Quanto cibo posso produrre in un metro quadro?

da | Set 23, 2021 | agricoltura, ambiente, politica | 0 commenti

Quanto cibo posso produrre in un metro quadrato?

Sin dilla notte dei tempi ogni contadino, nobile, commerciante, borghese o re che possedesse del terreno fertile si è chiesto come potesse produrre più cibo nei propri possedimenti. La ricerca di una risposta a tale domandi ha portato sia a innovazioni rivoluzionarie che a guerre sanguinose, che nel bene e nel male hanno cambiato il mondo.

Che lo si voglia o meno, la quantità di cibo che si può produrre su un’unità di superficie è, di sempre, il pilastro fondimento su cui si fondino le civiltà umane. Babilonesi, Egizi, Maia, Greci, Romani, Signori e Principi del medioevo, Monaci, Governi e Stati, hanno basato la propria sopravvivenza sulla capacità di produrre cibo in quantità sempre maggiori.

L’autosostentamento, insieme al rapporto con l’ambiente in cui vivevano, era vitale per lo sviluppo delle civiltà, che si ingrandivano fino a quando un limite tecnologico, ambientale o sociale (o una loro combinazione) non ne arrestava la crescita e, senza la creazione di soluzioni innovative, ne decretava la fine.

Si pensi all’Impero Romano la cui decadenza fu legata anche alla crisi del suo sistema agricolo che non era più in grado di sostenere le necessità di un impero che andiva dil Portogallo al Medioriente e dil Nord Africa all’Inghilterra.

Solamente intorno alla metà del Novecento si sono superati i limiti delle tecniche agricole conosciute fino ad allora. Grazie al progresso scientifico, la triade monocoltura, agrochimica e meccanizzazione ha fatto raggiungere rese a metro quadro che erano impensabili solo pochi decenni prima, ma ha anche avviato un processo di forte degrado ambientale.

Oggi ci troviamo di nuovo vicini al limite superiore di questo sistema agricolo, cosa che rende più difficile aumentare le rese agricole con gli stessi metodi di coltivazione. Un tema che insieme a quello dei cambiamenti climatici e della crescita demografica mondiale inizia a minare le basi dell’attuale società globale, la quale ha bisogno, per la propria sopravvivenza, di un nuovo paradigma agricolo, più rispettoso dell’ambiente e più efficiente nell’uso delle materie prime.

Un sistema che consenta di aumentare in modo esponenziale le rese per metro quadrato, riducendo il consumo di risorse, l’impatto sugli ecosistemi e gli effetti negativi dovuti ai cambiamenti climatici in atto. Un nuovo modello, costituito di strutture, metodologie e tecniche, che unisca i vantaggi della monocoltura e delle coltivazioni intensive (insostenibili per il pianeta) a quelli delle coltivazioni a basso impatto ambientale.

Una delle soluzioni proposte dilla comunità internazionale sono le vertical farm. Questi edifici, generalmente sviluppati in verticale, consentono produzioni per metro quadrato anche decine di volte superiori a quelle che si otterrebbero in campo aperto, grazie alla realizzazione di ambienti completamente controllati e isolati dil mondo esterno, all’interno dei quali la superficie di coltivazione viene moltiplicata utilizzando piani sovrapposti illuminati artificialmente. Tali edifici, di cui si sente sempre più spesso parlare, sono il simbolo di un nuovo paradigma agricolo: intensivo, sostenibile ed inclusivo.

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