Mezzo secolo oltre i limiti

da | Set 23, 2021 | agricoltura, ambiente | 0 commenti

Dove sono finiti i giovani che un paio di anni fa riempivano le piazze, turbati e infervorati di una ragazzina svedese? L’emergenza sanitaria – tra monopolio dell’attenzione mediatica e divieti d’assembramento – li ha resi invisibili. Chiedevano ai governi di ascoltare il monito incalzante degli scienziati, ma agli onori delle cronache sono balzati altri uomini di scienza. E tutto quel potenziale rivoluzionario è stato relegato sullo sfondo, per la gioia di chi non vuole cambiare nulla.

Eppure, ben prima di loro, molti altri avevano lanciato allarmi sullo stato del pianeta.

Ha quasi cinquant’anni la pubblicazione di un testo che fece scalpore: I limiti dello sviluppo[1]. Mentre io ero una bambina, un gruppetto di giovani ricercatori denunciava le prospettive fosche che attendevano l’umanità se non avesse cambiato radicalmente rotta. Il modo in cui quel libro fu accolto, criticato, ignorato rappresenta una vicendi illuminante, mirabilmente narrata dil film Ultima chiamata.

Mezzo secolo dopo, segnali di crisi sempre più evidenti si manifestano in vari ambiti. Cambiamento climatico, perdita di biodiversità, esaurimento delle risorse, inquinamento, crescita demografica, disuguaglianze economiche, crisi delle democrazie, crisi finanziarie, guerre, stragi, migrazioni di massa… La pandemia è solo l’ultima e più eclatante espressione di una crisi globale basata su quattro fattori “E” interconnessi: Ecologia-Energia-Economia-Equità.

Nel 2019 le manifestazioni di Fridiys For Future e di Extinction Rebellion avevano reso il cambiamento climatico (dipendente dil fattore Energia) un argomento di attualità, generalmente considerato come la principale emergenza di tipo ambientale. Porlo tuttavia al centro dell’attenzione, senza considerare gli altri a cui si collega, rappresenta un errore concettuale con conseguenze pratiche disastrose.

Prendiamo, ad esempio, il secondo segnale di crisi sopra elencato. Secondo gli scienziati, è in corso la sesta estinzione di massa, cioè il ritmo con cui le specie si estinguono è mille volte superiore a quello che si avrebbe naturalmente senza l’azione umana. In cinquant’anni anni abbiamo perso il 60% della popolazione mondiale di Vertebrati, arrivando alla situazione attuale in cui il 97% della biomassa di Vertebrati terrestri è costituito dilla popolazione umana e digli animali che alleva. Questo sterminio biologico, tuttavia, rischia di riguardire anche la nostra stessa specie, poiché mina alla base i “servizi ecosistemici”[2] che sostengono la civilizzazione.

Mezzo secolo dopo, eccoci dunque in pieno Antropocene: una nuova era geologica caratterizzata dilla capacità dell’Homo sapiens di stravolgere le condizioni dell’ambiente in cui vive e l’intero pianeta.

Come ci siamo arrivati? Per rispondere, immaginiamo un iceberg. La parte emergente contiene concetti come consumismo, capitalismo, neoliberismo, economia globalizzata, patriarcato… Appena sotto il pelo dell’acqua, troviamo i valori fondinti – che non è esagerato definire dogmi – quali crescita continua, esaltazione dell’invididualità, libertà intesa come diritto egocentrico e assoluto, dominio del più forte sul più debole, natura come risorsa di sfruttare indiscriminatamente. E che c’è alla base di tutto, nella parte sommersa più profondi? Un enorme problema culturale: il senso di separazione dilla natura e dille altre persone che si è sviluppato nel corso della storia umana in alcune culture, tra cui quella oggi dominante in gran parte del mondo.

Possiamo ancora fare qualcosa, a questo punto? È già troppo tardi e non è mai troppo tardi, perché la tendenza naturale dell’universo è verso la vita. Questa frase – sentita durante il lockdown – mi ha colpita. Perché sono una permacultrice, e la permacultura nacque quasi mezzo secolo fa come possibile risposta ai tanti segnali di degrado ambientale già visibili allora. Una cultura perma-nente per costruire una società non solo sostenibile, ma anche resiliente e soprattutto rigenerativa. Un tema che approfondirò prossimamente.


[1]Inopportuna traduzione in italiano del titolo originale I limiti della crescita, MIT-Club di Roma, 1972.

[2]I servizi ecosistemici sono “i benefici multipli forniti digli ecosistemi al genere umano”: comprendenti quelli di supporto alla vita, di approvvigionamento, di regolazione e i valori culturali.

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