L’invasione dei pesci tropicali nel Mediterraneo: sono tossici e alieni

da | Ago 24, 2023 | ambiente, climate change, estate | 0 commenti

Nel Mar Mediterraneo si sta assistendo ad una invasione di pesci tropicali. Dal 1869, anno in cui venne aperto il Canale di Suez, che collega il Mar Mediterraneo col Mar Rosso, numerose specie di pesci tropicali cominciarono a migrare nelle acque del Mediterraneo. Anno dopo anno, il fenomeno è continuato ed ha subito una forte accelerazione negli anni Novanta, tanto che oggi si parla addirittura di una vera e propria invasione. Si tratta delle cosiddette specie aliene o alloctone, che si stabilizzano in un ambiente diverso dal loro d’origine.

L’invasione dei pesci tropicali, unitamente al surriscaldamento delle acque, sta tramutando il nostro Mediterraneo in un mare sempre più tropicale. Ma quali sono le conseguenze di questo fenomeno?

Cosa si intende per tropicalizzazione del Mediterraneo

Con l’espressione di tropicalizzazione del Mar Mediterraneo si indica il processo di insediamento di specie provenienti da aree tropicali o sub-tropicali nelle acque mediterranee (Wikipedia). Gli esperti vedono una stretta correlazione tra questo fenomeno e il progressivo aumento della temperatura globale e dei mari. Alcune settimane fa, giusto per dare l’idea, in alcune zone del Mar Tirreno sono state rilevate temperature di 4 e 5 gradi al di sopra della media stagionale, raggiungendo così i livelli del Mar Rosso.

Quante specie aliene nel Mediterraneo

Stando ai dati di un rapporto del 2021, realizzato dalla Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (Gfcm) della Fao (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura), oltre 900 specie alloctone sono registrate nel Mediterraneo e nel Mar Nero. Di queste, ben 700 sono concentrate nel bacino orientale del Mediterraneo.

Il primo esemplare che venne avvistato fu il pesce coniglio, una specie ittica del genere Siganus, proveniente dalle acque dell’Oceano Pacifico e dell’Oceano Indiano. Ma ad oggi, la lista dei pesci tropicali che hanno invaso il Mediterraneo è lunga. Sono infatti ben 70 specie diverse quelle che si sono ambientate alla perfezione tanto da soppiantare le specie autoctone. Oltre al già citato pesce coniglio, ricordiamo:

  • il pesce leone (Pterois miles)
  • il pesce flauto (Fistularia commersonii)
  • il pesce palla argenteo (Lagocephalus sceleratus)
  • l’aringa a strisce (Etrumeus golanii)
  • Il pesce scoiattolo (Sargocentron rubrum)
  • il granchio blu nuotatore (Portunus segnis)
  • il pesce scorpione (Pterois miles), molto aggressivo e pericoloso anche per l’uomo
  • il nudibranco Melibe fimbriata
  • Il granchio Percnon gibbesi

Oltre ai pesci, nel Mediterraneo è stata rilevata anche la presenza di due tipi di alghe tropicali del genere Caulerpa (C.taxifolia e C.racemosa), che stanno minacciando importanti habitat, come le praterie di Posidonia oceanica.

Perché stiamo assistendo all’invasione dei pesci tropicali nel Mediterraneo

La causa principale di questo fenomeno è da ricondurre al riscaldamento climatico, da cui conseguono lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento dei livelli dei mari. 

Le acque del Mediterraneo stanno quindi diventando sempre più calde e salate.

Ma non solo. Seppur involontariamente, a questo fenomeno hanno contribuito anche alcune attività umane, come ad esempio il trasporto navale.

Quali sono i rischi dell’invasione dei pesci tropicali nel Mediterraneo

Le specie alloctone che invadono il Mediterraneo costituiscono una seria minaccia sia per le specie che per gli ecosistemi autoctoni. Una volta che si sono insediate, infatti, possono diventare invasive, andando così a eliminare le specie indigene e rimodellando l’ecosistema. Inoltre, possono provocare vari problemi anche all’uomo, per la salute (molte di queste specie sono velenose) e per l’economia, generando ingenti danni ai settori pesca e turismo.

Dallo studio Dinamiche spazio-temporali di specie ittiche esotiche nel Mar Mediterraneo, a cura di Ernesto Azzurro, Sonia Smeraldo e Manuela D’Amen, pubblicato su Global Change Biology, emerge che “le invasioni più recenti siano capaci delle più rapide e spettacolari espansioni geografiche”.

Inoltre, stando all’ultimo report del Wwf, quasi 1.000 nuove specie invasive (delle quali 126 specie ittiche) sono entrate nel Mediterraneo provocando una riduzione fino al 40% delle specie autoctone in alcune aree. Ciò, principalmente, per motivi di predazione o competizione.

A causa della tropicalizzazione del mare, molte specie autoctone stanno morendo per via dell’aumento della temperatura, mentre altre sono costrette a spostarsi. In pratica, quindi la biodiversità marina autoctona è in forte pericolo.

Iniziative per salvare il Mediterraneo dall’invasione dei pesci tropicali

Il Wwf ha promosso una campagna di protezione del Mar Mediterraneo. L’obiettivo è quello di fare sì che, entro il 2030, il 30% del Mediterraneo sia protetto e gestito in maniera equa ed efficace  tramite un network di Amp (Aree marine protette) interconnesso ed altre misure di conservazione dello spazio marino (Oecm) altrettanto efficaci. Prove scientifiche hanno infatti dimostrato che, aumentando la protezione in aree chiave del Mediterraneo, gli habitat marini potrebbero riprendersi e alcuni stock ittici essere ricostituiti.

Dal canto suo, la Gfcm (la Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo), istituita dalla Fao, ha lanciato un programma per trasformare queste invasioni in opportunità. Miguel Bernal, un alto funzionario della Fao presso la Gfcm, ha infatti affermato che, “laddove sono possibili la commercializzazione e lo sfruttamento di tali specie (come fonte di cibo, prodotti farmaceutici o altro), la pesca commerciale ha dato prova di essere lo strumento più efficace per risolvere il problema”.

In Tunisia, ad esempio, col sostegno della Fao, il granchio blu sta già divenendo una fonte di reddito. Mentre in Libano e in Turchia, nuove generazioni di pescatori, sono impegnate ad incoraggiare i consumatori a provare queste specie aliene.

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