Il mio itinerario in Giappone nel 2026: quanto ho speso, cosa rifarei e cosa eviterei

Quindici giorni in Giappone e parecchie cose che avrei voluto sapere prima di partire. Vi racconto il mio itinerario, quanto mi è costato e qualche consiglio per non ripetere i miei stessi errori.

Il mio itinerario in Giappone nel 2026: quanto ho speso, cosa rifarei e cosa eviterei - immagine di copertina

    Il Giappone è probabilmente uno dei viaggi più desiderati al mondo, ma anche uno di quelli che sembrano richiedere un mutuo per essere organizzati. Tra voli intercontinentali, hotel, treni ad alta velocità e spostamenti continui, è facile convincersi che serva un budget enorme. Dopo 15 giorni passati a girare il Paese, posso dirvi che non è necessariamente così. Anzi, alcune delle cose che mi hanno sorpreso di più sono state proprio i prezzi. Altre, invece, avrei preferito scoprirle prima di prenotare.

    In questo articolo voglio raccontarvi il mio itinerario in Giappone, ma senza trasformarlo nell’ennesima lista di monumenti da vedere. Mi interessa soprattutto aiutarvi a capire quanto può costare un viaggio del genere, quali treni prendere per spostarvi da una città all’altra e dove potete risparmiare senza rinunciare a nulla. Naturalmente vi parlerò anche delle attrazioni che mi sono piaciute, di quelle che mi hanno convinto meno e di alcune scelte che, potendo tornare indietro, cambierei immediatamente.

    Durante il viaggio ho visitato, nell’ordine, Tokyo, Kyoto, Osaka e Nara. Quattro città diversissime, ognuna con qualcosa da offrire, anche se alcune mi hanno conquistato molto più di altre. Vi darò inoltre un consiglio su Okinawa, una destinazione che inizialmente faceva parte del mio itinerario e che ho dovuto cancellare per un motivo piuttosto serio. Alla fine vi dirò anche quanto ho speso complessivamente, tra volo diretto di andata e ritorno, hotel, cibo e trasporti. Prima, però, dobbiamo parlare dell’errore più grande che ho commesso organizzando questo viaggio.

    Quando andare in Giappone? Sicuramente non quando ci sono andato io

    Se potessi cambiare una sola cosa del mio viaggio, probabilmente sarebbe il periodo. Sono andato in Giappone ad agosto, in piena estate, e posso assicurarvi che non è stata una grande idea. Il problema è che ce ne siamo accorti soltanto dopo aver comprato i biglietti aerei, quando ormai tornare indietro avrebbe significato spendere altri soldi.

    Ad agosto, nelle città che ho visitato, le temperature possono raggiungere tranquillamente i 35 gradi, con livelli di umidità che nelle giornate peggiori arrivano anche intorno all’85%. Se siete abituati al caldo estivo italiano, sappiate che è un’esperienza completamente diversa. Bastano pochi minuti fuori dal vostro hotel per cominciare a sudare, e quando dovete camminare per chilometri, visitare templi o salire centinaia di scalini, la situazione diventa quasi comica. Solo che dopo il terzo cambio di maglietta non avete più tanta voglia di ridere.

    E come se il caldo non bastasse, durante il viaggio mi sono beccato anche cinque giorni di pioggia. Ma non pensate che sia servita a rinfrescare l’aria, anzi. Continuava a fare un caldo assurdo, tanto che la gente girava tranquillamente in maglietta a maniche corte e pantaloncini, semplicemente con un ombrello in più. Praticamente si sudava anche sotto la pioggia.

    Ovviamente, se chiedete a qualcuno quale sia il periodo migliore per andare in Giappone, con ogni probabilità vi risponderà marzo o aprile, quando fioriscono i ciliegi. E ha perfettamente senso: la fioritura dei sakura è uno degli spettacoli naturali più famosi del Paese. Bisogna però fare i conti con i prezzi. Tra la fine di marzo e l’inizio di aprile, voli e soprattutto alloggi nelle località più richieste possono diventare parecchio costosi, anche prenotando con grande anticipo. Personalmente, non sono disposto a spendere anche mille euro in più soltanto per vedere degli alberi in fiore. Bellissimi, per carità, ma a tutto c’è un limite.

