TikTok rischia il blocco: perché USA e UE odiano il social

da | Mag 6, 2024 | ambiente, politica | 0 commenti

TikTok non sembra essere il social network più amato dai governi occidentali: dal Presidente degli Stati Uniti Joe Biden alla Presidentessa della Commissione Europea Ursula von der Leyen, sono oramai molteplici i casi di dichiarata antipatia verso uno dei social network più popolari degli ultimi anni.

Un’antipatia che si traduce in minacce di bando, tanto negli Stati Uniti quanto in Europa: Joe Biden potrebbe infatti firmare una legge che metterebbe al bando TikTok qualora non venisse acquistata da un’impresa americana entro nove mesi, mentre von der Leyen non esclude la possibilità di bloccare completamente l’utilizzo di TikTok in Europa.

Certo i maranza milanesi, le coreografie adolescenziali e le enormi schiere di aspiranti food blogger non danno vita a contenuti eccelsi, ma il divieto di utilizzo della piattaforma sembra un po’ eccessivo.

Perché TikTok rischia il bando?

I problemi principali legati a TikTok sembrano essere due: il primo è quello utilizzato ufficialmente, ossia il fatto che la piattaforma sia ritenuta rischiosa per la raccolta e l’utilizzo dei dati degli utenti. Il secondo, quello ufficioso, è che TikTok è un social network cinese, per cui tutte le informazioni che raccoglie sono in mano alla Cina.

L’argomento della privacy digitale è uno dei più accesi degli ultimi anni, ma nonostante ci si sia resi conto che si debba stare attenti alla condivisione di informazioni online, non si è trovata una vera e propria soluzione né si è riusciti a preoccupare realmente le persone. Sappiamo infatti che i social raccolgono le nostre informazioni, le vendono, le scambiano, le usano all’occorrenza contro di noi e si permettono di invadere la nostra privacy a piacimento, ma nonostante ciò continuiamo a utilizzarli e a pubblicare, sia per noi che per gli altri (come amici e familiari).

Gli Stati Uniti in particolare sono esperti su come si possano utilizzare i canali digitali per violare la privacy degli individui, e forse è per questo che sono preoccupati dal fatto che possano essere i cinesi a comandare il gioco. Sono ormai notizie di cronaca moderna i casi di Cambridge Analytica e di Edward Snowden. La prima una società di analisi dati che appoggiandosi a Facebook ha direzionato eventi di geopolitica come la Brexit e la presidenza Trump. Il secondo ha mostrato invece al mondo come l’intelligence americana invadesse a proprio piacimento e senza motivi reali la privacy degli utenti, sino ad arrivare ad attivare le webcam dei pc per spiare all’interno delle case. Ma, come detto, nonostante ciò non si sono trovate reali soluzioni e né pare che la cosa interessi realmente ai più.

Diventa invece un problema quando questi comportamenti potrebbero essere perpetrati da ByteDance, la società con sede a Pechino proprietaria di TikTok, che ora si trova quindi davanti alle minacce di bando dell’Occidente.

All’accusa di un utilizzo non chiaro dei dati e di sistemi di sicurezza non adeguati alla protezione della privacy, ByteDance ha risposto che incrementerà gli investimenti dedicati alla sicurezza dell’utente, ma ciò ovviamente non è bastato a placare la diatriba. Per questo motivo ad oggi continuano le minacce di UE e Stati Uniti, che vorrebbero bloccare la piattaforma all’interno dei propri confini.

Il problema è che TikTok agli occidentali piace eccome: sono 150 milioni gli utenti europei (di cui quasi 20 italiani) e 170 milioni quelli statunitensi.

Ecco quindi che con oltre 300.000 di utenti occidentali la messa al bando della piattaforma rischia facilmente di prendere la piega di una violazione della libertà di espressione, protetta tra le altre cose dal Primo Emendamento americano.

Come andrà a finire?

Essendo gli interpreti in gioco i governi di importanti Paesi e una società miliardaria strettamente collegata al governo di un altro importante Paese, è molto probabile che nessuna delle due parti in gioco molli la corda. Come spesso accade in questi casi, gli appigli legali permetteranno di prendere tempo e prolungare di anni, se non decadi, tutta la questione.

Nel frattempo gli utenti di Europa e Stati Uniti potranno continuare a regalare le proprie informazioni al social network che preferiscono, sia esso americano o cinese. Per cui è probabile che all’atto pratico non cambierà nulla, nonostante minacce, interessi economici, geopolitici e prese di posizione dei più importanti leader mondiali. A spuntarla, quindi, saranno i maranza.

E tutti postarono felici e contenti.

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