Libertà di stampa in Italia: la verità che non ti aspetti

da | Gen 17, 2024 | ambiente, politica | 0 commenti

Recentemente ho visitato il World Press Photo, la mostra dedicata alle foto giornalistiche maggiormente d’impatto e significative del 2023. All’entrata ho notato la foto che abbiamo riportato in copertina, una divisione in cinque categorie dei Paesi del mondo a seconda del livello di libertà di stampa. La prima cosa che ho fatto è stata chiaramente guardare l’Italia. Mi è balzato all’occhio come il colore assegnato alla nostra Nazione fosse lo stesso di Paesi che ritenevo molto più controllati.

Guardando alcuni dei nostri telegiornali o leggendo alcune delle nostre testate, l’idea che i media italiani fossero influenzati da qualche forza superiore ce l’ho sempre avuta. Ma non mi sarei mai aspettato che il livello della libertà di stampa in Italia fosse allo stesso livello di Angola, Brasile e Nepal. Senza nulla togliere ai tre Paesi citati, nel mio immaginario in Italia c’è sempre stata la possibilità di esprimere la propria opinione liberamente, a differenza di altri Paesi del mondo di cui ho sempre visto sottolineati i regimi oppressivi e le ovvie conseguenze sulla libertà di espressione.

Ma, ora che ci penso, il mio immaginario è influenzato fortemente dai media italiani, per cui… tutto torna!

L’evoluzione negli anni

Oltre ad analizzare i dati del 2023, è interessante dare un’occhiata all’evoluzione della situazione italiana negli ultimi anni.

Secondo Wikipedia, negli ultimi 20 anni la libertà di stampa in Italia gravita da una situazione soddisfacente a una situazione di problemi notevoli. Ci collochiamo a metà in una scala che va da situazione buona, dove troviamo esclusivamente i Paesi scandinavi e la Groenlandia, a situazione molto grave, in cui troviamo anche Russia, Cina e diversi Paesi arabi.

I nostri parametri sono proprio al confine tra uno step e un altro di queste classifiche, per cui ogni anno ci muoviamo, seppur di poco, sopra o sotto una linea di confine che spesso determina un cambio di colore in questo genere di mappe, che all’apparenza spicca quindi come un grande passo avanti o un’enorme frenata, ma che nel concreto rappresenta sempre la stessa situazione.

Come viene valutata la libertà di stampa

Paragonare Paesi con caratteristiche e culture estremamente diverse attraverso un numero che rappresenti la situazione generale della libertà di stampa è un po’ superficiale, ma se si analizzano le fonti vengono date chiare indicazioni sui parametri che vengono presi in considerazione.

La classifica stilata da RFS, Reporter Without Borders, considera cinque principali macrocategorie:

  • Contesto politico;
  • Struttura legale;
  • Contesto economico;
  • Contesto socioculturale;
  • Sicurezza.

Le varie categorie sono declinate alla stampa. Quando si parla ad esempio di sicurezza, si intende la sicurezza di esprimere un’opinione su un media, non la sicurezza generale del Paese.

L’RFS Index e la situazione italian

Vediamo quindi che cosa ci raccontano gli indici RFS, secondo i quali l’Italia nel 2023 si è posizionata 41esima su 180 Paesi analizzati (rispetto alla 58esima posizione dell’anno precedente).

A penalizzare l’Italia sono principalmente i fattori socioculturali (siamo 68esimi su 180), che nello specifico rappresentano vincoli a parlare di determinati argomenti, tra cui la messa in discussione delle cariche al potere, e attacchi ai giornalisti basati su genere, classe, etnia e religione.

A migliorare il nostro posizionamento in classifica sono invece i fattori legati alla sicurezza (35esimi su 180), che rappresentano le rappresaglie fisiche verso i professionisti che parlano di argomenti scomodi (ciò però non toglie che un giornalista scomodo possa essere allontanato da un media, come accaduto in più occasioni).

In generale l’Italia, dal punto di vista della libertà di stampa, non ha assorbito bene il periodo del COVID-19, in cui sono cresciute le pressioni verso i giornalisti perché venisse mantenuta una linea comune di supporto alle scelte prese dal governo.

Si sottolinea inoltre una continua pressione ai media da parte di politici, attività criminali e di gruppi estremisti, che impongono la scelta di determinati argomenti di discussione e ne reprimono altri, ma senza sfociare in rappresaglie clamorose ed eccessivamente violente.

Il quadro delineato per l’Italia disegna una sorta di triangolo, ai cui vertici ci sono politica, stampa e criminalità, in cui il flusso che va da un capo all’altro non si sa bene dove cominci o dove finisca. Questa situazione descrive un livello di libertà di stampa tra i peggiori in Europa, ponendoci sullo stesso piano di Paesi che stanno ancora assorbendo le guerre jugoslave o che subiscono l’influenza della vicinanza alla Russia.

Patti chiari e amicizia lunga: è un po’ questa la legge che sembra aver condizionato la stampa del nostro Paese dagli anni Duemila in poi. Sembrano non importare i governi, i partiti o gli eventi internazionali, l’Italia è sempre in quella linea di confine che divide i grandi passi avanti dalle clamorose frenate. 

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