
Quando pensiamo a Copenaghen è abbastanza facile che vengano in mente biciclette, case colorate affacciate sull’acqua e una quantità di design scandinavo superiore a quella strettamente necessaria. Difficilmente, invece, penseremmo a un posto dove passeggiare circondati da migliaia di cervi.
Eppure basta allontanarsi dal centro e raggiungere Jægersborg Dyrehave, un’enorme area verde alle porte della capitale danese dove i protagonisti sono proprio loro. Cervi rossi, daini, sika e caprioli si muovono tra boschi e grandi distese erbose, in un paesaggio che sembra lontanissimo dalla città.
La parte interessante, però, è che questo posto non è nato per proteggere gli animali. Anzi, la sua storia comincia esattamente per il motivo opposto.
Prima dei cervi liberi c’erano i cervi da cacciare
Bisogna tornare al 1669, quando il re Federico III fece recintare circa tre chilometri quadrati di territorio a nord di Copenaghen. All’epoca la popolazione di cervi in Danimarca stava diminuendo e avere una riserva privata permetteva ai grandi proprietari terrieri di assicurarsi selvaggina e carne. Secondo la Danish Nature Agency, la sola casa reale arrivava a consumare circa mille cervi all’anno.
All’interno della nuova riserva vennero quindi radunati cervi provenienti anche da altre zone della Zelanda settentrionale. Ma fu con il figlio di Federico III, Cristiano V, che il Dyrehave cambiò definitivamente aspetto.
Da adolescente il futuro sovrano aveva visitato la corte francese di Luigi XIV ed era rimasto affascinato dalla caccia par force. Una volta diventato re decise di importare quel modello anche in Danimarca, ampliando enormemente la riserva e trasformandola in un territorio progettato appositamente per la caccia.
Il bosco venne letteralmente disegnato per inseguire un cervo
La caccia par force era decisamente più elaborata di una passeggiata nel bosco con il fucile.
Un singolo cervo veniva inseguito per chilometri da cavalieri e mute di cani, finché l’animale, ormai esausto, non poteva più proseguire. A quel punto spettava generalmente alla persona di rango più elevato presente alla battuta ucciderlo.
Per organizzare una caccia del genere serviva però un territorio adatto. E così anche il paesaggio venne modificato.
Furono realizzati lunghi percorsi rettilinei che attraversavano i boschi e convergevano in punti strategici, creando una struttura geometrica che permetteva ai partecipanti di orientarsi e seguire più facilmente la battuta. Non era soltanto una questione pratica: organizzare geometricamente la natura significava anche mostrare il controllo del sovrano sul territorio.
Per fare spazio alla nuova riserva venne sacrificato anche ciò che rimaneva del villaggio di Stokkerup. Alcune fattorie erano già state abbandonate dopo la guerra con la Svezia; gli altri abitanti furono trasferiti e gli edifici demoliti. Di quel villaggio oggi rimane, tra le altre tracce, l’antico stagno vicino alla Eremitagesletten.
La caccia par force venne vietata nel 1777, ma il disegno lasciato sul territorio non è scomparso.
Ed è proprio questa storia, più che la semplice presenza dei cervi, ad aver portato il paesaggio venatorio della Zelanda settentrionale nella lista dei Patrimoni mondiali UNESCO nel 2015. Il sito comprende Jægersborg Dyrehave e Jægersborg Hegn insieme alle foreste di Store Dyrehave e Gribskov e conserva ancora strade di caccia, tracciati geometrici e altri elementi nati tra XVII e XVIII secolo.
Oggi sono circa duemila, ma non sono lì per caso
Tre secoli dopo, lo scenario si è praticamente ribaltato. Non ci sono più sovrani a cavallo che inseguono cervi con mute di cani e il Dyrehave è diventato uno degli spazi naturali più importanti e frequentati della zona.
Oggi nell’area vivono circa 2.100 cervidi, tra cervi rossi, daini, sika e caprioli. I numeri possono variare nel tempo, ma una cosa resta centrale: la loro presenza è parte integrante del paesaggio.
Gli animali brucano foglie, germogli e giovani piante e contribuiscono così a mantenere aperte le grandi radure e il sottobosco. Basta confrontare il Dyrehave con alcune aree vicine dove la pressione dei cervi è molto minore per vedere quanto la vegetazione possa cambiare.
Questo significa anche che non siamo davanti a una natura completamente lasciata a se stessa. La popolazione viene gestita e ogni anno una parte degli animali viene abbattuta per mantenerne il numero compatibile con l’ecosistema e preservarne le condizioni di salute.
È probabilmente uno degli aspetti più interessanti del Dyrehave: quello che oggi appare come un grande paesaggio naturale è in realtà il risultato di secoli di interazione tra animali e intervento umano.
In autunno il parco cambia anche voce
C’è poi un periodo dell’anno in cui uno dei suoi abitanti diventa particolarmente difficile da ignorare.
Tra settembre e ottobre i cervi rossi entrano nella stagione degli amori e i maschi raggiungono le aree frequentate dalle femmine. È il periodo del bramito, quando i richiami profondi dei cervi diventano parte del paesaggio sonoro del parco.
Proprio durante questa fase è ancora più importante ricordare che, per quanto abituati alla presenza delle persone, quelli del Dyrehave rimangono animali selvatici. Non devono essere nutriti né avvicinati intenzionalmente e i cani devono essere tenuti al guinzaglio.
Da riserva dei re a parco dei cittadini
Il passaggio da territorio esclusivo della monarchia a luogo pubblico, in realtà, è iniziato molto prima di quanto si potrebbe immaginare. Jægersborg Dyrehave venne aperto al pubblico già nel 1756, quando era ancora legato alla tradizione venatoria reale.
Da allora la sua funzione è cambiata parecchio. Le antiche strade di caccia sono diventate percorsi per camminare, correre e attraversare il parco, mentre nel cuore dell’area rimane l’Eremitageslot, il palazzetto di caccia costruito tra il 1734 e il 1736 per Cristiano VI.
La cosa curiosa è che il Dyrehave non ha mai davvero cancellato ciò che era prima. Ha semplicemente cambiato il modo in cui utilizziamo quello stesso paesaggio. Le strade costruite per inseguire i cervi sono ancora lì, il palazzo di caccia domina ancora la grande pianura e gli animali continuano a essere una presenza determinante.
Solo che oggi, per fortuna, per incontrarli basta camminare.
Come arrivare al parco dei cervi da Copenaghen
Jægersborg Dyrehave si raggiunge facilmente con i mezzi pubblici. Uno degli accessi principali si trova vicino alla stazione di Klampenborg, raggiungibile con la linea C della S-train; anche i treni della linea costiera fermano a Klampenborg e Skodsborg.
All’interno ci si sposta soprattutto a piedi o in bicicletta e il traffico automobilistico ordinario non è consentito. I sentieri e le strade permettono di attraversare le diverse aree del parco, ma una regola vale ovunque: i cervi si possono osservare, non avvicinare né nutrire.