    Il mio consiglio è di prendere in considerazione ottobre, novembre oppure l’inizio di dicembre. Le temperature sono generalmente più piacevoli, potete camminare per ore senza rischiare di sciogliervi e, scegliendo bene le date, avete maggiori possibilità di trovare prezzi interessanti. Attenzione soltanto a novembre, perché anche il foliage autunnale richiama moltissimi visitatori, soprattutto a Kyoto. Insomma, non esiste un mese perfetto per tutti, ma se dovessi tornare in Giappone domani saprei benissimo quale periodo evitare.

    Tokyo: la città delle notti interminabili

    Dopo circa tredici ore di volo, la prima città del nostro itinerario è stata Tokyo. E qui arriva subito un consiglio pratico che avrei voluto ricevere prima di partire: cercate, se possibile, un volo che atterri intorno alle 13 o alle 14. Il motivo è semplicissimo. Moltissimi hotel giapponesi permettono di effettuare il check-in soltanto dalle 15 e, dopo un viaggio intercontinentale, la possibilità di entrare subito in camera può fare una differenza enorme.

    Noi siamo atterrati alle sette del mattino. Abbiamo raggiunto l’hotel, lasciato i bagagli e scoperto che avremmo dovuto aspettare altre ore prima di poterci sistemare. Il risultato? Ci siamo ritrovati a girare per Tokyo completamente distrutti, combattendo contro il sonno e il caldo, aspettando con impazienza che arrivassero le tre del pomeriggio. Non proprio l’inizio che avevo immaginato.

    Parliamo però della città. So che questa opinione potrebbe non piacere a molti, ma Tokyo è stata quella che ho apprezzato meno tra le quattro che ho visitato. Probabilmente è anche una questione di aspettative: ne avevo talmente tante che mi aspettavo di rimanere sorpreso a ogni angolo. Invece, per quanto sia immensa, organizzata e piena di cose da fare, in diversi momenti mi è sembrata una metropoli abbastanza normale. Se cercate soprattutto templi, paesaggi tradizionali e architettura storica, personalmente vi consiglierei di dedicare più tempo a Kyoto.

    Il discorso cambia completamente quando arriva la sera. Tokyo ha una fervente vita notturna, una tra le più interessanti che abbia mai incontrato. Vi consiglio soprattutto di perdervi tra le strade e i vicoli di Shibuya, entrare nei piccoli bar, esplorare locali che dall’esterno sembrano minuscoli e lasciarvi trascinare un po’ dalla serata. È anche una delle occasioni migliori per conoscere persone nuove. Se amate uscire la sera, bere qualcosa e tornare in hotel quando ormai è quasi mattina, Tokyo saprà sicuramente come tenervi occupati. La cosa divertente è che, durante questo viaggio, ho trovato una città che sotto certi aspetti mi è piaciuta ancora di più per la vita notturna. Ma ci arriviamo tra poco.

    Un altro punto a favore di Tokyo sono i trasporti. La rete ferroviaria urbana e della metropolitana è impressionante: le linee raggiungono praticamente qualsiasi zona di interesse e, dopo un primo momento di confusione davanti alle mappe, spostarsi diventa piuttosto semplice. Per questo vi consiglio di scegliere un hotel che si trovi a non più di cinque o dieci minuti a piedi da una stazione. Non è necessario dormire proprio nel quartiere che volete visitare: se siete ben collegati, potrete raggiungere quasi tutto senza difficoltà. Per semplificarvi ulteriormente la vita, procuratevi una Suica o una PASMO, le carte ricaricabili utilizzate sui mezzi pubblici, oppure una delle altre carte IC compatibili. Vi permettono di passare ai tornelli senza acquistare ogni volta un biglietto e potrete usarle anche in molte altre città giapponesi.

    Quanto ai prezzi, Tokyo non mi è sembrata particolarmente economica, ma nemmeno proibitiva: per molte spese quotidiane l’ho trovata abbastanza in linea con Roma, mentre per gli hotel la zona e il periodo possono incidere parecchio.

    Infine, se amate vestirvi bene e cercare capi particolari, mettete in programma qualche ora di shopping. Tokyo è una delle grandi Capitali mondiali della moda e quartieri come Harajuku e Shimokitazawa sono pieni di negozi interessanti, boutique indipendenti e abbigliamento vintage. In Giappone ho trovato alcuni dei negozi più belli che abbia mai visitato, e non soltanto a Tokyo.

