
Continua a far discutere il ritrovamento dei quattro lupi morti a Barco di Levico, in Trentino. Il Corpo forestale trentino ha confermato l’ipotesi di avvelenamento e ha avviato un’indagine contro ignoti. A rendere ancora più preoccupante la situazione, una volpe è stata trovata agonizzante nei boschi di Arco, segnalando un possibile aumento dell’uso di esche velenose nella regione.
Le associazioni ambientaliste chiedono interventi concreti per proteggere la fauna selvatica in Trentino, dove la convivenza tra umani e grandi carnivori è sempre più tesa. Il problema non riguarda solo il bracconaggio, ma anche un clima istituzionale che, secondo gli ambientalisti, avrebbe alimentato l’ostilità verso i lupi e gli orsi. La LAV ha espresso una posizione particolarmente dura, criticando la gestione della Provincia: “Quello a cui stiamo assistendo in Provincia di Trento sul tema dei grandi carnivori, è un vero far west istituzionale. L’incompetenza, la dabbenaggine, la totale refrattarietà alle indicazioni della scienza e non ultimo l’aver coltivato il consenso politico attraverso l’attacco continuo nei confronti di orsi e lupi, hanno definitivamente smascherato il Fugatti-pensiero già anticipato quando l’attuale Presidente della PAT si esibiva dai banchi dell’opposizione nel suo spettacolo da operetta nel quale ironizzava sul ritorno del lupo in Provincia”.
Nel frattempo, le analisi condotte dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie dovranno chiarire le cause esatte delle morti e fornire elementi utili per risalire ai responsabili.
Un pericolo per fauna e salute pubblica
Il Trentino è una regione ricca di biodiversità, ma episodi come questo ne mettono a rischio l’equilibrio. Secondo ISPRA, i bocconi avvelenati sono una delle minacce più gravi per la fauna selvatica e possono avere ripercussioni sull’intero ecosistema. La morte di quattro lupi e di una volpe in pochi giorni evidenzia un problema che non riguarda solo la fauna locale, ma anche la sicurezza pubblica.
Le esche avvelenate possono contaminare il suolo e l’acqua, colpire altri animali domestici o selvatici e mettere a rischio anche le persone. Per questo motivo, diverse associazioni ambientaliste chiedono da tempo un rafforzamento delle misure di prevenzione e un’azione più decisa contro il bracconaggio.
Lupi morti in Trentino: indignazione e richieste di intervento
L’episodio ha suscitato forte indignazione tra le associazioni ambientaliste, tra cui WWF Trentino, ENPA Trentino, LIPU Sezione Trento e il movimento “Io non ho paura del lupo”. In un comunicato congiunto, queste organizzazioni hanno chiesto alle istituzioni locali di condannare pubblicamente l’accaduto e di garantire un’indagine approfondita.
L’ENPA ha chiesto la convocazione urgente del “Tavolo di coordinamento sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati”, sottolineando che questi atti illegali minacciano la biodiversità e gli equilibri ecologici del territorio. Anche la LAV (Lega Anti Vivisezione) ha espresso una dura condanna, affermando che il clima di tensione creato dalla Provincia nei confronti dei grandi carnivori ha incentivato soluzioni fai da te e atteggiamenti ostili nei confronti dei lupi.
Mancano strumenti per prevenire nuovi casi
Un aspetto critico evidenziato dalle associazioni riguarda l’assenza in Trentino di nuclei cinofili anti-veleno, unità specializzate nell’individuare esche tossiche prima che possano causare danni. Questi strumenti, già utilizzati in altre regioni italiane, potrebbero rivelarsi fondamentali per contrastare il fenomeno e proteggere la fauna locale.
Il sindaco di Levico Terme, Gianni Beretta, ha definito l’accaduto “estremamente grave e inaccettabile”, aggiungendo che l’uso di veleno è un metodo pericoloso che mette a rischio l’intero ecosistema, compresi gli animali domestici. Il presidente della Comunità di Valle Alta Valsugana e Bersntol, Andrea Fontanari, ha ribadito che episodi del genere non aiutano a risolvere i problemi legati alla gestione dei grandi carnivori, anzi, peggiorano la situazione.
Cosa si può fare per fermare il bracconaggio?
I lupi morti per avvelenamento in Trentino rappresentano un segnale chiaro di un problema che non può più essere ignorato. Le esche tossiche non solo minacciano la fauna selvatica, ma mettono in pericolo anche l’ambiente e la sicurezza pubblica.
Le associazioni chiedono un maggiore impegno da parte delle istituzioni per prevenire episodi simili in futuro, con l’attivazione di nuclei cinofili anti-veleno, il rafforzamento dei controlli sul territorio e campagne di sensibilizzazione rivolte alla popolazione.
L’indagine del Corpo forestale è ancora in corso e le analisi dei campioni prelevati potranno fornire ulteriori dettagli sulla vicenda. Nel frattempo, resta alta l’attenzione sulla necessità di azioni concrete per fermare il bracconaggio e proteggere la biodiversità del Trentino.