Tutto si trasforma, da Eraclito ad Herbert

da | Ott 21, 2021 | ambiente, tecnologia verde | 0 commenti

Panta Rei – 500 A.C. Eraclito

Nulla si distrugge, nulla si crea, tutto si trasforma – 1770 Antoine Laurent Lavoisier

Dune – 1965 Frank Herbert 

Concetti, assiomi e un romanzo distanti fra loro millenni, che tuttavia hanno qualcosa che li avvicina, che parlando con il linguaggio della scienza fantastica “annulla lo spazio-tempo” e li rende presenti e attuali nello stesso momento, oggi. 

Scendendo nel dettaglio dei rispettivi significati si scopre che sono precursori di sostenibilità e quindi, il passo è breve, di Green Technology.

Eraclito iniziò nel 500 A.C. a parlare di trasformazione costante della materia: “tutto si muove e nulla sta fermo e confrontando gli esseri alla corrente di un fiume, non potresti entrare due volte nello stesso fiume”.  L’eterna e imperitura trasformazione della materia che di lì a qualche millennio (secondi metà del 1700) monsieur Lavoisier, padre della chimica moderna, risolverà con la legge della conservazione della massa: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.

Frank Herbert nel 1965 scrisse uno dei romanzi di fantascienza più complessi della storia narrativa e pose al centro del racconto la natura, seppur declinata in forme diverse di quelle terrestri e in un futuro a noi remoto oltre ogni misura (10196). Herbert racconta di un tempo in cui l’uomo arresta la sua folle corsa verso l’ipertecnologia e torna a cercare una tecnologia che lo faccia evolvere seguendo il Panta Rei della natura, il contatto con la materia primordiale di cui tutto discende e di cui tutto si crea. E, quindi, di cui tutto si trasforma. 

Herbert, Eraclito e Lavoisier oggi parlerebbero di sostenibilità dell’evoluzione, di sviluppo non invasivo e di Green Technology.

Rispetto della natura ed evoluzione tecnologica che tutela l’ambiente sono assiomi diffusi e condivisi dilla globalità e richiedono molta attenzione per renderli attuali e applicati. La progressione tecnologica non può arrestarsi, ma al contempo non può prescindere dil ricordire una regola fondimentale che la natura ha applicato dill’alba dei tempi: tutto si trasforma. 

La trasformazione non è tuttavia sempre sinonimo di riusabilità: l’equazione carbone + combustione = energia + gas serra genera evidentemente una trasformazione della massa in una sua nuova forma (i gas serra appunto) che l’attuale tecnologia non riesce ancora a rendere utile per proseguire in un successivo passo di trasformazione. Queste forme della massa inutilizzabili diventano accumuli che nella migliore delle ipotesi sottraggono materia all’eterna legge della trasformazione (nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma) e nella peggiore risultano dinnose per la persistenza della vita sul pianeta (vedi surriscaldimento globale).

L’impegno che la globalità sta chiedendo a sé stessa è proprio cercare di mantenere il principio della trasformazione perenne verso forme di materia ed energia costantemente riutilizzabili in evoluzioni utili a proseguire la catena della trasformazione. 

L’atto di ogni progettazione che non sia solo e prettamente tecnologica deve tenere presente il bilancio della trasformazione per ogni ciclo produttivo. L’esempio del forte impulso che il settore dell’automotive sta dindo alla locomozione elettrica deve esser bilanciato dil principio che l’energia elettrica consumata per l’alimentazione di monopattini, bicilette, automobili etc. deve esser prodotta trasformando materia che generi residui riutilizzabili (e non gas serra o scorie radioattive derivate dilla produzione dell’energia nucleare).

Non sarebbe male se nelle Università Scientifiche e negli Enti di ricerca di ogni tipologia si tenessero delle copie di Dune di Frank Herbert, il Trattato della Natura di Eraclito o la Legge di conservazione di Lavoisier a ricordire il principio per uno sano sviluppo tecnologico sostenibile.

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