    Kyoto: la città che mi ha fatto capire perché tutti vogliono andare in Giappone

    Per spostarci da Tokyo a Kyoto abbiamo preso lo Shinkansen, il celebre treno ad alta velocità giapponese. Il biglietto ci è costato circa 80 euro a persona, acquistato praticamente all’ultimo momento. Non è poco, considerando che si tratta di un viaggio in treno, ma questa è una delle spese che rifarei senza pensarci due volte. Percorrere centinaia di chilometri in poco più di due ore, viaggiando su un treno comodissimo che può raggiungere velocità di circa 300 chilometri orari, è già un’esperienza. Volendo, potete anche verificare le tariffe acquistabili in anticipo, ma almeno una volta vi consiglio di provarlo.

    Kyoto è stata una delle mie città preferite dell’intero viaggio. Qui ho trovato molto più di quel Giappone tradizionale che avevo immaginato prima di partire: strade caratteristiche, templi spettacolari, piccoli negozi, edifici storici e un’atmosfera completamente diversa rispetto a Tokyo. Mi ha sorpreso anche il costo della vita, che per la mia esperienza è stato sensibilmente più basso, nonostante Kyoto sia una delle destinazioni più famose e visitate del Paese.

    Di templi e santuari ce ne sono tantissimi, alcuni davvero spettacolari. Tra i più famosi potete considerare il Kiyomizu-dera e il Kinkaku-ji, ma quello che vi consiglio più di tutti è il Fushimi Inari, il celebre santuario shintoista con migliaia di torii rossi che accompagnano il percorso verso il monte Inari. La visita è gratuita, almeno per quanto riguarda il percorso principale, ma richiede una discreta quantità di energie se decidete di affrontare tutta la salita.

    Io, naturalmente, ho avuto la brillante idea di farlo con circa 35 gradi. Dopo un po’ gli scalini cominciano a sembrare infiniti, la maglietta è completamente bagnata e iniziate a chiedervi se fosse davvero necessario arrivare fino in cima. Vi consiglio di andarci in compagnia, così almeno potrete incoraggiarvi a vicenda, oppure decidere insieme chi sarà il primo ad arrendersi. Scherzi a parte, è stata una delle esperienze più divertenti e belle del viaggio. Se potete, scegliete una giornata fresca e portatevi dell’acqua.

    C’è poi un’altra destinazione che vorrei consigliarvi e che viene spesso trascurata da chi si ferma soltanto a Kyoto: la prefettura di Shiga. Si trova praticamente accanto alla città e ospita il lago Biwa, il più grande lago d’acqua dolce del Giappone. Per raggiungere diverse località sulla sua sponda occidentale potete utilizzare la JR Kosei Line, partendo da Kyoto. In meno di un’ora, e spendendo meno di cinque euro per alcune delle fermate più interessanti, vi ritroverete in un paesaggio completamente diverso, tra acqua, montagne e cittadine tranquille.

    Tra le cose da vedere ci sono le rive del lago Biwa, la zona di Omi-Maiko e il suggestivo santuario Shirahige, famoso per il suo torii rosso che emerge dall’acqua. Shiga è inoltre conosciuta per Shigaraki, una località legata alla produzione di ceramiche tradizionali. Qui si trova anche il Tanuki Mura, un curioso villaggio dedicato ai tanuki, gli animali simili ai procioni che compaiono spesso nel folklore giapponese. Non aspettatevi però un villaggio pieno di procioni che attraversano la strada: troverete soprattutto grandi statue in ceramica, laboratori e artigianato locale. Per raggiungere Shigaraki serve un itinerario ferroviario diverso dalla Kosei Line e più tempo, quindi organizzate questa visita separatamente.

    Tornando a Kyoto, voglio consigliarvi anche l’hotel nel quale ho soggiornato: il Kiori Collection Shinmachi. Mi sono trovato davvero benissimo. Le camere erano molto belle, il prezzo decisamente interessante per quello che offriva e il personale parlava un inglese impeccabile, una comodità che durante un viaggio in Giappone non è così scontata. Anche la posizione è ottima per esplorare il centro della città. Se state cercando dove dormire a Kyoto, vi consiglio di dargli un’occhiata.

    E se dopo una giornata trascorsa tra templi e passeggiate avete voglia di fare qualcosa di completamente diverso, andate al Round One di Kyoto Kawaramachi. Dall’hotel che vi ho consigliato si raggiunge con una passeggiata di circa venti minuti. All’interno troverete bowling, videogiochi arcade, biliardo, freccette e karaoke. Un modo molto divertente per passare la serata, soprattutto se viaggiate con gli amici e avete ancora qualche energia da spendere.

