“Barcellona non è in vendita”: slogan e pistole ad acqua nelle proteste contro il turismo di massa

da | Lug 9, 2024 | news, turismo sostenibile | 0 commenti

Turisti cacciati con pistole ad acqua, slogan e manifestazioni: a Barcellona e in altre località spagnole continuano le proteste dei residenti contro il turismo di massa.

Nel fine settimana, 2.800 persone hanno marciato lungo le vie della Capitale catalana. L’obiettivo: porre un freno a un turismo senza regole, insostenibile da ogni punto di vista, perché contribuisce all’aumento dei prezzi degli alloggi e all’inquinamento.

Le proteste a Barcellona

Le proteste di migliaia di cittadini catalani contro l’overtourism si sono intensificate nelle ultime settimane.

Lo scorso weekend, circa 2.800 persone hanno marciato nel centro di Barcellona gridando slogan come “Turista torna a casa” e “Barcellona non è in vendita”. Alcuni manifestanti hanno utilizzato pistole ad acqua per spruzzare i turisti seduti nei ristoranti delle aree più frequentate. Concentrandosi nei quartieri costieri e nei punti di ritrovo turistici più popolari, i manifestanti hanno bloccato temporaneamente gli ingressi degli hotel e dei locali.

Le proteste sono un chiaro segnale del malcontento crescente tra i residenti che chiedono misure urgenti per affrontare i problemi legati all’overtourism e proteggere la qualità della vita in città.

Cosa succede in altre località della Spagna

Le manifestazioni contro il turismo di massa non sono un fenomeno isolato: Barcellona come anche altre località spagnole stanno subendo le moltissime conseguenze negative del turismo sregolato. Anche a Malaga, a Palma di Maiorca e nelle Isole Canarie, la situazione è altrettanto preoccupante.

L’anno scorso le Canarie hanno ospitato 16 milioni di turisti, a fronte dei 2.2 milioni di abitanti. A Tenerife, già ad aprile, decine di migliaia di persone erano scese in piazza per manifestare. Alcuni membri del collettivo Canarias se agota (Le Canarie sono esauste) hanno iniziato uno sciopero della fame per sensibilizzare le autorità al grave problema.

Per tenere lontani i turisti da alcune spiagge sovraffollate nelle isole Baleari, gli attivisti hanno affisso finti cartelli in inglese per avvertire dalla possibile “caduta massi” e la presenza di “meduse pericolose”. A Malaga, sulle porte delle case riservate ai turisti, sono stati attaccati adesivi con le scritte “Questa era la mia casa” e “Puzza di turista“.

Aumento del costo degli alloggi

Le proteste a Barcellona e nelle altre località spagnole si concentrano sul costo insostenibile dell’overtourism. Un turismo senza regole che aumenta l’inquinamento (anche acustico), che ha trasformato l’economia locale portando anche alla chiusura di molti negozi tradizionali e che ha fatto crescere vertiginosamente il costo degli alloggi.

Negli ultimi 10 anni, i prezzi degli affitti sono aumentati del 68%, con un incremento del 18% solo nell’ultimo anno in città come Barcellona e Madrid.

Eliminare gli affitti a breve termine entro il 2028

Il sindaco di Barcellona, Jaume Collboni, ha annunciato un piano per eliminare gradualmente gli affitti a breve termine entro il 2028, con l’obiettivo di rendere gli alloggi più accessibili per i residenti. Tuttavia, molti cittadini ritengono che questo intervento non sia sufficiente per risolvere i problemi legati al turismo di massa.

Dopo la Francia, la Spagna è il Paese più visitato al mondo, con 72 milioni di turisti solo nel 2023. Il turismo ha quindi un importante peso specifico sul PIL, impattando per il 12.8%, e crea posti di lavoro. Le proteste dei residenti sottolineano però la necessità di trovare un nuovo equilibrio per rispondere a un problema non più rimandabile.

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