Insegnare l’empatia nelle scuole: lo fanno in Danimarca

In Danimarca l’empatia è parte integrante del percorso scolastico e viene insegnata con la stessa importanza delle materie tradizionali. Questo approccio nasce dall’idea che le competenze emotive possano essere apprese e allenate fin da piccoli. Studi e dati mostrano come educare all’empatia contribuisca a ridurre bullismo e solitudine, migliorando il benessere degli studenti nel tempo.

In un momento storico in cui il disagio emotivo tra bambini e adolescenti è sempre più evidente, parlare di empatia non è un esercizio teorico ma una necessità concreta. In Danimarca questo concetto è stato preso sul serio da tempo, al punto da entrare stabilmente nei programmi scolastici. L’idea è semplice: se impariamo a riconoscere e comprendere le emozioni degli altri fin da piccoli, cresciamo adulti più consapevoli, meno aggressivi e più capaci di stare in relazione. Guardare a questo modello può aiutarci a riflettere su come educazione e benessere siano profondamente collegati. E su cosa potrebbe cambiare anche nelle nostre scuole.

Da dove nasce il progetto danese

Dal 1993 l’empatia è parte integrante del percorso scolastico in Danimarca per tutti gli studenti tra i 6 e i 16 anni. Non si tratta di un laboratorio occasionale o di un’attività opzionale, ma di una lezione settimanale inserita nel curriculum ufficiale, con la stessa dignità delle materie tradizionali. Alla base c’è una visione precisa: la gentilezza e la capacità di comprendere gli altri non sono qualità innate riservate a pochi, ma competenze che si possono apprendere e allenare nel tempo.

Questo approccio è sostenuto anche dalle neuroscienze. L’esercizio costante dell’empatia contribuisce a rafforzare alcune aree del cervello legate alla regolazione emotiva e alla comprensione dei punti di vista altrui. In parallelo, il sistema scolastico danese privilegia il lavoro di gruppo e la cooperazione. Gran parte delle attività didattiche avviene in modo condiviso, riducendo la competizione e favorendo un clima in cui i compagni non sono avversari, ma risorse.

Cosa emerge dagli studi sul bullismo e sulla solitudine

Un’indagine condotta nel 2022 nell’ambito dello studio internazionale Health Behavior in School-aged Children ha analizzato il rapporto tra bullismo, cyberbullismo e solitudine tra gli adolescenti danesi. Il campione comprendeva oltre cinquemila studenti tra gli 11 e i 15 anni, selezionati per rappresentare in modo fedele la popolazione scolastica nazionale.

I risultati mostrano che una parte non trascurabile degli studenti sperimenta situazioni di isolamento o prevaricazione. Circa il 9% dichiara di sentirsi spesso solo, mentre una percentuale più contenuta ma significativa riferisce episodi ricorrenti di bullismo, sia a scuola sia online. Lo studio evidenzia un legame chiaro tra queste esperienze: chi subisce bullismo ha un rischio molto più alto di sentirsi solo, soprattutto quando le forme di aggressione si sommano. Questi dati aiutano a capire perché intervenire sulle competenze emotive e relazionali non sia un tema secondario, ma un elemento centrale della prevenzione.

Benefici nel tempo e ruolo degli adulti

Educare all’empatia produce effetti che non si esauriscono nell’età scolastica. Le ricerche mostrano che i bambini che sviluppano questa competenza tendono, nel tempo, a costruire percorsi più stabili, sia dal punto di vista formativo che relazionale. Migliora la capacità di lavorare in gruppo, di affrontare i conflitti e di creare legami duraturi.

Anche il contesto familiare ha un ruolo importante. Più che dare indicazioni astratte, è utile aiutare i bambini a interrogarsi su come si sentono gli altri e a osservare esempi concreti di ascolto e rispetto. In Danimarca questo messaggio è chiaro fin dall’infanzia: non conta essere migliori degli altri, ma contribuire a rendere l’ambiente in cui si vive più sano per tutti.

Coltivare l’empatia dentro e fuori la scuola

Non serve replicare un intero sistema educativo per iniziare a lavorare sull’empatia. Scuole e famiglie possono già fare molto, partendo da gesti quotidiani. Dare spazio all’ascolto, condividere emozioni, scegliere letture o attività che raccontino punti di vista diversi aiuta i bambini a sviluppare sensibilità e attenzione verso gli altri.

Anche il modo in cui si organizzano le attività fa la differenza. Valorizzare la collaborazione più della competizione e proporre esperienze sociali o di volontariato contribuisce a rafforzare il senso di appartenenza. Quando l’empatia diventa una pratica abituale, diminuiscono i comportamenti aggressivi e aumenta il benessere complessivo, a scuola come nella vita.

ONBD: prevenzione e alleanza educativa

Anche in Italia, l’Osservatorio Nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanile lavora ogni giorno per promuovere una cultura fondata su empatia, rispetto e ascolto. Attraverso il contributo del Comitato Scientifico, composto da professionisti di ambiti diversi, sviluppa progetti di prevenzione e percorsi formativi rivolti a studenti, insegnanti e famiglie.

L’obiettivo è creare un’alleanza educativa solida, in cui scuola e famiglia collaborano per riconoscere il disagio e intervenire in modo consapevole. Mettere al centro le emozioni significa offrire ai giovani strumenti concreti per affrontare le difficoltà e costruire relazioni più sane, dentro e fuori dalle aule.

Un’educazione che guarda al futuro

Insegnare l’empatia non significa aggiungere un’altra materia, ma cambiare il modo in cui guardiamo alle relazioni. L’esperienza danese mostra che investire sulle competenze emotive è una scelta che porta benefici duraturi. Forse non tutto è replicabile, ma il principio sì: crescere persone capaci di comprendere gli altri rende la società più forte. E il cambiamento può iniziare anche da piccoli gesti quotidiani.

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