    Osaka: la città dove ho mangiato meglio e mi sono divertito di più

    Prima di parlarvi di Osaka, devo darvi probabilmente uno dei consigli più utili di tutto l’articolo: non prendete lo Shinkansen per arrivarci da Kyoto. Davvero, non ce n’è alcun bisogno. Le due città sono vicinissime e ci sono treni regionali ed espressi che permettono di spostarsi spendendo pochissimo.

    La prima possibilità è la JR Kyoto Line, che fa parte della linea Tokaido e collega la stazione di Kyoto con quella di Osaka in circa 30-40 minuti, a seconda del servizio. Il biglietto costa intorno ai 3 euro. In alternativa potete utilizzare la Hankyu Kyoto Line, che collega Kyoto-Kawaramachi con Osaka-Umeda in circa 40-50 minuti, spendendo poco più di 2 euro. La scelta dipende soprattutto da dove si trova il vostro hotel. Come vedete, non occorre spendere cifre importanti per muoversi tra le città giapponesi: basta conoscere le alternative.

    Osaka è stata probabilmente la sorpresa più bella del viaggio. Se Tokyo mi aveva lasciato qualche dubbio, qui mi sono divertito dal primo momento. Ho trovato una città più aperta, meno formale e con una vita notturna che, personalmente, ho preferito persino a quella della Capitale. Naturalmente parliamo di impressioni personali, ma mi è sembrato molto più facile entrare in un locale, conoscere qualcuno e finire a passare la serata in compagnia di persone incontrate mezz’ora prima.

    Il cuore di tutto è la zona di Namba, con Dotonbori e le sue insegne luminose, i ristoranti che continuano a servire cibo fino a tardi e una quantità impressionante di persone che escono a divertirsi. Vi consiglio anche di esplorare le strade intorno a Ura-Namba, dove si concentrano molti piccoli bar e izakaya. Personalmente, se dovessi scegliere una sola città giapponese per trascorrere qualche giorno tra cibo, shopping e vita notturna, sceglierei Osaka.

    Questo non significa che manchino attrazioni culturali. Tra quelle che mi sento di consigliarvi c’è soprattutto il Sumiyoshi Taisha, uno dei santuari shintoisti più importanti e antichi del Giappone. È famoso per il suo caratteristico ponte rosso ad arco, chiamato Sorihashi, e per l’architettura tradizionale dei suoi edifici. Mi è piaciuto anche perché permette di allontanarsi per qualche ora dalla parte più caotica della città.

    Un’altra visita che vi consiglio è il Parco di Minoo, conosciuto anche come Minoh Park. Si trova poco fuori dal centro di Osaka ed è perfetto se avete voglia di camminare immersi nella natura. Dal punto di partenza del sentiero si impiegano circa 45 minuti per raggiungere una bellissima cascata, attraversando un paesaggio montano completamente diverso da quello delle strade di Dotonbori. In autunno dev’essere particolarmente bello, quando le foglie degli aceri cambiano colore. E se trovate in vendita le famose foglie d’acero fritte, una specialità locale, approfittatene per assaggiare qualcosa di decisamente insolito.

    Anche per lo shopping Osaka ha tantissimo da offrire. Se vi è piaciuta la moda che avete trovato a Tokyo, fate un giro ad Amerikamura, il quartiere più legato allo streetwear e alla cultura giovanile, e lungo Orange Street, piena di boutique e negozi di abbigliamento. Il Giappone ha un rapporto con la moda molto particolare, soprattutto quando si parla di vintage, capi ricercati e marchi indipendenti. Vi consiglio di lasciare un po’ di spazio in valigia, perché potreste averne bisogno.

    Ma veniamo alla parte che mi interessa di più: il cibo. Osaka è stata la città nella quale ho mangiato meglio durante tutto il viaggio. Qui ho trovato alcuni dei locali con il miglior rapporto qualità-prezzo che abbia mai provato in Giappone, dai piccoli ristoranti specializzati in cucina locale agli indirizzi più particolari. Se volete sapere dove andare a mangiare, ho dedicato un articolo su Foodzilla ai posti che ho provato personalmente a Osaka, con una selezione di indirizzi che vi consiglio davvero di non perdere.

