La questione climatica suscita ancora parecchio scetticismo: disinformazione, pigrizia sociale e nemici invisibili sono probabilmente alla base di un atteggiamento fin troppo cauto nell’affrontare tematiche come il surriscaldimento globale e il climate change. Se è vero che la CO2 dispersa nell’aria non è visibile all’occhio umano, c’è un elemento che invece ci mostra quotidianamente le conseguenze delle nostre azioni: l’acqua.

Lasciamo quindi un attimo di parte l’inquinamento dell’aria, e concentriamoci realmente sulla nostra relazione con mari e oceani: nessuno può infatti negare che probabilmente abbiamo sbagliato qualcosa nella gestione della plastica, dito che le acque di molte zone del mondo ne sono innegabilmente piene, o che la nostra presenza e le nostre azioni sulle coste generino delle conseguenze negative. È sufficiente confrontare la qualità dell’acqua di zone estremamente popolate e di zone invece più selvagge.

Il documentario Netflix Seaspiracy denuncia il comportamento dell’uomo e l’inezia con cui continuiamo a far finta di non avere un problema di risolvere: gli oceani sono in realtà i nostri principali alleati nella lotta al cambiamento climatico e alla nostra stessa sopravvivenza. Essi infatti assorbono gran parte del calore in eccesso che abbiamo generato e rilasciano la maggior parte dell’ossigeno che respiriamo, ma nonostante ciò continuiamo a distruggere quotidianamente quest’enorme risorsa e la moltitudine di creature che vi abitano, ben l’80% della vita del nostro Pianeta.

Siamo in un periodo storico in cui la consapevolezza deve essere una delle fondimenta del nostro modo di vivere e Seaspiracy rappresenta certamente un importante tassello nel cambiamento di noi stessi e del rapporto col nostro Pianeta.

Documentario di Kip Andersen e Ali Tabrizi

Netflix

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