In Italia c'è una sola Pagoda della Pace e si trova a Comiso

La Pagoda della Pace di Comiso è l’unica pagoda buddista presente in Italia. Nata dopo le proteste contro i missili nucleari installati nella base Nato negli anni Ottanta, fu voluta dal monaco giapponese Gyosho Morishita come simbolo di nonviolenza e speranza di pace.

In Italia c'è una sola Pagoda della Pace e si trova a Comiso - immagine di copertina

    Ci sono luoghi che sembrano raccontare una contraddizione. Comiso è uno di questi, e adesso vi racconto il perché.

    Comiso è la città in cui sono nata e cresciuta, un piccolo centro della Sicilia sud-orientale circondato da campagne silenziose, muretti di pietra chiara e distese di carrubi che profumano l’aria nelle giornate più calde. Per chi ci vive è un luogo familiare, fatto di giorni lenti, memoria e paesaggi che sembrano immutabili. Eppure, negli anni Ottanta questa cittadina apparentemente lontana dalle grandi dinamiche internazionali finì improvvisamente al centro della geopolitica mondiale, quando venne installata una delle più importanti basi missilistiche della Nato nel Mediterraneo.

    Qui, dove un tempo erano schierati missili nucleari durante la Guerra Fredda, oggi sorge uno dei simboli di pace più insoliti d’Europa. Pochi lo sanno, ma in Italia esiste una sola Pagoda della Pace buddista. Si trova proprio su una collina che guarda la piana di Comiso.

    Un tempio di pace nato durante la Guerra Fredda

    marcia della pace a comiso

    La storia della Pagoda della Pace di Comiso inizia negli anni più tesi della Guerra Fredda. All’inizio degli anni Ottanta il governo italiano approvò l’installazione di 112 missili nucleari Cruise nella base Nato dell’aeroporto di Comiso, trasformando quel territorio in uno dei punti strategici del confronto tra blocchi internazionali.

    La decisione scatenò un’ondata di proteste pacifiste. Migliaia di persone arrivarono in Sicilia da tutta Europa per manifestare contro la presenza delle testate nucleari. Tra loro c’era anche Gyosho Morishita, un monaco buddista giapponese dell’ordine Nipponzan Myohoji, un movimento noto nel mondo per le sue marce e iniziative dedicate alla nonviolenza.

    Morishita non arrivò come osservatore. Rimase. All’inizio viveva in modo essenziale, quasi improvvisato, vicino ai campi dei manifestanti. Con il passare degli anni maturò un’idea che sembrava quasi paradossale: costruire una Pagoda della Pace proprio davanti alla base militare. Un luogo dove pregare, meditare e ricordare che la pace non è una parola astratta ma una scelta quotidiana.

    La Pagoda della Pace: architettura e simbolo

    pagoda della pace di comiso

    Dopo anni di lavoro e di dedizione, la Pagoda della Pace fu consacrata nel 1997 e inaugurata l’anno successivo, nel 1998. L’edificio raggiunge circa 16 metri di altezza e ha un diametro di circa 15 metri. La sua struttura riprende la tipica forma della stupa buddhista, con una grande cupola bianca che termina in un pinnacolo slanciato verso il cielo.

    Il rivestimento in pietra chiara del territorio la rende riconoscibile anche da lontano, quasi come un punto luminoso nel paesaggio delle campagne iblee. All’interno si trova una statua dorata del Buddha, custodita in un ambiente di silenzio e raccoglimento che sorprende molti visitatori. Dopo aver attraversato strade rurali e distese di campagna, l’atmosfera che si incontra qui appare quasi sospesa, lontana dal ritmo del mondo quotidiano.

    La posizione non è casuale. La pagoda sorge su una collina in contrada Canicarao, esattamente di fronte all’ex base missilistica di Comiso. Secondo la visione spirituale dei monaci che hanno sostenuto il progetto, questo luogo possiede anche un significato simbolico e geologico. Proprio in quest’area, infatti, si trova la zona di contatto tra la placca africana e quella europea: un punto in cui sia nella realtà fisica sia nella dimensione simbolica, mondi diversi si incontrano.

    Un luogo dove la pace diventa pratica quotidiana

    pagoda della pace di comiso

    Oggi la Pagoda della Pace di Comiso resta l’unica struttura di questo tipo in Italia e una delle poche presenti in Europa. Fa parte di una rete di circa ottanta pagode costruite nel mondo dai monaci del movimento Nipponzan Myohoji, fondato dal maestro giapponese Nichidatsu Fujii con l’obiettivo di promuovere il disarmo e la nonviolenza.

    Il reverendo Morishita ha vissuto per decenni accanto alla pagoda, dedicando le sue giornate alla preghiera e all’accoglienza dei visitatori. La giornata comincia molto presto, prima dell’alba, quando il silenzio della campagna siciliana viene rotto soltanto dal suono del tamburo e dal mantra buddhista Namu Myōhō Renge Kyō un invito alla pace e all’armonia.

    Ogni anno qui si celebrano alcune ricorrenze simboliche, come la festa dedicata alla nascita del Buddha in primavera e la festa della pace all’inizio di luglio, anniversario della costruzione della pagoda. In quei momenti questo luogo isolato si riempie di persone provenienti da culture e religioni diverse, unite da un’intenzione semplice e potente: ricordare che la pace non nasce nei trattati, ma nella coscienza delle persone.

    Il messaggio silenzioso della Pagoda di Comiso

    Visitare la Pagoda della Pace di Comiso mette davanti a una storia che non appartiene soltanto alla Sicilia. È una storia che parla di guerra e di resistenza civile, di spiritualità e di impegno personale. Un luogo nato dall’idea che anche gli spazi segnati dalla tensione possano diventare terreno di dialogo e di consapevolezza.

    Pensare che tutto questo sia nato accanto a una base nucleare crea un contrasto quasi poetico. Dove un tempo erano puntati missili capaci di distruggere intere città, oggi sorge un tempio dedicato alla meditazione. Un simbolo silenzioso che ricorda quanto fragili possano essere gli equilibri del mondo.

    Guardando la pagoda oggi, mentre nuovi conflitti tornano ad attraversare il mondo e le notizie di guerra riempiono di nuovo le cronache internazionali, questo luogo assume un valore ancora più forte. Non cancella il passato e non offre risposte semplici. Lascia piuttosto una domanda sospesa nell’aria delle campagne iblee: se anche un luogo nato per la logica della distruzione può trasformarsi in un simbolo di pace, forse la direzione che scegliamo per il futuro dipende da noi più di quanto immaginiamo.

     

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