
Al referendum sulla separazione delle cariche ha vinto il No, e a pochi giorni dal verdetto possiamo fare alcune riflessioni, anche valutando i commenti a caldo di rappresentanti di destra e sinistra.
La preferenza del No ha il sapore di una vittoria a livello nazionale. Una vittoria per lo Stato italiano, che però non rappresenta né una sconfitta per la destra e tantomeno un successo per la sinistra.
Il referendum non doveva essere una questione politica ma una questione di logica, ragionamento ed espressione della propria sensibilità su un tema di carattere nazionale. È invece stato promosso come un discorso politico e partitico, tanto dalla destra quanto dalla sinistra. Fortunatamente l’esito ha dimostrato come la maggior parte degli italiani abbia ragionato con la propria testa, e questo non si può discutere.
I numeri dietro al No
Durante le ultime elezioni infatti le preferenze per l’attuale governo erano state di circa il 45%, il 25% dei votanti aveva esposto la propria preferenza per la coalizione di sinistra e il restante 30% per partiti non appartenenti alle due coalizioni. Sia alle elezioni del 2022 che nel referendum di pochi giorni fa, i votanti in Italia sono stati circa del 60%.
Molti si aspettavano quindi una vittoria abbastanza netta del Sì: il governo attuale ha infatti esercitato un’enorme propaganda per raggiungere questo risultato e, a fronte di circa lo stesso numero di votanti, si presumeva potesse contare su una buona fetta di elettorato che avrebbe confermato la scelta di qualche anno fa, ribadendo la fiducia con un Sì.
Invece è proprio qui che il meccanismo si è inceppato.
La vittoria del No mostra come sia proprio tra gli elettori di destra che qualcuno ha cambiato idea. Anzi, è più corretto dire che è proprio tra gli elettori di destra che qualcuno ha deciso di non supportare il governo per questioni meramente partitiche, ma di decidere con la propria testa in base alle informazioni a disposizione.
E questa è una grande vittoria a livello italiano. Non tanto perché ha vinto il No – ognuno può avere la propria opinione sul significato e le implicazioni del referendum – ma perché nel complesso la destra si è mostrata più moderata di come sembrava. E questo è estremamente importante in un Paese democratico.
Ultimamente infatti non si stava respirando un’aria particolarmente serena in Italia, perlomeno da ciò che si poteva interpretare da giornali e siparietti televisivi. I politici hanno preso decisamente una piega che non ci piace, con toni e modi più da bar che da comizio elettorale. Inoltre c’è una grande sfiducia verso personaggi della classe politica che abusano costantemente del proprio potere– tra treni fermati, società in bancarotta e associazioni mafiose – e tutto ciò stava delineando una situazione nazionale estremamente negativa, a prescindere che l’attuale governo sia di destra.
Il fatto che gli elettori abbiano ragionato con la propria testa su una questione molto delicata, che in un certo senso avrebbe effettivamente dato maggiore controllo ai governi (attuale e futuri), è un segnale estremamente positivo di coesione nazionale, di fiducia non tanto per chi ci rappresenta, ma per chi sceglie i rappresentanti.
La vittoria del No ha quindi varie sfaccettature: mostra che l’attuale governo non ha la completa fiducia dei propri elettori nonostante in certi momenti sembrasse poterli comandare a bacchetta, è un segnale che sulle questioni importanti gli italiani sanno ancora usare il proprio raziocinio, è paradossalmente una vittoria per la destra che si mostra moderata e non estremista, e altrettanto paradossalmente non è una vittoria che appartiene alla sinistra, che in questo momento cavalca l’onda ma che oramai da anni non riesce a sembrare un’alternativa affidabile a livello nazionale.
Serve un No ai conflitti mondiali

Contestualizzare quest’ondata di buon senso, che ripetiamo non è legata alla vittoria del No in senso stretto ma alla capacità di milioni di persone di ragionare, in un periodo storico estremamente delicato a livello globale, ci permette di tirare un piccolo respiro di sollievo.
La stessa isteria di massa che si percepiva in Italia da una parte della propaganda – evidentemente quella più rumorosa ma meno concreta – la si percepisce a livello globale in tema di guerre.
Certi termini, certi modi di porre il problema e l’odio per l’altra parte in qualche modo si assomigliano. Il problema è che se non si parla di referendum, ma di conflitti che oramai da anni – la guerra in Ucraina è iniziata il 24 febbraio 2022, anche se non è l’unica guerra al mondo – mietono vittime quotidianamente tra civili e bambini a suon di violazioni di trattati e convenzioni, allora la questione è ben più grave.
La sensazione che le persone siano ancora in grado di ragionare con la propria testa e di dire No quando serve è in questo momento un appiglio importante e che in un certo senso dà sollievo. Assistiamo oramai da molto tempo a conflitti mondiali a cui non reagiamo solamente perché – ancora – non ci riguardano in prima persona. La speranza è quindi che anche a livello globale quel buon senso che stiamo rivedendo in Italia riesca ad esprimersi e riemergere, permettendo di cambiare finalmente le cose.
È evidente come certe personalità, frasi e atteggiamenti siano assolutamente fuori luogo quando in gioco ci sono le vite di molti civili che non hanno nessun interesse a essere sacrificati per gli interessi di pochi potenti.
Proseguiamo così
Non è stato un voto politico, ma accendendo la televisione sembra il contrario anche a votazioni finite.
La sinistra sfrutta il momento per attaccare il governo, la destra implica il risultato a una propaganda mendace che ha fatto leva sui giovani, tutti dicono che tutti non hanno capito nulla sulla questione votata e sulle implicazioni in ambito giuridico.
Nel frattempo il governo comincia a tagliare qualche erbaccia, eliminando alcuni di quei personaggi che stavano abusando delle proprie posizioni.
Si percepisce ancora quell’isteria di massa, quella comunicazione aggressiva, quella confusione, quelle facce e modi rappresentativi di un modo sbagliato di fare politica. Ma stavolta la consapevolezza è che tutto ciò fa presa fino a un certo punto.
Ci auguriamo quindi che questo referendum sia un momento che faccia comprendere ai politici del nostro Paese, di oggi e di domani, che è necessario tornare a fare politica in maniera seria, pensando agli interessi dell’Italia, e non di chi la rappresenta.
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