    Nara: la città dove non sentirete volare una mosca

    L’ultima tappa del mio viaggio è stata Nara, una città che sembra funzionare a una velocità completamente diversa rispetto alle altre tre. Se volete arrivarci da Kyoto, potete utilizzare la JR Nara Line oppure i treni Kintetsu in partenza da Kyoto Station. Se invece, come me, vi trovate a Osaka, vi consiglio la Kintetsu Nara Line, comodissima soprattutto partendo dalla zona di Namba.

    Il costo del viaggio si aggira intorno ai 4 euro, a seconda della linea e della stazione di partenza. Non serve acquistare biglietti particolari, a meno che non scegliate i treni espressi con supplemento. Vi consiglio soprattutto il tragitto da Kyoto a Nara, che attraversa una serie di cittadine e zone residenziali giapponesi molto caratteristiche. Se vi piace guardare fuori dal finestrino e osservare un po’ di vita quotidiana lontana dalle grandi metropoli, anche questo spostamento ha il suo fascino.

    Nara è probabilmente la città più tranquilla nella quale sia mai stato. E quando dico tranquilla, intendo davvero tranquilla. Allontanandovi dalle strade più turistiche, potreste camminare per centinaia di metri incontrando pochissime persone. Molti abitanti che ho incrociato erano anziani e in certe zone si sentiva soltanto il rumore dei propri passi. Dopo il caos continuo di Tokyo e Osaka, devo ammettere che il cambiamento è stato piacevole, anche se a tratti mi è sembrata fin troppo silenziosa. Se state cercando una destinazione nella quale riposarvi, camminare senza fretta e possibilmente non parlare con nessuno per qualche ora, Nara potrebbe diventare la vostra città preferita.

    Qui abbiamo anche soggiornato in un ryokan molto carino, a pochi minuti dalla stazione, del quale vi ho già parlato in un articolo dedicato qui su Managaia. Se avete intenzione di fermarvi almeno una notte, vi consiglio di leggerlo: trovate tutti i dettagli qui.

    Purtroppo a Nara sono rimasto soltanto due giorni e, dopo quasi quindici giorni di viaggio, cominciavo ad accusare un po’ di stanchezza. Non ho quindi visitato tutto quello che avrei voluto, ma sono riuscito comunque a vedere due delle attrazioni più importanti della città.

    La prima è naturalmente il Parco di Nara, famoso per i suoi cervi che girano liberamente tra i visitatori. Sono animali bellissimi e in alcuni casi sembrano addirittura inchinarsi per chiedere da mangiare, ma ricordatevi che non sono animali domestici. Trattateli con rispetto, non infastiditeli per ottenere una fotografia e, se volete nutrirli, utilizzate soltanto gli appositi cracker venduti nel parco. Non credo ci sia bisogno di ricordare che sono loro i padroni di casa e noi soltanto gli ospiti.

    La seconda visita che vi consiglio assolutamente è il Tōdai-ji, uno dei templi buddhisti più importanti del Giappone. La sua Sala del Grande Buddha, chiamata Daibutsu-den, è una costruzione monumentale in legno che impressiona già dall’esterno. Il biglietto d’ingresso costa 800 yen, circa 4 euro, e vi permette di ammirare al suo interno il Daibutsu, il Grande Buddha di Nara. Si tratta di un’enorme statua di bronzo alta quasi quindici metri, raffigurante il Buddha Vairocana. È una delle statue buddhiste in bronzo più imponenti e celebri al mondo e, quando vi trovate davanti, è difficile rendersi conto delle sue dimensioni reali. Vi consiglio di visitare questo tempio anche se non siete buddhisti o particolarmente interessati alla religione: dal punto di vista artistico merita assolutamente il prezzo del biglietto.

    Okinawa: la destinazione che un tifone mi ha impedito di visitare

    Prima di concludere voglio raccontarvi una cosa che potrebbe tornarvi molto utile se state pensando di aggiungere qualche giorno di mare al vostro itinerario in Giappone. Inizialmente, infatti, al posto di Nara avevo programmato di andare a Okinawa, l’arcipelago tropicale nel sud del Paese, famoso per il mare cristallino, le spiagge bianche e un paesaggio completamente diverso da quello delle grandi città giapponesi.

