La micromobilità elettrica condivisa è davvero green?

da | Dic 7, 2022 | ambiente, greenwashing, inquinamento, mobilità sostenibile, viaggiare green | 0 commenti

“Il Messaggero”, a metà novembre, ha puntato il dito contro i velocipedi condivisi: il titolo dell’articolo era Roma, la giungla dei monopattini che blocca i marciapiedi: i pedoni prigionieri degli abusi. “Il Mattino”, tempo fa, tuonava che «i monopattini sono senza regole». E ancora, l’edizione torinese del “Corriere della Sera” sottolineava come il capoluogo fosse «una giungla di monopattini». Sempre a Torino, peraltro, il consiglio comunale ha comunicato che in soli 6 mesi, tra maggio e novembre, il mondo dei monopattini ha conosciuto 722 sanzioni e 176 sinistri. Un po’ in tutte le città in cui sono arrivati – e sono tantissime in tutto il mondo – i monopattini elettrici hanno fatto storcere il naso a una buona fetta della popolazione.

Eppure i numeri continuano a crescere.  L’ultimo Rapporto sulla sharing mobility, a firma dell’omonimo Osservatorio Nazionale, ci dice che la mobilità condivisa è in rapido incremento nelle città italiane, con le flotte che diventano sempre di più elettriche, piccole e leggere: si pensi che l’83% dei noleggi è rappresentato dai veicoli di micromobilità, come per l’appunto monopattini elettrici ed e-bike. Nel primo semestre del 2022, i noleggi hanno conosciuto un incremento dell’83% a Roma, e del 113% a Milano.

Più micromobilità: buone notizie per l’ambiente. Oppure no?

Al di là dei vari disagi, dal punto di vista ambientale, il diffondersi di soluzioni per la micromobilità condivisa ed elettrica non può che far piacere. Sembrerebbe ovvio che, al crescere dell’utilizzo di questi mezzi, diminuiscano le emissioni nocive. Semplice: chi prende a noleggio un monopattino per spostarsi da una parte all’altra della città non sta accendendo un’auto a carburante, e quindi non inquina. A prescindere un bene. 

Ma è davvero così? In effetti, non proprio. Diverse ricerche d’oltreoceano hanno dimostrato che e-bikes ed e-scooters in realtà sono dei “net contributors” di gas serra. E sapendo che tra Stati Uniti, Canada e Messico nel 2021 sono stati compiuti circa 128 milioni di spostamenti con questi mezzi, vale certamente la pena approfondire la cosa. 

È necessario prima di tutto considerare il fatto che spesso l’utilizzo di un monopattino elettrico non è in sostituzione di un tragitto con la propria auto privata; anzi, le interviste fatte agli utenti dimostrano che nella maggior parte dei casi il monopattino condiviso o la bicicletta elettrica a noleggio sostituiscono una camminata, una pedalata con la propria bici oppure uno spostamento sui mezzi pubblici. A sottolinearlo è, tra gli altri, la professoressa della University of British Columbia Kelly Clifton, che è per l’appunto autrice di diversi lavori sull’argomento. È la stessa professoressa che invita a pensare anche a un altro elemento, ovvero all’impronta di carbonio complessiva di questi mezzi per la micromobilità, data dall’inquinamento emesso a livello di produzione, di utilizzo e di smaltimento.

Considerando tutto, uno studio effettuato pubblicato su “Science Direct” e incentrato sulla città di Zurigo ha dimostrato che la condivisione di e-bike ed e-scooters – con un tasso di sostituzione dell’auto pari al 15% – ha causato un netto incremento delle emissioni di anidride carbonica. Aumento dell’inquinamento che, invece, non si trova restringendo lo sguardo ai soli mezzi per la micromobilità a utilizzo privato. Uno studio parallelo, condotto a Barcellona e pubblicato su MDPI, è arrivato a conclusioni del tutto simili.

Le migliorie da mettere in campo

Tutto questo non significa affatto che la sharing mobility, anche e soprattutto nel campo della micromobilità, non possa aiutare la nostra società nella lotta ai cambiamenti climatici. Vuol dire piuttosto che sì, la strada è sicuramente quella giusta, ma che è necessario perfezionare il tiro. Qualcosa peraltro si sta già muovendo nella giusta direzione, in quella che è del resto a tutti gli effetti un’industria giovanissima. Lyft, la più grande società per il bike sharing nel Nord America, ha per esempio iniziato a fare gran parte delle riparazioni dei propri mezzi direttamente sul posto, in strada, senza ricorrere al trasporto su furgoni nelle varie sedi.

Un’altra miglioria può essere quella di incoraggiare gli utenti a recapitare quando possibile i mezzi usati alle docking station. E ancora, è da sottolineare che le batterie utilizzate dai grandi player del settore (Lyft, Tier, Lime e via dicendo) migliorano di anno in anno, garantendo maggiore autonomia e una più lunga durata nel tempo, e che alcuni marchi hanno iniziato a usare solamente energia rinnovabile per le ricariche. Ailin Huang, la responsabile della sostenibilità di Tier (l’operatore più importante in Europa), ha dichiarato che l’LCA dei monopattini elettrici (numero che quantifica l’impronta di carbonio) si è ridotto del 60% negli ultimi 3 anni, e quindi a partire dal primo esemplare realizzato dal marchio. 

La strada insomma sembra davvero giusta (lasciando libero il marciapiede). 

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