
Le microplastiche sono diventate una delle minacce ambientali più diffuse e invisibili del nostro tempo. Minuscoli frammenti di plastica, spesso inferiori ai cinque millimetri, si accumulano nei fiumi, nei laghi e negli oceani, entrando nella catena alimentare e mettendo a rischio ecosistemi e salute umana. Combattere questo problema non è semplice: le particelle sono difficili da individuare e ancora più difficili da rimuovere.
Negli ultimi anni, però, la tecnologia ha iniziato a proporre soluzioni sorprendenti. Tra queste spicca Gillbert, un robot a forma di pesce progettato per nuotare nell’acqua e catturare microplastiche mentre si muove, proprio come farebbe un organismo vivente. Un’idea che unisce robotica, biomimetica e sostenibilità ambientale, aprendo nuove prospettive per la pulizia delle acque.
Che cos’è Gillbert
Gillbert è un robot acquatico biomimetico, cioè progettato imitando il comportamento e la struttura di un pesce reale. Il suo obiettivo è individuare e raccogliere microplastiche presenti nell’acqua mentre nuota, contribuendo così a ridurre l’inquinamento nei corsi d’acqua e nei bacini naturali.
Dal punto di vista fisico, il robot ha dimensioni simili a quelle di un salmone, circa cinquanta centimetri di lunghezza, ed è stato realizzato in gran parte con componenti stampati in 3D. Questa scelta rende il progetto relativamente economico e replicabile.
La sua caratteristica più interessante è il sistema di “branchie artificiali”, una struttura filtrante che permette all’acqua di passare trattenendo particelle di plastica anche molto piccole. In pratica Gillbert nuota e filtra l’acqua contemporaneamente, raccogliendo le microplastiche all’interno del proprio corpo.
Chi lo ha inventato e come funziona

L’idea di Gillbert nasce dall’intuizione di Eleanor Mackintosh, studentessa dell’Università del Surrey nel Regno Unito. Il progetto è stato presentato durante il Natural Robotics Contest, una competizione che invitava studenti e ricercatori a immaginare robot ispirati alla natura capaci di risolvere problemi ambientali.
Il concept proposto da Mackintosh ha convinto la giuria e, grazie al lavoro di un team guidato dal ricercatore Robert Siddall, è stato trasformato in un vero prototipo funzionante.
Il funzionamento del robot riproduce in modo semplificato il meccanismo respiratorio dei pesci. Quando Gillbert apre la bocca, l’acqua entra nella cavità interna insieme alle particelle presenti. Successivamente il sistema comprime l’acqua e la espelle attraverso una rete filtrante situata nelle branchie, che trattiene i frammenti di plastica mentre l’acqua pulita esce.
Le microplastiche rimangono così intrappolate all’interno del robot e possono essere recuperate in seguito per essere analizzate o riciclate.
Dal prototipo alla realtà
Al momento Gillbert è ancora un prototipo sperimentale utilizzato principalmente per la ricerca scientifica e per dimostrare l’efficacia di questo approccio tecnologico. I primi test sono stati condotti in un lago nei pressi di Guildford, nel Regno Unito, dove il robot ha dimostrato di poter nuotare e raccogliere microplastiche in modo efficace.
Il progetto, tuttavia, è stato pensato fin dall’inizio come una tecnologia aperta e replicabile. I file per costruire il robot sono stati resi open source, così che università, scuole, ricercatori e organizzazioni ambientali possano sviluppare e utilizzare versioni proprie del dispositivo.
In prospettiva, robot di questo tipo potrebbero essere impiegati in fiumi, canali urbani, laghi o zone costiere, contribuendo sia al monitoraggio dell’inquinamento sia alla raccolta di microplastiche prima che raggiungano il mare.
L’idea è che in futuro possano essere costruiti molti esemplari relativamente economici, capaci di lavorare insieme come un vero e proprio “banco di pesci robotici”. Se distribuiti in grandi numeri, questi dispositivi potrebbero raccogliere quantità significative di microplastiche dai corsi d’acqua e fornire dati utili agli scienziati per comprendere meglio la diffusione dell’inquinamento.
Gillbert rappresenta quindi soprattutto una prova di concetto: dimostra che la robotica biomimetica può diventare uno strumento concreto nella lotta all’inquinamento. Un piccolo pesce artificiale che, nuotando silenziosamente sotto la superficie, potrebbe contribuire a ripulire l’acqua che abbiamo contaminato.
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