    Il problema è che agosto rientra nella stagione dei tifoni, che possono interessare Okinawa e le isole circostanti, provocando cancellazioni di voli e collegamenti marittimi. E indovinate cosa è successo proprio durante il mio viaggio? Ho beccato il tifone. Alla fine ho preferito rinunciare alla partenza, perché l’idea di raggiungere un’isola in mezzo al mare e rischiare di rimanere bloccato, magari senza riuscire a prendere il volo di ritorno, non mi sembrava particolarmente intelligente.

    Questo però non significa che vi sconsigli Okinawa, anzi. Se riuscite a organizzare il viaggio nel periodo giusto e le condizioni meteorologiche sono favorevoli, credo possa essere una delle parti più belle di una vacanza in Giappone. Il mare delle isole Kerama, per esempio, ha colori che sembrano quasi ritoccati nelle fotografie. Personalmente è una destinazione che voglio assolutamente recuperare.

    Una delle isole che avevo intenzione di visitare era Zamami, raggiungibile dal porto di Tomari, a Naha, con un traghetto veloce che impiega circa un’ora. Il biglietto costa indicativamente 20-25 euro a tratta, mentre le imbarcazioni più lente permettono di risparmiare qualcosa. Le spiagge sono famose per la sabbia chiarissima e per l’incredibile colore dell’acqua, spesso chiamato Kerama Blue, dal nome dell’arcipelago. Basta guardare qualche fotografia per capire perché mi dispiaccia ancora non esserci andato.

    C’è però una cosa che vi consiglio di sapere prima di partire. Se nelle zone più turistiche di Okinawa i pagamenti elettronici sono abbastanza diffusi, nelle isole minori conviene avere sempre dei contanti. Alcuni collegamenti locali, per esempio, richiedono ancora il pagamento in contanti, anche se il traghetto da Naha a Zamami può essere prenotato online con carta. Non date inoltre per scontato che tutti parlino inglese: nelle località più piccole potrebbe essere difficile comunicare senza conoscere qualche parola di giapponese.

    Non serve certamente frequentare un corso intensivo prima delle vacanze, ma imparare qualche espressione di base e avere un traduttore sul telefono può evitarvi parecchie difficoltà. E soprattutto, se avete un volo internazionale da prendere subito dopo Okinawa, considerate almeno un po’ di margine tra il ritorno dalle isole e la partenza.

    Quanto ho speso per quindici giorni in Giappone?

    Dopo quindici giorni trascorsi tra Tokyo, Kyoto, Osaka e Nara, posso dirvi che il Giappone merita assolutamente il viaggio. Ci tornerei senza pensarci troppo, magari scegliendo un periodo diverso e dedicando più tempo ad alcune città che mi hanno colpito particolarmente. E proverei finalmente ad andare a Okinawa, sperando questa volta di non trovare un tifone ad aspettarmi.

    Ma arriviamo alla domanda più importante: quanto costa davvero un viaggio in Giappone? Io ho speso poco più di 2.000 euro a persona per quindici giorni, comprendendo il volo diretto di andata e ritorno, gli hotel, il cibo e tutti gli spostamenti tra le città. Una cifra che, considerando la distanza dall’Italia e tutto quello che sono riuscito a vedere e fare, mi sembra più che ragionevole. Ovviamente non significa che spenderete esattamente lo stesso: il periodo, le prenotazioni e le vostre abitudini possono cambiare parecchio il budget.

    Il consiglio più importante che posso darvi è di studiare bene i collegamenti prima di partire. Non acquistate automaticamente un Japan Rail Pass senza aver prima confrontato il prezzo dei singoli treni, non date per scontato che lo Shinkansen sia sempre la scelta migliore e cercate hotel vicini alle stazioni. Sono accorgimenti semplici, ma su un viaggio di due settimane possono farvi risparmiare parecchi soldi e soprattutto molto tempo.

    Quanto al resto, non cercate di vedere tutto a ogni costo. Il Giappone è enorme e due settimane non bastano certo per conoscerlo. Meglio tornare a casa avendo visto qualche posto in meno, ma essendoselo goduto davvero, piuttosto che passare l’intera vacanza a correre da una stazione all’altra.

    Io qualcosa cambierei, sicuramente. Ma se domani trovassi un altro biglietto a un buon prezzo, ricomincerei a preparare la valigia. Stavolta, però, prima controllerei il meteo.

     

    Tutte le foto che vedi in questo articolo sono di Alessandro Chiarato: se vuoi utilizzarle, ricordati di menzionarlo e taggare managaia.eco. Grazie!

    tags: viaggio

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