Quanto durano le emozioni? Cosa dice la scienza

da | Lug 5, 2024 | vivere green | 0 commenti

A meno che tu non abbia vissuto in isolamento nelle ultime settimane, avrai sicuramente sentito parlare dell’uscita al cinema del nuovo film di animazione della Pixar in co-produzione con la Disney, Inside Out 2, il sequel del film uscito nel 2015. La trama è un vero e proprio viaggio nella mente, immaginata come un centro di comando in cui risiedono e operano 5 (delle 6) emozioni primarie: gioia, tristezza, rabbia, disgusto e paura.

In questo secondo capitolo, la protagonista Riley Andersen, che avevamo lasciato bambina, è ora in piena preadolescenza: ha 13 anni, sta per iniziare il liceo e inizia a conoscere nuove emozioni che deve imparare a gestire.

Senza andare oltre e rischiare di fare spoiler, il film è in realtà un interessante spunto di riflessione per bambini e adulti, perché illustra benissimo confusione, fragilità emotiva, stati d’animo e processi evolutivi che appartengono a questa particolare fase della vita. Ed è proprio la capacità di metterli in evidenza in modo così chiaro e completo che rende questo film l’uscita al cinema più discussa del periodo.

Ma come funzionano le emozioni? E perché influenzano così tanto la nostra vita? Uno studio di qualche anno fa ha indagato sulla durata delle emozioni, cercando di capire perché alcune incidano più di altre nelle varie fasi della vita.

Le emozioni e gli stati d’animo

Partiamo da una premessa: emozioni e stati d’animo non sono la stessa cosa.

Le emozioni primarie, come gioia, tristezza, rabbia, paura, disgusto e sorpresa, sono reazioni intense e immediate a stimoli specifici. Queste emozioni hanno una durata breve, che va da pochi secondi a minuti, e sono caratterizzate da un impatto somatico significativo.

Gli stati d’animo, invece, sono reazioni emotive meno intense ma più durature, che possono persistere per giorni o anche più a lungo. La principale differenza tra emozioni e stati d’animo risiede quindi nella loro durata e intensità.

Le emozioni sono scatenate da eventi esterni specifici, mentre gli stati d’animo possono essere influenzati da una varietà di fattori, come la salute, l’ambiente e i pensieri.

Oltre alle emozioni primarie, esistono anche le emozioni secondarie, che sono combinazioni delle emozioni primarie. Ad esempio, la gelosia può essere vista come una combinazione di paura, rabbia e tristezza. Le emozioni secondarie sono spesso più complesse e possono variare notevolmente da una persona all’altra.

Inoltre, esistono emozioni di altro tipo, come le emozioni complesse e le emozioni morali. Le emozioni complesse includono sentimenti come l’amore e la vergogna, mentre le emozioni morali comprendono sentimenti come la colpa, la gratitudine e la compassione.

Quanto durano le emozioni?

Un’indagine condotta in Belgio e pubblicata sulla rivista “Motivation and Emotion” ha intervistato 233 studenti universitari che hanno le loro esperienze emotive in correlazione a episodi recenti, specificando la durata delle emozioni, l’evento scatenante che ha portato un certo stato d’animo e le strategie utilizzate per gestirle.

Secondo i risultati l’emozione che ha le potenzialità per condizionare più a lungo la nostra vita è la tristezza, che può rimanerci addosso anche per 120 ore di fila, seguita poi dall’odio (60 ore) e dalla gioia (35 ore).

Disperazione, speranza, ansia, delusione, contentezza possono restare fino a 24 ore. Al contrario, emozioni come disgusto, vergogna e paura sono tra le più brevi, perché durano solo 30-40 minuti.

A caratterizzare la durata delle emozioni, ci dice lo studio, è l’importanza dell’evento scatenante e il fenomeno della ruminazione mentale, un processo in cui ci si ritrova intrappolati in pensieri circolari negativi.

Quanto conta rimuginare sugli eventi

Dallo studio emerge che le emozioni legate a eventi significativi della vita tendono a persistere più a lungo.

Come abbiamo vista, la tristezza può durare anche 5 giorni di fila, spesso innescata da eventi traumatici, come la perdita di una persona cara, che hanno impatti durevoli sulla nostra vita. Questo fenomeno è amplificato dalla ruminazione mentale, una strategia passiva in cui il cervello rielabora continuamente l’evento e le emozioni ad esso associate, senza apportare nuove intuizioni o significati, dunque senza offrire soluzioni. Questo processo mantiene vive tanto le emozioni negative, come rabbia o tristezza, quanto quelle positive.

Lo studio ci ricorda che, sebbene alcune emozioni possano sembrare interminabili, tutte le esperienze emotive sono temporanee e la capacità di gestione emotiva può influenzare la loro durata. Rimanere attivi nella gestione delle emozioni può aiutarci a ridurre il tempo in cui subiamo uno stato emotivo negativo e quindi a uscire dalla ruminazione.

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