Lavare a mano o in lavatrice: quale metodo è più sostenibile?

da | Giu 13, 2024 | alimentazione, vivere green | 0 commenti

Quale metodo è più sostenibile tra lavare a mano o in lavatrice i panni sporchi? Si tratta di una domanda che sempre più persone si stanno ponendo, anche in considerazione di una maggiore sensibilità ambientale. Se per la sfida tra lavastoviglie e lavaggio a mano dei piatti, così come abbiamo già visto in un precedente approfondimento, la risposta è abbastanza immediata, così non è sul fronte degli abiti.

Vi sono infatti diversi fattori da prendere in considerazione, in particolare sugli sprechi d’acqua. E, naturalmente, si deve anche valutare la mole di vestiti da dover lavare: se si tratta di un paio di capi, il lavaggio a mano è sicuramente preferibile, quando la quantità aumenta la lavatrice è invece l’opzione migliore.

Lavare a mano o in lavatrice: la questione acqua

Lavaggio in lavatrice

Il primo elemento da valutare, per decidere se lavare i panni a mano oppure in lavatrice, è sicuramente quello del consumo di acqua. Poiché l’approvvigionamento di acqua dolce è sempre più problematico, anche a causa di frequenti periodi di siccità, bisogna risparmiare il più possibile questo prezioso elemento.

Quando si deve valutare il consumo di acqua tra lavatrice o lavaggio a mano, però, la soluzione non è così scontata. In media:

  • una lavatrice consuma dai 30 ai 50 litri d’acqua per ciclo di lavaggio, a seconda della capacità di carico del cestello. Maggiore è l’ampiezza di quest’ultimo, più saranno i litri d’acqua richiesti;
  • lavare a mano, invece, richiede dai 18 ai 36 litri d’acqua, a seconda della quantità di vestiti e delle dimensioni del contenitore scelto.

Di primo acchito, di conseguenza, sembrerebbe che armarsi di olio di gomito e lavare i panni a mano sia la soluzione più sostenibile per risparmiare acqua. E, in effetti, nella maggior parte dei casi è davvero così. Si rendono però necessarie delle considerazioni ulteriori:

  • la tipologia di detergente utilizzato, poiché se i vestiti richiedono abbondante risciacquo sotto l’acqua corrente per eliminare tutte le tracce di sapone, si perdono i vantaggi sulla lavatrice;
  • la quantità di capi da dover lavare. Per singoli o pochi indumenti, magari solo da rinfrescare, il lavaggio a mano è la soluzione preferibile. Se invece la mole di abiti è elevata, e si rischia di dover cambiare acqua frequentemente o doverli risciacquare singolarmente, meglio orientarsi sull’elettrodomestico.

Il consumo di energia: elemento decisivo per il bucato

Ovviamente, quando si parla di sostenibilità non è sufficiente vagliare le necessità d’acqua, serve anche pensare al consumo energetico. E, su questo fronte, non vi sono grandi dubbi: vince il bucato a mano. La lavatrice è infatti un elettrodomestico decisamente famelico di energia, soprattutto nella fase di riscaldamento dell’acqua. Ma quanto consuma, nei fatti, l’apparecchio?

In media, una lavatrice con capacità di carico fra i 5 e i 7 chilogrammi, appartenente a un’elevata classe energetica, consuma circa 150-160 kWh l’anno. Questo considerando una famiglia tipo di quattro persone, con l’accensione dell’apparecchio almeno un paio di volte a settimana. Bisogna però prestare attenzione, poiché alla diminuzione della classe energetica aumentano esponenzialmente anche i consumi: dai 400 ai 700 kWh l’anno, soprattutto per apparecchi con ormai diversi anni sulle spalle.

Fortunatamente, esistono degli utili consigli per ridurre il proprio consumo energetico senza rinunciare troppo alla lavatrice:

  • lavare a freddo oppure a basse temperature, al massimo a 40 gradi. L’elettrodomestico consuma la porzione maggiore di energia proprio nella fase di riscaldamento dell’acqua;
  • preferire cicli di lavaggio brevi o, se l’apparecchio ne è dotato, delle funzioni di risparmio energetico. Queste sono solitamente indicate con il comando “ECO”;
  • evitare di accendere la lavatrice con il cestello semivuoto o, ancora, eccessivamente carico;
  • garantire all’apparecchio una manutenzione ciclica , in particolare agendo sulla rimozione del calcare. Quest’ultimo, accumulandosi sulle serpentine riscaldanti del cestello, potrebbe infatti aumentare sensibilmente la richiesta energetica dell’apparecchio.

A mano o in lavatrice: il problema delle microplastiche

Filtro microplastiche per lavatrice

Vi è poi una considerazione ulteriore da fare, quando si deve decidere se sia meglio lavare a mano oppure in lavatrice. È quella delle microplastiche, un fattore spesso ignorato, che tuttavia sta diventando uno dei più importanti problemi ambientali degli ultimi anni. Le microplastiche sono ormai ovunque – sono state rinvenute sia nella profondità degli abissi che sulla sommità delle più alte catene montuose – e hanno contaminato l’intera catena alimentare.

Purtroppo, il lavaggio degli indumenti rappresenta una delle primarie fonti di produzione di microplastiche, data l’ampia disponibilità e diffusione di tessuti sintetici. Ma come orientarsi?

  • ogni ciclo di tessuti sintetici in lavatrice può produrre più di 700.000 microplastiche, che poi finiscono negli scarichi e, conseguentemente, nei corsi d’acqua, poiché difficili da trattenere a livello di impianti di depurazione;
  • lavare a mano riduce sensibilmente questa quota, seppur la produzione di microplastiche non possa essere eliminata del tutto.

Anche in questo caso, si può far ricorso ad alcune strategie per limitare i danni: installando gli appositi filtri per lavatrice, ad esempio, oppure preferendo unicamente tessuti di origine vegetale o animale, abbandonando definitivamente i capi sintetici.

Per altri consigli per ridurre al minimo la produzione di microplastiche in casa, leggi questo articolo.

A mano o in lavatrice: chi vince?

Sapone di Marsiglia

In definitiva, quale metodo è più sostenibile per lavare i panni: il vecchio e caro olio di gomito oppure la più moderna tecnologia? Tutto dipende dalle proprie necessità e, come si è visto, dalla mole di panni da lavare. In linea generale, ci si può orientare seguendo queste indicazioni:

  • per un monte di panni importante, la lavatrice è sicuramente più versatile e comporta un consumo minore di acqua. Vi sarà comunque una richiesta energetica abbastanza importante, che tuttavia si potrà battere prestando attenzione alle temperature e ai detergenti usati. Per rimediare al problema delle microplastiche, è sempre indicato preferire capi in fibre vegetali o animali;
  • per il lavaggio di singoli capi, oppure di tessuti delicati, la soluzione migliore è di certo procedere a mano. Meglio ancora se si utilizzano saponi tradizionali, come il classico sapone di Marsiglia, che hanno un impatto davvero ridotto sull’ambiente. Anche in questo caso, il consiglio è sempre quello di preferire tessuti in fibre vegetali o di derivazione animale.

In definitiva, quella del lavaggio degli indumenti è una faccenda domestica a cui non ci si può sottrarre. Tuttavia, con un po’ di attenzione, si può rendere questa necessità meno impattante sull’ambiente.

Tag: pulizie

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