. Quel che non indossiamo più potrebbe diventare parte della prossima collezione di tendenza.

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